Il liceo con le valige sempre pronte
La sede del liceo Vailati di Genzano appena trasferita nella vecchia scuola di Cecchina tra le polemiche resterà lì soltanto per un anno, mentre Città Metropolitana di Roma sta già valutando un nuovo trasferimento a Genzano da settembre 2027.
Lo hanno annunciato i consiglieri metropolitani Daniele Parrucci e Marta Bevilacqua, a margine delle proteste di genitori e studenti che nei giorni scorsi hanno lamentato con forza spazi inadeguati, assenza di laboratori e strumenti digitali, struttura scolastica vecchia e insicura e scarsa programmazione.
Il Vailati arriva a Cecchina, ma ha già la data di uscita
Parrucci e Bevilacqua – in risposta alle forti polemiche – spiegano che le cinque classi del Vailati ospitate quest’anno a Cecchina vi resteranno “unicamente per un anno”.
E annunciano già il passo successivo: il 28 settembre i tecnici metropolitani visiteranno l’ex Istituto Professionale Locatelli per verificare se possa diventare una nuova sede del Vailati dal prossimo anno scolastico.
In altre parole, mentre gli studenti hanno appena affrontato un ‘trasloco’ da Genzano ad Albano, la macchina amministrativa sta già studiando il trasferimento successivo.
Per studenti, docenti e famiglie non è un dettaglio da poco: significa affrontare un anno scolastico in una sede che la stessa Città Metropolitana presenta come temporanea fin dal primo giorno.
E il Joyce? Nella nota non c’è una nuova data
Il vero vuoto, però, riguarda il Joyce. Perché l’ex De Amicis di Albano-Cecchina non era nata amministrativamente come succursale del Vailati.
Gli atti della stessa Città Metropolitana hanno per anni riportato un’intestazione inequivocabile: “Riqualificazione sede ex Ist. E. De Amicis quale succ.le del LS James Joyce di Ariccia”. Nel 2024 il progetto esecutivo valeva complessivamente 300mila euro, con 241.935 euro di lavori a base di gara.
Ancora nell’aprile 2026 una variante interveniva su sette aule, corridoi, sala riunioni, risanamento di ambienti e sistema antincendio, collegando gli interventi proprio alle necessità del Joyce per l’anno scolastico 2026/2027.
Settembre 2026 è arrivato.
Il Joyce a Cecchina, però, non è partito.
E nella nota con cui Parrucci e Bevilacqua spiegano dettagliatamente il presente e persino il possibile futuro del Vailati, non compare una nuova data di apertura della succursale Joyce.
Una succursale annunciata, finanziata e rimasta sulla carta
Definirla oggi formalmente “cancellata” sarebbe improprio, perché non risulta un atto pubblico che ne decreti l’eliminazione definitiva.
Ma un dato è difficilmente contestabile: la succursale Joyce annunciata per Cecchina non è entrata in funzione nell’anno scolastico 2026/2027, nonostante il progetto, l’appalto, i lavori e le successive integrazioni.
Ancora il 23 giugno 2026 un atto riguardava il completamento dei lavori della futura sede Joyce e, a poche settimane dall’apertura delle scuole, l’arrivo del liceo di Ariccia appariva ancora concretamente all’orizzonte.
Poi il cambio di scenario.
A luglio il Vailati assegna cinque classi a Cecchina. Il Joyce, invece, nelle ultime disposizioni pubbliche continuava a distribuire le proprie classi tra Ariccia e Vallericcia, senza formalizzare l’ingresso nell’ex De Amicis.
Tutto cominciò con la Giunta Borelli
E qui la vicenda torna indietro al 2023, quando fu l’amministrazione comunale guidata da Massimiliano Borelli a mettere sul tavolo l’ex scuola di Cecchina.
La Giunta approvò l’atto di indirizzo per concedere a Città Metropolitana l’utilizzo dei locali proprio allo scopo di creare la nuova succursale del Joyce.
All’epoca il progetto veniva presentato come un modo per recuperare uno spazio inutilizzato, valorizzare Cecchina e sfruttare la vicinanza della stazione ferroviaria.
Già allora, però, emersero interrogativi.
L’opposizione sollevò problemi sulla viabilità e sui parcheggi, mentre la Commissione Trasparenza comunale chiese chiarimenti sull’intera operazione.
Inoltre il primo stanziamento metropolitano da 300mila euro riguardava soltanto una parte dell’immobile, vecchio e fatiscente, quella verso via Sicilia.
Una vecchia scuola recuperata solo in parte
Non stiamo parlando, del resto, di un edificio nuovo costruito per ospitare un liceo.
La vecchia De Amicis era una struttura scolastica dismessa, classe 1958, e il progetto originario non ne prevedeva il recupero integrale con quei primi 300mila euro. Tanto che successivamente il Comune di Albano ha cercato risorse ben più consistenti per una riqualificazione complessiva.
La sproporzione tra il primo finanziamento e le dimensioni dell’immobile era dunque evidente fin dall’inizio: l’operazione metropolitana riguardava una porzione della struttura, non la rinascita completa dell’intero complesso.
Genitori e docenti, la protesta al primo giorno
Il conto di questa lunga successione di decisioni non resta confinato nelle determine.
Alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico le incertezze sulla sede hanno provocato forti proteste.
Tra genitori e personale scolastico era stata valutata persino l’ipotesi di presentarsi davanti all’edificio senza entrare, mentre nella vicenda erano stati coinvolti anche legali. Non risultava uno sciopero formalmente proclamato, ma il clima è ormai apertamente conflittuale.
Ed è questo forse il dato politicamente più pesante dell’intera storia: l’inizio dell’anno scolastico non è un’emergenza imprevedibile: la data era nota da dodici mesi.
Sulla trasparenza resta una domanda enorme
Non serve sostenere che il progetto Joyce sia stato definitivamente cancellato: non esiste, nelle fonti pubbliche esaminate, un atto che permetta di affermarlo. Ma proprio questo rende la vicenda ancora più singolare.
Se il progetto esiste ancora, quando parte?
Se non parte più, quando è stata presa la decisione?
Perché un edificio riqualificato attraverso atti che riportavano espressamente il nome del Joyce ospita invece il Vailati?
E soprattutto: perché, mentre Città Metropolitana comunica già dove potrebbe trasferire il Vailati nel settembre 2027, non comunica con la stessa precisione che cosa accadrà al Joyce, cioè alla scuola per cui il progetto di Cecchina era nato?
Dopo tre anni di annunci, finanziamenti, lavori, varianti e cambi di utilizzo, il problema non è più soltanto trovare cinque aule. È spiegare pubblicamente quale progetto esista davvero per Cecchina.
Perché tra una succursale annunciata che non apre, un liceo trasferito per dodici mesi e un altro trasloco già allo studio, studenti e famiglie avrebbero quantomeno diritto a una cosa elementare: sapere prima dove dovranno andare a scuola dopo.
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