La città pontina è infatti tra i capoluoghi italiani che, secondo gli ultimi dati rilanciati dalla Lega, non sono attualmente interessati dall’operazione “Strade Sicure”.
Un dato che secondo alcuni assume un peso particolare alla luce di una cronaca che, anche nelle ultime settimane, ha raccontato episodi di rapine, aggressioni e situazioni di allarme.
Salvini vuole i militari anche a Latina
Il quadro nazionale è stato rilanciato proprio in queste ore dal Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.
Il leader della Lega, anche Ministro delle Infrastrutture, ha annunciato l’intenzione di portare da 6.800 a 10mila i militari impegnati nell’operazione.
«La gente ci chiede più sicurezza, più controlli e una maggiore presenza dello Stato sul territorio. Per noi è una priorità»,
ha scritto Salvini, spiegando che l’obiettivo è arrivare a presidiare anche i 61 capoluoghi che oggi ne sono sprovvisti. Tra quelli indicati compare anche Latina.
Che cos’è “Strade Sicure”
L’operazione “Strade Sicure” è attiva dal 2008 e prevede l’impiego delle Forze armate in concorso con le Forze di polizia per il controllo del territorio e la vigilanza di obiettivi e aree considerate sensibili.

Oggi il dispositivo conta circa 6.800 militari distribuiti in 58 province, con oltre mille siti e aree sensibili sotto presidio. Tra questi ci sono stazioni ferroviarie, aeroporti, sedi diplomatiche e luoghi di culto.
Non si tratta, quindi, di sostituire Polizia e Carabinieri. I militari operano insieme alle forze dell’ordine, con compiti di vigilanza e pattugliamento e con la qualifica di agenti di pubblica sicurezza.
La scelta delle aree da presidiare passa anche attraverso le valutazioni delle Prefetture e dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica.
La novità politica proposta dalla Lega è dunque un ampliamento del dispositivo.
L’idea è arrivare a 10mila militari e utilizzare il potenziamento per estendere la presenza dello Stato anche nei capoluoghi oggi esclusi, quindi anche a Latina.
Secondo Salvini, per raggiungere questo obiettivo servirebbero poco più di 100 milioni di euro l’anno.
Più militari significa più sicurezza?
È questa la domanda che accompagna il nuovo pressing della Lega.
La presenza dei militari non può essere considerata da sola la soluzione ai problemi della sicurezza urbana, ma rappresenta un ulteriore strumento di presidio.
Dove “Strade Sicure” è attiva, i militari lavorano in coordinamento con le forze dell’ordine e vengono impiegati soprattutto davanti a obiettivi sensibili, nelle stazioni e nelle aree considerate più esposte. Liberando così da quelle funzioni le forze dell’ordine che possono dedicarsi al contrasto dei reati.
I numeri spiegano la dimensione dell’operazione.
Nel luglio scorso l’Esercito ha confermato un dispositivo di 6.800 militari distribuiti in 58 province e impegnati nella vigilanza di circa mille aree sensibili.
La maggior parte del contingente è concentrata nelle grandi città, tra cui Roma, Milano, Napoli e Firenze.
Latina, invece, resta fuori da questa rete di presidio militare.
Quello che ci si chiede è se l’eventuale presenza di militari possa portare un effettivo contrasto della delinquenza o quantomeno far sentire più sicuri i cittadini di Latina.
Oppure possa apparire più come una militarizzazione della città, con conseguenze ‘impegno’ di risorse pubbliche che potrebbero essere impiegate in altro modo, anche in tema di sicurezza.
A Latina la cronaca alimenta il tema della sicurezza
Negli ultimi giorni Latina ha fatto i conti con episodi che hanno riacceso l’attenzione sulla sicurezza urbana.
Il 29 agosto, in una stazione di servizio di via Epitaffio, una giovane sarebbe stata minacciata con un coltello da un uomo con il volto coperto.
Secondo la ricostruzione riportata da “LatinaQuotidiano“, la ragazza sarebbe riuscita a fuggire a piedi, mentre il rapinatore avrebbe raggiunto la sua automobile e si sarebbe allontanato con il veicolo, all’interno del quale erano rimasti anche il cellulare e altri effetti personali. Le ricerche della Polizia sono scattate nella notte.
Pochi giorni prima, il 18 agosto, un altro intervento aveva mostrato quanto possa essere delicato il controllo delle persone sottoposte a misure cautelari.
La Polizia di Latina ha arrestato un uomo accusato di aver violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna, una misura che prevedeva una distanza minima di 500 metri e il controllo attraverso il braccialetto elettronico.
A far scattare l’allarme è stato proprio il dispositivo antistalking in uso alla donna. Gli agenti sono riusciti ad intervenire immediatamente e hanno quindi seguito gli spostamenti dell’uomo e lo hanno rintracciato.
Sono episodi diversi tra loro, ma raccontano una stessa esigenza: quella di avere una presenza capillare e visibile sul territorio.
Una necessità che non riguarda soltanto il centro urbano.
Anche sul litorale di Latina, nelle scorse settimane, l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ha chiesto più controlli nelle ore della movida, verifiche sull’abuso di alcol e una maggiore presenza delle forze di polizia lungo le strade che collegano la città al mare.
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