Il sacerdote era già stato sospeso a divinis , ovvero “dai ministeri divini”, nel settembre 2025 dopo essere entrato in aperto contrasto con il vescovo Mariano Crociata.
Alla base del provvedimento di scomunica nei confronti di Don Leonardo Pompei c’è il delitto di scisma, contestato al presbitero per avere dichiarato pubblicamente di non sentirsi più in comunione con il vescovo diocesano, con il Papa e con i vescovi della Chiesa cattolica.
La decisione arriva al termine di un procedimento penale extragiudiziale condotto dalla Diocesi di Latina su mandato del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il processo si è concluso nel maggio scorso con un decreto di condanna emesso in contumacia. Nei giorni scorsi è stata quindi dichiarata formalmente la scomunica.
La contestazione a Don Leonardo Pompei: il delitto di scisma
A comunicare il provvedimento è stato il vescovo Mariano Crociata, attraverso l’Ufficio per le Comunicazioni sociali della diocesi. Il caso riguarda una vicenda iniziata nell’estate del 2025 e sviluppatasi nel giro di pochi mesi fino ad arrivare alla più grave sanzione prevista dal diritto canonico.
Secondo quanto riferito dalla Diocesi, Don Leonardo Pompei avrebbe commesso il delitto di scisma attraverso una serie di prese di posizione pubbliche. Il sacerdote, dopo un periodo di confronto con il vescovo Crociata, aveva comunicato le proprie dimissioni dall’incarico di parroco della chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo a Sermoneta.
Nella stessa circostanza aveva comunicato di non sentirsi più in comunione con il vescovo diocesano, il Papa e gli altri vescovi della Chiesa cattolica.
Don Pompei aveva inoltre manifestato la volontà di non celebrare più la messa secondo la liturgia del Concilio Vaticano II.
Il sacerdote “social” in contrasto con il Concilio Vaticano II
Il sacerdote aveva espresso pubblicamente più volte le sue posizioni in contrasto il Concilio Vaticano II attraverso i suoi canali social.
Don Leonardo Maria Pompei infatti è sempre stato molto attivo online, con un profilo Facebook, un canale YouTube da migliaia di iscritti, un proprio sito internet e anche un canale Telegram.
Le sue posizioni “tradizionaliste” lo hanno messo in contrasto con le aperture più moderne delle Chiesa, in materia di liturgia e catechesi.
La diretta YouTube e la sospensione a divinis
Il vescovo Crociata aveva vietato espressamente a Don Pompei di convocare incontri o assemblee parrocchiali con i fedeli e aveva imposto di interrompere qualsiasi attività sui social media.
Nonostante ciò il 3 settembre 2025 Don Pompei aveva tenuto una diretta pubblica su YouTube in aperta violazione del divieto impartitogli dal vescovo.
Per la Diocesi, quel comportamento rappresentava una violazione del precetto imposto dal vescovo. Il sacerdote era quindi stato ritenuto responsabile di essere «venuto meno in forma positiva e pubblica all’obbligo di obbedienza al suo Ordinario».
Da qui era scattata la sospensione a divinis, ovvero dal ministero presbiterale.
Dalla sospensione a divinis alla scomunica
La nuova decisione segna un ulteriore passaggio della vicenda. La scomunica non viene infatti presentata dalla Diocesi come una semplice conseguenza della disobbedienza al vescovo, ma come la conseguenza dell’accertamento del delitto di scisma.
Il procedimento penale extragiudiziale è stato condotto dalla Diocesi di Latina su mandato del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il procedimento si è concluso nel maggio 2026 con un decreto di condanna in contumacia.
La Diocesi ha quindi comunicato la dichiarazione della scomunica latae sententiae.
L’espressione indica, nel diritto canonico, una pena che scatta nel momento stesso in cui viene commesso un determinato peccato o delitto grave, senza bisogno che un giudice ecclesiastico o un tribunale emetta un processo o una condanna formale. Ciò significa che chi commette un’azione per la quale si prescrive una pena latae sententiae incorre automaticamente nella pena.
Chi continua a seguire Don Pompei rischia a sua volta la scomunica
Nel comunicato il vescovo Crociata richiama anche una conseguenza che riguarda i seguaci di Don Pompei che dovessero partecipare a eventuali celebrazioni organizzate dal sacerdote dopo la scomunica.
Il vescovo spiega infatti che incorrono nella scomunica latae sententiae anche
«coloro che partecipando alle celebrazioni del reo intendano manifestare il loro rifiuto di sottomissione al Romano Pontefice e/o di comunione con i membri della Chiesa a Lui soggetti».
La Diocesi precisa che su questo punto si è espresso anche il Dicastero per la Dottrina della Fede, richiamando le disposizioni del Codice di Diritto Canonico.
Il vescovo ha quindi raccomandato al clero di fornire ai fedeli tutte le informazioni necessarie per comprendere la situazione e le conseguenze previste dalle norme canoniche.
Nel comunicare il provvedimento, il vescovo Crociata sottolinea anche il dolore provocato dalla vicenda all’interno della Chiesa locale.
La Diocesi invita quindi il clero a spiegare ai fedeli quanto accaduto e le conseguenze della scomunica.

















