Ciò non significa che l’antenna possa essere costruita subito, ma che l’intera pratica dovrà essere riesaminata.
Il maxi-palo nell’area della Gotto d’Oro
La vicenda riguarda una stazione radio base destinata alla rete Iliad.
Il Piano Antenne ufficiale del Comune di Marino la localizza in via del Divino Amore 347, su una porzione dell’area della cantina Gotto d’Oro. Sul documento, infatti, viene riportato lo stesso indirizzo della storica cooperativa vinicola di Marino.

Il progetto originario prevedeva una struttura alta 30 metri. Il Parco dei Castelli Romani aveva però negato il nulla osta, contestandone soprattutto l’impatto sul paesaggio tutelato.
Iliad cambia progetto: 27 metri e un “finto pino”
Iliad non si è fermata. Nell’agosto 2025 ha presentato una soluzione modificata: altezza ridotta da 30 a 27 metri, palo mascherato da finto pino e siepi intorno alla recinzione.
Nel frattempo, ARPA Lazio aveva espresso una valutazione positiva sul fronte delle emissioni elettromagnetiche, mentre anche la Soprintendenza aveva dato parere favorevole, pur imponendo prescrizioni archeologiche e paesaggistiche.
Il Parco dei Castelli Romani ha però confermato il proprio “No”.
Il Tribunale: valutato il progetto sbagliato
Ed è proprio qui che arriva la bocciatura dei giudici amministrativi. Nel secondo diniego, il Parco ha continuato a parlare di una struttura alta 30 metri, nonostante il nuovo progetto l’avesse ridotta a 27.
Per i giudici del TAR del Lazio si tratta di un errore decisivo: il diniego si è sostanzialmente pronunciato sul “progetto sbagliato”, senza valutare realmente le modifiche introdotte da Iliad.
Il Tribunale ha quindi annullato sia il diniego del Parco del 9 settembre 2025 sia la successiva conclusione negativa della Conferenza di servizi del Comune di Marino.
L’antenna non è autorizzata, ma la partita riparte
Bisogna però non confondere gli atti amministrativi.
La sentenza, pubblicata il 15 settembre 2026, non concede a Iliad un via libera automatico.
Il Comune di Marino e il Parco dei Castelli Romani dovranno riesaminare il progetto da 27 metri e potranno anche respingerlo nuovamente, ma soltanto sulla base di una nuova valutazione specifica e adeguatamente motivata, stavolta sul progetto esatto, cioè l’ultimo presentato.
Il Comune di Marino e il Parco sono stati inoltre condannati, in solido, a pagare 1.500 euro di spese legali, oltre agli accessori di legge.
Il risultato è che il palo mascherato da gigantesco pino, che sembrava definitivamente fermato, torna ora sul tavolo. Questa volta il Parco, se vorrà dire ancora “No”, dovrà motivarlo con osservazioni fatte in maniera più precisa.
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