A Velletri, ma non lontano dal territorio del comune di Nemi, arriva il via libera della Città Metropolitana di Roma al taglio di oltre otto ettari di castagneto (l’equivalente di circa 16 campi da calcio di serie A) situati nel bel mezzo del Parco dei Castelli Romani, dentro una zona europea protetta ‘Maschio dell’Artemisio’ nota per la sua importanza naturalistica e faunistica.
La Città Metropolitana di Roma Capitale il 7 settembre ha autorizzato un’Azienda Agricola che ha sede a Pomezia a intervenire nel bosco ceduo di località Colle Alto, ma imponendo una lunga serie di vincoli destinati a proteggere alberi, animali, terreno e patrimonio archeologico.
Un taglio su quasi 82mila metri quadrati
La Determinazione metropolitana riguarda una superficie di 8,19 ettari, pari a circa 81.900 metri quadrati.
Il bosco è un castagneto ceduo dell’età dichiarata di 21 anni. L’intervento autorizzato è un taglio forestale di fine turno: non consente quindi di cancellare il bosco o di cambiare destinazione al terreno, che dovrà continuare a mantenere la propria natura forestale.
Nel Parco e dentro la rete Natura 2000
A rendere particolarmente delicato l’intervento è la sua collocazione.
Il castagneto ricade nel Parco naturale regionale dei Castelli Romani e nella Zona Speciale di Conservazione “Maschio dell’Artemisio”, inserita nella rete europea Natura 2000.
Il progetto ha ottenuto il nulla osta preventivo del Parco e il parere favorevole dello Screening di incidenza della Regione Lazio, ma dovrà rispettare tutte le condizioni stabilite per la tutela dell’area.
Fauna e alberi protetti dal taglio
Il progetto prevedeva inizialmente 45 matricine per ettaro, ma l’autorizzazione alza la soglia ad almeno 50.
Le matricine sono alberi lasciati in piedi durante il taglio di un bosco ceduo per favorire la rinnovazione naturale del bosco e proteggere il suolo.
Sull’intera superficie dovranno quindi rimanere circa 410 piante.
Dovranno essere salvaguardati anche gli alberi utilizzati come rifugio dalla fauna selvatica, quelli che ospitano nidi di picchi o rapaci, gli agrifogli e le altre specie protette. Vietato tagliare le piante più anziane e di età superiore al secondo turno.
Gli alberi morti dovranno restare nel bosco
Nel castagneto dovranno essere lasciati anche gli alberi morti caduti a terra e quelli marcescenti ancora in piedi, perché rappresentano l’habitat degli insetti saproxilici protetti a livello europeo.
Il materiale eventualmente colpito da malattie dovrà invece essere allontanato e smaltito secondo legge.
Nel bosco, secondo il progetto, sono presenti la forma ipovirulenta del cancro del castagno e, in maniera diffusa, il cinipide galligeno.
Vietate nuove piste e movimenti di terra
L’autorizzazione vieta in modo assoluto l’apertura di nuove piste permanenti per il trasporto del legname.
Tutte le operazioni dovranno interessare esclusivamente la vegetazione, senza movimenti o alterazioni del terreno e senza provocare erosioni, frane o altri danni ambientali.
Dovranno inoltre essere messi in sicurezza i passanti, perché il bosco potrebbe essere frequentato da escursionisti, cacciatori, sportivi e raccoglitori di funghi.
C’è anche un vincolo archeologico
La porzione sud-est del bosco ricade nella fascia di rispetto di un bene archeologico lineare riportato nella Tavola B del Piano territoriale paesistico regionale.
I lavori non potranno arrecare alcun danno al patrimonio storico e culturale. In caso di ritrovamenti archeologici fortuiti, l’azienda dovrà fermarsi e applicare le procedure previste dal Codice dei beni culturali, evitando conseguenze civili e penali.
Ventinove prescrizioni che nell’atto non si leggono
Il via libera dura 36 mesi e potrà essere prorogato, su richiesta motivata, per non più di un altro anno.
Ma c’è un elemento decisivo: oltre alle 16 condizioni riportate dalla Città Metropolitana, l’azienda dovrà rispettare anche le 29 prescrizioni contenute nel nulla osta del Parco dei Castelli Romani. Prescrizioni che la determina richiama, rendendole obbligatorie, ma non riproduce integralmente.
L’inosservanza anche parziale delle condizioni comporterà la sospensione delle attività.
Il taglio è dunque autorizzato, ma la vera partita si giocherà sul campo: nei confini effettivamente rispettati, negli alberi lasciati in piedi e nella capacità degli organi competenti di controllare un intervento esteso dentro uno dei territori naturalisticamente più delicati dei Castelli Romani.
Una lunga scia di tagli nel Parco
Quello di Colle Alto non è un caso isolato.
Nel 2025 erano già emersi via libera per circa 100 ettari di bosco nel Parco, seguiti da altri 84,8 ettari autorizzati tra dicembre e gennaio a Velletri, Lariano e Rocca di Papa.
Il precedente più clamoroso resta quello di Monte Cavo-Orti di Barbarossa, dove nel settembre 2025 il Parco fermò un taglio già avviato dopo aver riscontrato residui, cataste e ramaglie lasciati nel bosco, con conseguente aumento del rischio incendi.
La Città Metropolitana confermò la sospensione soltanto dopo l’intervento dell’ente naturalistico.
Insomma, dall’ex Provincia continuano ad arrivare numerosi via libera, evidentemente preceduti dal nulla osta o comunque dall’assenso del Parco.
In centinaia e centinaia di ettari le decine di prescrizioni imposte hanno prodotto quindi un unico stop ad opera del Parco e nessuno di Città metropolitana.
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