La merce, riconducibile a note griffe internazionali del lusso, veniva pubblicizzata e proposta alla vendita attraverso un profilo attivo sul social network TikTok. Una persona è stata denunciata a piede libero alla Procura della Repubblica.
L’indagine partita dal monitoraggio online
L’operazione è stata condotta dai Finanzieri della Compagnia di Velletri nell’ambito delle attività di polizia economico-finanziaria e di controllo del territorio. L’obiettivo era contrastare la contraffazione dei marchi registrati e tutelare i diritti di proprietà intellettuale.

L’attività investigativa è partita dal web. I militari hanno svolto un monitoraggio delle fonti aperte presenti online.
Gli accertamenti informatici hanno consentito di individuare un profilo TikTok utilizzato per promuovere quotidianamente la vendita di capi di abbigliamento e accessori di alta moda.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, gli articoli riportavano loghi contraffatti di importanti marchi internazionali del settore del lusso. Tra quelli individuati figurano Gucci, Chanel, Rolex, Hermès e Loro Piana.
La perquisizione nell’abitazione
Dopo aver ricostruito gli elementi utili all’indagine, i Finanzieri hanno sviluppato l’attività investigativa sul territorio. Gli accertamenti hanno portato all’identificazione del titolare dell’account utilizzato per la promozione della merce.
È quindi scattata una perquisizione locale presso la sua abitazione di Artena.
L’intervento ha permesso di individuare un vero e proprio deposito clandestino. All’interno erano stoccati oltre 1.200 articoli contraffatti che, secondo l’ipotesi investigativa, erano destinati alla successiva commercializzazione.

La quantità della merce rinvenuta ha consentito agli investigatori di ricostruire un’attività organizzata per la vendita dei prodotti attraverso i canali online. Il social network rappresentava infatti uno degli strumenti utilizzati per raggiungere potenziali acquirenti.
Sequestrati abbigliamento, accessori e materiali per le vendite
Nel corso della perquisizione non sono stati trovati soltanto i capi di abbigliamento e gli accessori con marchi falsificati. I militari hanno sequestrato anche diversi materiali ritenuti funzionali all’attività di commercializzazione.
Tra il materiale sottoposto a sequestro penale figurano confezioni, falsi certificati di autenticità dei prodotti, documentazione contabile ritenuta mendace e volantini pubblicitari. Sono stati inoltre acquisiti i dispositivi elettronici utilizzati per la gestione delle vendite online.
Il ritrovamento dei certificati e del materiale pubblicitario rappresenta un ulteriore elemento emerso durante le attività investigative. I prodotti, secondo quanto contestato, venivano infatti presentati attraverso strumenti destinati a rafforzare l’apparenza di autenticità della merce.
Un denunciato per commercio di prodotti contraffatti
Al termine dell’intervento, il responsabile è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica. Nei suoi confronti viene ipotizzato il reato di introduzione e commercio di prodotti falsi, previsto dall’articolo 474 del Codice penale.
La posizione dell’indagato dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria nell’ambito del procedimento penale. La vicenda si trova infatti nella fase delle indagini preliminari.
Come precisato dalla Guardia di Finanza, resta quindi valido il principio di presunzione di innocenza. L’eventuale responsabilità della persona sottoposta a indagini potrà essere definitivamente accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.
Il contrasto alla contraffazione passa anche dai social
L’operazione evidenzia il ruolo assunto dai social network nella commercializzazione dei prodotti contraffatti. Piattaforme nate per la condivisione di contenuti possono infatti essere utilizzate anche per pubblicizzare beni destinati alla vendita.
Per questo motivo, l’attività investigativa della Guardia di Finanza si sviluppa anche attraverso il monitoraggio delle fonti aperte presenti sul web.
L’obiettivo è individuare i canali utilizzati per promuovere e distribuire la merce illegale e risalire ai luoghi nei quali i prodotti vengono stoccati.
Nel caso dei Castelli Romani, proprio l’analisi delle attività online ha consentito di passare dall’individuazione di un profilo social all’intervento presso l’abitazione del titolare dell’account. Qui è stato scoperto il deposito con oltre 1.200 articoli.
Tutela dei consumatori e del mercato legale
Il contrasto alla contraffazione rappresenta uno degli ambiti di intervento della Guardia di Finanza a tutela del mercato e dei consumatori. La vendita di prodotti falsi non riguarda infatti soltanto la violazione dei marchi registrati.
La diffusione di merce contraffatta può alterare le condizioni di concorrenza tra gli operatori economici. Può inoltre danneggiare le aziende che operano nella legalità e l’intera filiera produttiva collegata ai marchi originali.
Un ulteriore profilo riguarda gli acquirenti. La merce contraffatta può essere presentata come autentica o comunque commercializzata attraverso elementi capaci di trarre in inganno il consumatore sulla reale qualità e provenienza del prodotto.
L’intervento nell’area dei Castelli Romani si inserisce quindi in un’attività più ampia di controllo economico del territorio. Un’attività che, nel caso della contraffazione online, parte sempre più spesso dall’osservazione di ciò che avviene sul web e sui social network.















