Il sospetto e l’avvio delle indagini
La storia comincia lontano da una volante, da una perquisizione o da un posto di blocco. Comincia dentro un carcere, nel febbraio 2024.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune conversazioni intercettate tra trafficanti di droga portano l’attenzione sui comportamenti di alcuni agenti della squadra giudiziaria di Anzio.
Il sospetto è preciso: durante alcune operazioni antidroga, una parte del denaro e degli stupefacenti sequestrati potrebbe non finire nei verbali né nei depositi giudiziari.
Da quella pista nasce un’indagine della Sisco, la sezione investigativa dello Sco (Servizio centrale Operativo della Polizia di Stato), con il supporto della Squadra mobile di Roma e il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia.
Gli investigatori cominciano a osservare proprio chi, per mestiere, dovrebbe dare la caccia ai trafficanti.
È nata così l’inchiesta che ha portato in questa settimana all’arresto di cinque poliziotti infedeli del Commissariato di Anzio e Nettuno. Il Questore di Roma Roberto Massucci ha disposto per tutti la sospensione dal servizio.
Le fonti confidenziali
Sul litorale continua a muoversi una rete criminale composta da italiani e albanesi, attiva tra Anzio e Nettuno.
Ed è attraverso la gestione delle fonti confidenziali che, secondo l’accusa, il confine tra investigazione e complicità avrebbe iniziato a diventare sempre più sottile.
Uno dei nomi centrali della vicenda è quello di Simone Salvatore, indicato dalle ricostruzioni investigative come informatore degli agenti e personaggio con importanti rapporti negli ambienti del narcotraffico romano.
Proprio con lui sarebbero intercorsi contatti e trattative per gestire alcune operazioni di droga.
Ed è qui che si arriva a un carico dei 50 chili di cocaina.
Il carico di cocaina
La sera del 24 maggio 2025, nella zona di Nettuno, gli investigatori sanno che sta per muoversi una partita di droga.
Secondo la ricostruzione successivamente emersa, il carico complessivo è di 50 chili. L’operazione avrebbe dovuto consentire alla Polizia di intervenire, ma tutelando al tempo stesso la fonte.
Le intercettazioni raccontano un retroscena molto diverso da quello di una normale operazione antidroga. In una conversazione, uno degli agenti avrebbe detto al proprio informatore:
«Butta sti cosi da qualche parte, che li andiamo a recuperare».
L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato evitare che il trafficante venisse direttamente esposto e organizzare l’intervento in modo da preservare la fonte. Poi qualcosa si inceppa.
L’operazione, l’inseguimento e la morte
La partita di cocaina viene spostata. Due automobili viaggiano nella zona di Tre Cancelli, alla periferia di Nettuno. Una è una Fiat 500L, l’altra una Smart.
La Polizia entra in azione. Il conducente della Smart viene fermato. L’uomo alla guida della 500L, 38 anni, cittadino albanese incensurato, invece accelera.
Comincia un inseguimento che termina pochi minuti dopo in via Silvio Spaventa. La strada è dissestata, in parte sterrata. La 500L esce di strada, colpisce un palo e si ribalta. L’albanese muore sul colpo.
Nel bagagliaio gli agenti trovano un borsone con 23 panetti di cocaina, per un peso complessivo di 25 chili.
I numeri della cocaina che non tornano
È proprio quel numero, 25, a diventare uno dei dettagli più inquietanti dell’intera vicenda. Perché, secondo la successiva ricostruzione investigativa, il carico iniziale sarebbe stato di 50 chili.
La metà viene recuperata. Dell’altra metà, invece, non viene trovato alcun riscontro nel sequestro.
All’epoca la vicenda appare come una tragica operazione finita male. Un corriere della droga morto durante una fuga, 25 chili di cocaina recuperati e un altro uomo arrestato.
Solo in seguito, con l’indagine della Sisco, quella notte viene riletta attraverso un’altra lente.
Secondo l’accusa, non sarebbe stata una semplice operazione di Polizia, ma una gestione concordata del carico, con un sequestro ritardato e una parte della droga lasciata fuori dal circuito giudiziario.
Leggi anche: Chi era l’uomo con 25 kg di droga rimasto ucciso nell’incidente a Nettuno inseguito dalla Polizia
I 20mila euro ‘spariti’
La vicenda del 38enne, dunque, diventa uno dei punti di partenza per capire cosa sarebbe accaduto dietro le quinte del Commissariato di Anzio. Ma non è l’unico episodio.
Gli investigatori contestano ai cinque anche la presunta sottrazione di denaro durante alcune perquisizioni.
Secondo le ricostruzioni dell’inchiesta, circa 20mila euro che avrebbero dovuto essere sequestrati come provento dello spaccio non sarebbero stati registrati correttamente.
In alcuni casi, inoltre, i verbali avrebbero riportato somme o quantitativi inferiori rispetto a quelli effettivamente trovati.
La gestione dei confidenti e gli accessi informatici abusivi
E poi c’è un altro aspetto che pesa sull’impianto accusatorio: la gestione dei confidenti.
Secondo il Corriere della Sera, alcuni spacciatori sarebbero stati trasformati in informatori dopo l’arresto, con la promessa di poter continuare a spacciare durante la detenzione domiciliare.
In altri casi, secondo l’accusa, sarebbero stati proprio gli agenti a fornire loro la droga.
Gli investigatori contestano inoltre l’accesso abusivo ai sistemi informatici della Polizia per ottenere informazioni sulla posizione giudiziaria di trafficanti e informatori.
È questo il vero retroscena dell’inchiesta: non soltanto droga che sarebbe scomparsa dai sequestri, ma un presunto sistema nel quale le informazioni degli spacciatori, le operazioni di polizia e gli interessi dei trafficanti si sarebbero intrecciati.
L’8 settembre 2026 sono scattati gli arresti.
L’inchiesta giudiziaria per fare luce
Per il Giudice delle Indagini Preliminari, gli elementi raccolti hanno giustificato la custodia cautelare in carcere.
La Questura di Roma ha immediatamente sospeso i cinque agenti, ribadendo la necessità di tutelare il lavoro della stragrande maggioranza degli appartenenti alla Polizia di Stato.
Ora sarà la fase giudiziaria a stabilire cosa sia realmente accaduto. Le accuse sono gravissime, ma restano accuse: la responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nei successivi gradi di giudizio.
Resta però una domanda che attraversa tutta questa storia e che nasce proprio da quella notte nelle campagne di Nettuno: che fine hanno fatto quei 25 chili di cocaina che, secondo gli investigatori, erano parte di un carico da 50?
È da quella metà mancante che il caso dei cinque poliziotti di Anzio ha cominciato a raccontare una storia molto più grande di un semplice sequestro di droga.
Leggi anche: 12 nuovi autovelox sulle strade della provincia di Roma, ‘gestiti’ da un privato, pagato da Città metropolitana


















