Quello che si poteva risolvere con una ‘semplice’ discussione tra le parti è diventato un caso arrivato fino all’ultimo grado di giustizia amministrativa.
Finora a guadagnarci sono stati solo gli avvocati, mentre i soldi (manco a ricordarlo) li mettono i cittadini. E la questione deve essere ancora risolta.
Il Comune di Pomezia non ha infatti accettato la sconfitta rimediata davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio il 6 febbraio scorso e ha deciso di trascinare al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della Giustizia amministrativa, un grosso Condominio di viale Danimarca.
L’obiettivo è riaprire la battaglia sulla rimozione dei bidoni della raccolta differenziata sistemati all’esterno del complesso residenziale, su strada pubblica, contro la volontà dell’ente: una battaglia avviata dal municipio pometino nel 2022 (Giunta Zuccalà).
Il Comune di Pomezia paga l’appello e torna all’attacco
La decisione emerge dalla Determinazione comunale n. 1095 del 1° settembre.
Il Comune di Pomezia ha affidato la causa all’avvocato Luigi Perrino, già incaricato nel primo grado, impegnando complessivamente 4.837,60 euro: 3.862,60 euro per l’assistenza legale e 975 euro per altre spese esenti.
La volontà è quella di ottenere dal Consiglio di Stato la riforma della sentenza n. 2350/2026, pubblicata dal TAR il 6 febbraio che ha visto il Comune battuto.
Il Condominio lungo viale Danimarca
Tutto comincia nel 2022. I contenitori del Porta a porta erano stati collocati lungo una strada privata aperta al transito pubblico.
Il Comune di Pomezia ne aveva ordinato la rimozione immediata, sostenendo che mancasse qualsiasi autorizzazione, e aveva imposto al Condominio di pulire l’area e trasferire i bidoni nel cortile interno, considerato recintato e idoneo.
Il Condominio si era però opposto: quello spazio era utilizzato anche come parcheggio e ospitava stalli destinati a residenti con gravi problemi di deambulazione.
La richiesta d’incontro rimasta senza risposta
Il Regolamento di Polizia urbana di Pomezia stabilisce che i contenitori devono essere custoditi all’interno delle proprietà condominiali. Ma prevede anche un’eccezione: quando mancano spazi adeguati, il Comune può autorizzarne la sistemazione sul suolo esterno.
Già il 18 luglio 2022 l’amministratore del Condominio aveva chiesto un incontro per cercare una soluzione alternativa. Non aveva presentato una formale domanda di autorizzazione, ma aveva comunque aperto un confronto prima dell’ordine di rimozione.
Il Tribunale annulla l’ordine del Comune di Pomezia
Il TAR del Lazio ha dato ragione al Condominio proprio su questo punto.
Prima di imporre lo spostamento dei cassonetti, Pomezia avrebbe dovuto convocare l’amministratore, verificare concretamente gli spazi e spiegare in modo approfondito perché non fosse possibile adottare una soluzione diversa.
L’ordine è stato quindi annullato per difetto d’istruttoria e di motivazione. I giudici, tuttavia, non hanno riconosciuto al Condominio un diritto definitivo a mantenere i bidoni sulla strada: hanno lasciato al Comune di Pomezia la possibilità di adottare un nuovo provvedimento adeguatamente motivato.
La sfida ora arriva al Consiglio di Stato
Pomezia avrebbe dunque potuto riaprire il procedimento, confrontarsi con il Condominio e decidere nuovamente.
Ha scelto invece anche la strada dell’appello. La semplice impugnazione non sospende automaticamente la sentenza: per bloccarne gli effetti serve una richiesta cautelare accolta dal Consiglio di Stato.
Fino alla nuova pronuncia dei giudici, quindi, i secchioni restano dove sono.
Dopo quattro anni di lettere, ordinanze e ricorsi, la collocazione di una batteria di cassonetti diventa così una causa di secondo grado.
E saranno ora i massimi giudici amministrativi a stabilire se il Comune di Pomezia abbia agito legittimamente o se, prima di ordinare lo spostamento, avrebbe dovuto ascoltare davvero le esigenze dei residenti.
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