È questo il dato più significativo contenuto nell’atto con cui il dirigente dell’Area 3 annulla in autotutela la proroga tecnica del servizio precedentemente affidato alla società Cogesi Srl.
Una decisione arrivata al termine di settimane caratterizzate da interlocuzioni, provvedimenti contraddittori e una evidente tensione tra struttura tecnica e amministrazione politica.
Pratiche di condono: il Comune di Ardea vuole fare da sé
Il dirigente aveva già rappresentato all’amministrazione comunale di Ardea, a giugno, le difficoltà legate alla gestione interna delle pratiche di condono edilizio.
L’organico dell’Area 3, si legge nell’atto, non sarebbe stato sufficiente rispetto all’“elevato numero di pratiche di condono edilizio da definire”. Per questo, secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, il servizio avrebbe richiesto “obbligatoriamente un’esternalizzazione”.
La Giunta aveva inizialmente seguito questa impostazione, dando mandato agli uffici di predisporre una nuova gara. Il procedimento era stato avviato e gli atti trasmessi alla Stazione unica appaltante di Frosinone. Nel frattempo, però, il Comune aveva disposto una proroga tecnica del precedente servizio Cogesi, proprio per evitare una brusca interruzione delle attività.
La situazione è cambiata rapidamente. Il 7 agosto la Giunta ha revocato la precedente deliberazione sulla gara, spiegando di voler procedere a una “ridefinizione dei criteri operativi ed economico-finanziari” della gestione delle pratiche. Successivamente, con la deliberazione 211/2026, il Comune di Ardea ha deliberato l’indirizzo per la gestione diretta attraverso le risorse interne.
Il braccio di ferro in Comune
Da quel momento è iniziato il braccio di ferro istituzionale. Il dirigente aveva proposto una fase sperimentale di internalizzazione in affiancamento al gestore esterno, proprio perché le risorse disponibili erano soltanto una. Ma il sindaco, con una nota del 18 agosto, ha chiesto di attuare “immediatamente” gli indirizzi della Giunta e di eliminare “qualsivoglia contrasto” rispetto agli atti adottati dal dirigente.
Pochi giorni dopo, il sindaco ha chiesto al Segretario generale di verificare la regolarità della proroga concessa alla Cogesi. La verifica ha prodotto un rilievo pesante: nella nota dell’8 settembre il Segretario generale ha invitato e diffidato il dirigente ad annullare la proroga, evidenziando presunti profili di illegittimità e prospettando, in caso contrario, una segnalazione alla Procura regionale della Corte dei Conti e all’Autorità anticorruzione.
Il risultato finale è quindi il ritorno alla gestione completamente interna. Una scelta che lo stesso atto amministrativo non presenta come priva di conseguenze.
Lavoro rallentato e meno soldi nelle casse comunali
Il documento ammette infatti che la cessazione del supporto esterno “potrebbe comportare un rallentamento del lavoro”, pur precisando che non dovrebbe determinare un blocco dell’attività amministrativa.
Per il comune di Ardea la questione non riguarda però soltanto i tempi di lavorazione delle pratiche di condono. C’è anche una questione finanziaria. Le pratiche di condono sono infatti collegate alla riscossione degli oneri concessori, delle oblazioni e degli altri diritti dovuti per il rilascio dei provvedimenti in sanatoria. Più lentamente vengono definite le pratiche, più lentamente possono arrivare nelle casse comunali le relative entrate.
Lo stesso dirigente torna a parlare di “gravissime criticità operative e finanziarie” e, nel passaggio più netto dell’atto, mette nero su bianco il possibile “crollo dei flussi finanziari da oneri di concessione”.
Il dirigente si esonera da responsabilità
Il dirigente, inoltre, precisa di adottare il provvedimento “in via meramente esecutiva” degli indirizzi della Giunta, arrivando a dichiarare il “totale e formale esonero da ogni responsabilità” per eventuali ritardi, silenzi-inadempimento e crollo dei flussi finanziari conseguenti alla cessazione del supporto esterno. Facendo capire in sostanza di non essere affatto d’accordo.
Il quadro che emerge è quindi quello di un Comune chiamato a smaltire oltre 5.600 pratiche con una sola risorsa interna, mentre resta aperta la possibilità di una nuova organizzazione del servizio entro il 30 settembre. Nel frattempo, però, il precedente supporto esterno è cessato e la responsabilità operativa ricade sugli uffici comunali.
Per i cittadini con una pratica di condono ancora pendente, la conseguenza più immediata potrebbe essere l’allungamento dei tempi. Per il Comune, invece, la partita riguarda anche le entrate: un rallentamento nella definizione delle pratiche può tradursi in un rallentamento della riscossione. Ed è proprio questo il punto che rende particolarmente delicata una scelta che, sulla carta, nasce come semplice riorganizzazione amministrativa.
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