Con le 6 misure appena eseguite il totale delle persone arrestate sale a dodici, considerando anche le precedenti operazioni nell’ambito della stessa inchiesta.
Al centro dell’inchiesta c’è un uomo di Ardea, considerato dagli investigatori il promotore dell’attività criminale, che avrebbe continuato a impartire ordini sulla gestione della droga e dei denari anche mentre si trovava detenuto in carcere.
Sei misure cautelari
Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Velletri.
Due persone sono state condotte in carcere. Altre due sono state poste agli arresti domiciliari. Per i restanti due indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.
L’operazione ha interessato diverse località.
Le perquisizioni e i sequestri sono stati eseguiti ad Albano Laziale, Aprilia, Marino, Roma, oltre che a Cerveteri e Teramo. Complessivamente sono stati eseguiti nove decreti di perquisizione locale e sequestro.
Il GIP ha disposto anche il sequestro preventivo di quote societarie e di due terreni. Il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo è stimato in circa 70mila euro.
L’indagine partita dai controlli sugli assuntori
L’inchiesta è stata avviata nel 2025 dai Finanzieri della Compagnia di Pomezia, guidata dal Capitano Diego Cuzzocrea.
I primi elementi sono emersi nell’ambito dei controlli effettuati sul territorio di Ardea nei confronti di persone ritenute assuntori di sostanze stupefacenti.
Gli accertamenti hanno progressivamente consentito agli investigatori di risalire alla rete che, secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbe occupata dell’approvvigionamento e della distribuzione della droga.
Per ricostruire i collegamenti tra i diversi soggetti, le Fiamme Gialle hanno svolto anche servizi di osservazione e pedinamento.
Le attività hanno permesso di raccogliere ulteriori elementi sul funzionamento del gruppo e sulle modalità di movimentazione dello stupefacente.
Il ruolo del promotore di Ardea
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe avuto una precisa suddivisione dei compiti.
Alcuni soggetti sarebbero stati incaricati della gestione e della distribuzione delle sostanze stupefacenti. Altri avrebbero fornito supporto logistico. Un ulteriore livello dell’attività avrebbe riguardato la gestione e il reimpiego dei proventi.
Al vertice della struttura, secondo l’impostazione accusatoria, ci sarebbe un uomo originario di Ardea. Il suo ruolo sarebbe stato quello di promotore dell’organizzazione.
Un aspetto ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori riguarda il fatto che l’uomo, pur trovandosi in carcere, avrebbe continuato a impartire direttive agli altri componenti.
Le indicazioni avrebbero riguardato sia la movimentazione della droga sia la gestione dei flussi finanziari derivanti dall’attività illecita.
12 persone arrestate
Gli sviluppi dell’indagine hanno portato complessivamente all’arresto di 12 persone.
Quattro sono state raggiunte dall’ordinanza cautelare eseguita nell’ambito dell’operazione: due con la custodia in carcere e due agli arresti domiciliari.
Altre otto persone sono state arrestate in flagranza di reato durante le diverse fasi dell’attività investigativa.
Come previsto dalle norme attualmente in vigore non è possibile riportare i nomi delle persone coinvolte senza l’autorizzazione della Procura della Repubblica.
Oltre 11 chili di cocaina e 16 di hashish
Durante le indagini sono stati sequestrati complessivamente 2,218 chilogrammi di cocaina e 2,212 chilogrammi di hashish.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito la cessione di oltre 11 chilogrammi di cocaina e di circa 16 chilogrammi di hashish.
I quantitativi ricostruiti forniscono, secondo l’ipotesi accusatoria, la dimensione dell’attività di spaccio sulla quale si è concentrata l’indagine.
I soldi della droga nel settore immobiliare
Parallelamente al traffico di stupefacenti, l’inchiesta ha seguito la destinazione dei proventi.
Gli accertamenti economico-finanziari hanno permesso alla Guardia di Finanza di ricostruire alcuni dei passaggi attraverso i quali le somme ritenute di origine illecita sarebbero state reimpiegate.
Una parte del denaro sarebbe confluita in una società operante nel settore immobiliare. Secondo gli investigatori, la società sarebbe stata utilizzata anche per l’acquisto di due terreni.
I due immobili sono ora oggetto del sequestro preventivo disposto dal Gip, insieme alle quote societarie, per un valore complessivo stimato in circa 70mila euro.
L’attività della Guardia di Finanza
L’operazione ha quindi seguito due direttrici. Da una parte l’attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti. Dall’altra gli accertamenti economico-finanziari sui proventi che sarebbero derivati dal traffico.
L’indagine ha preso le mosse dall’attività sul territorio e dai controlli sugli assuntori.
Attraverso osservazioni, pedinamenti e ulteriori approfondimenti investigativi, i Finanzieri hanno poi cercato di ricostruire la struttura del gruppo, i ruoli dei singoli soggetti e i canali utilizzati per la gestione del denaro.
La componente patrimoniale ha consentito di individuare, secondo l’accusa, beni e interessi economici riconducibili al reimpiego dei proventi.
Il sequestro dei terreni e delle quote societarie si inserisce proprio in questa seconda fase dell’attività.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza. Le responsabilità contestate dovranno essere accertate nel corso del procedimento e saranno definitivamente stabilite soltanto con una eventuale sentenza irrevocabile di condanna.



















