È questo il significato concreto della delibera n. 157 approvata il 7 settembre 2026 dalla Giunta guidata dal sindaco Gianluca Staccoli.
Comunità energetica rinnovabile: cos’è e quali vantaggi
Il principio delle CER è semplice: cittadini, enti e piccole imprese possono associarsi e condividere virtualmente l’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili.
I consumatori continuano ad avere normalmente il proprio contratto elettrico, mentre il GSE calcola quanta energia viene prodotta e contemporaneamente consumata all’interno della configurazione.
I vantaggi economici sono notevoli:
- si riducono i costi di approvvigionamento
- si riconoscono per 20 anni tariffe incentivanti
- spesso sono previsti contributi a fondo perduto
Tutto ciò si tramuta in una bolletta meno pesante, oltre ai vantaggi per l’ambiente.
La normativa nazionale oggi consente agli impianti incentivabili di arrivare fino a 1 MW ciascuno, purché produzione e consumi ricadano nell’area sottesa alla stessa cabina primaria.
La tariffa premio sull’energia condivisa può essere riconosciuta per 20 anni.
È un quadro più avanzato rispetto alla disciplina transitoria del 2020, ancora ampiamente riportata nelle premesse della delibera di Ariccia.
La decisione della Giunta: prima lo studio, poi la CER
Per ora non è stata costituita nessuna Comunità energetica e non è stato acceso nessun nuovo impianto.
Il Comune di Ariccia ha deciso però di promuovere formalmente la proposta presentata dalla Fondazione BCC dei Colli Albani, arrivata a Palazzo Chigi con protocollo n. 31630 del 18 agosto, e di assumere il ruolo di facilitatore per coinvolgere cittadini e imprese.
Il passaggio successivo spetta all’Area II del Comune. Gli uffici dovranno verificare se sia possibile creare addirittura “una o più” Comunità energetiche ad Ariccia, studiando consumi, produzione potenziale, costi, regole e modello organizzativo.
Cittadini, imprese e utenze comunali nella stessa rete
L’idea è più ampia della semplice installazione di qualche pannello su un edificio pubblico.
Il progetto immaginato dalla Giunta dovrebbe aggregare utenze pubbliche e private, mettendo insieme chi produce energia rinnovabile e chi la consuma.
La prima esperienza avrebbe carattere di progetto pilota: servirebbe ad acquisire competenze e capire se il modello possa poi essere allargato ad altre parti della città.
La delibera non stabilisce ancora tetti, edifici, numero degli impianti, potenze o investimento necessario.
E neppure dice, al momento, che la fonte scelta sarà esclusivamente il fotovoltaico.
I soldi ci sono, ma Ariccia per ora non ne ha impegnati
Il progetto nasce in un contesto nel quale la Regione Lazio ha già messo sul tavolo risorse importanti.
L’avviso FESR per gli investimenti nelle Comunità energetiche aveva una dotazione complessiva di 14 milioni di euro, destinata alla realizzazione o al potenziamento di impianti rinnovabili delle CER.
Quel bando, però, aveva chiuso le domande nel maggio 2025.
È quindi essenziale non confondere i due piani: la delibera del 7 settembre non assegna finanziamenti ad Ariccia, non impegna somme e non dice che il Comune abbia ottenuto contributi regionali o nazionali.
Lo studio dovrà chiarire anche come finanziare concretamente gli impianti.
Perché questa partita oggi pesa molto più di ieri
La scelta arriva mentre il sistema energetico europeo sta cambiando rapidamente.
I combustibili fossili non sono scomparsi, ma l’Europa sta spostando quote crescenti della produzione elettrica verso le rinnovabili: nel 2025 queste hanno generato il 46,4% dell’elettricità europea, mentre il solo solare ha raggiunto il record del 12,5%.
Non è soltanto una questione economica. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale e gli ultimi tre anni, considerati insieme, sono stati i primi a superare mediamente di oltre 1,5 gradi i livelli preindustriali.
In Europa caldo estremo, siccità, incendi e riduzione delle risorse idriche stanno rendendo la transizione energetica una questione sempre meno rinviabile.
Inoltre c’è da considerare anche la dipendenza da altre realtà politiche ‘instabili’ per l’approvvigionamento dei combustibili fossili.
Adesso viene la parte difficile
Il voto della Giunta, dunque, apre la porta. Ma il progetto vero deve ancora essere scritto.
Bisognerà capire dove produrre l’energia, quali superfici utilizzare, quante famiglie e imprese coinvolgere, quale forma giuridica dare alla CER, quanto costeranno gli impianti e soprattutto come distribuire i benefici economici.
Ed è proprio qui che si misurerà la portata dell’iniziativa: se dallo studio nascerà una Comunità capace di produrre energia locale, ridurre almeno in parte i costi e coinvolgere concretamente cittadini e imprese, Ariccia potrà trasformare un atto di indirizzo in un piccolo laboratorio energetico dei Castelli Romani.















