È questo il risultato concreto riportato nella sentenza n. 6854/2026 del Consiglio di Stato, pubblicata il 10 settembre.
I giudici non hanno riesaminato il caso nel merito, ma hanno chiuso l’appello prendendo atto della decisione delle società.
I giudici prendono atto della rimozione
La struttura, lunga 10,30 metri e larga 3,80, si trovava in via Spiaggia del Lago, nella zona più turistica del lungolago di Castel Gandolfo.
Le due società ricorrenti, titolare e gestore dell’attività, hanno comunicato nel luglio 2026 di avere smontato il dehors e ripristinato lo stato dei luoghi.
Scrivono i giudici del Consiglio di Stato:
“In corso di giudizio le società appellanti hanno provveduto alla rimozione dei manufatti oggetto dell’ordine di demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi; con memoria depositata in data 5 luglio 2026 hanno, quindi, espressamente dichiarato, in conseguenza dell’intervenuta demolizione, il venir meno di ogni loro interesse alla decisione del presente giudizio”.
Venuto quindi meno l’interesse a ottenere una sentenza, il Consiglio di Stato ha dichiarato l’appello improcedibile e compensato le spese legali del secondo grado.
Prima il via libera, poi lo stop
La storia era cominciata nel febbraio 2019, quando la società titolare aveva presentato una SCIA per costruire nello spazio esterno.
Il progetto aveva ottenuto il parere favorevole dell’Ente Parco dei Castelli Romani e l’autorizzazione paesaggistica del Ministero, seppure con prescrizioni.
Il titolo edilizio si era formato senza un provvedimento espresso del Comune di Castel Gandolfo.
Nel dicembre 2022, però, l’Amministrazione aveva annullato tutto in autotutela, contestando la mancanza di una valida concessione dell’area pubblica.
Quei 40 metri concessi soltanto nel 2017
All’origine del caso c’era una concessione rilasciata alla precedente titolare per 40 metri quadrati esterni, aggiuntivi ai 70 già utilizzati dal chiosco.
Quel permesso, però, valeva soltanto per il 2017. La società subentrata aveva chiesto nel 2019 di volturarlo e di modificare la sagoma dell’occupazione, senza ottenere il titolo necessario.
Secondo il Comune di Castel Gandolfo, inoltre, il dehors era stato collocato su un’area diversa per dimensioni, posizione e conformazione rispetto a quella indicata nella vecchia concessione.
Il TAR aveva dato ragione al Comune
Nel febbraio 2023 era arrivato l’ordine di rimuovere le opere entro 90 giorni.
Dopo una prima sospensione e un tentativo fallito di trovare una soluzione condivisa, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio nel febbraio 2025 aveva respinto il ricorso presentato dalle società.
Per i giudici, una SCIA edilizia non può sostituire la concessione necessaria per occupare un bene pubblico.
Senza la disponibilità legittima del terreno, il titolo relativo al dehors non poteva reggere e l’ordine di rimozione diventava una conseguenza inevitabile.
La parola fine sul lungolago
Le società avevano portato la vicenda davanti al Consiglio di Stato, ma già nel 2025 era stata respinta la richiesta cautelare di fermare gli effetti della sentenza.
Infine è arrivata la rimozione volontaria del manufatto e la dichiarazione di non avere più interesse all’appello.
Nessuna pronuncia definitiva sulla correttezza giuridica delle contestazioni, dunque, ma un risultato materiale chiarissimo: il dehors è sparito, l’area è stata ripristinata e gli atti del Comune di Castel Gandolfo restano in piedi.
Dopo sette anni, sul lungolago cala definitivamente il sipario su questa vicenda.
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