«Stiamo diventando la barzelletta di questa città»
Anzalone ha aperto il suo intervento con parole durissime:
«Stiamo diventando la barzelletta di questa città».
Ha poi rivolto le scuse ai consiglieri della Commissione Pubblica Istruzione, spiegando che il Presidente Cesare Bruni
«ancora una volta viene a sapere delle problematiche degli asili nido tramite la stampa».
Un ritardo comunicativo che, secondo il consigliere, ha messo in difficoltà le famiglie:
«Chi chiede scusa a queste famiglie? Lo faccio io, anche se faccio parte di questa maggioranza».
Il consigliere ha contestato il metodo di gestione delle comunicazioni istituzionali:
«Nonostante il Sindaco abbia un gruppo che gli curi la pagina social, nonostante ci sia un Assessore, il Presidente a distanza di due settimane non è stato avvisato della problematica».
E ha definito “arrogante” l’atteggiamento con cui la maggioranza avrebbe affrontato la vicenda:
«La mia Commissione non ha mai messo davanti agli argomenti importanti la bandiera nera o quella gialla. Ma si sta continuando in questa maniera arrogante, e siccome a me non piace, chiedo io scusa alle famiglie».
“Male” interno alla coalizione
Anzalone ha poi ampliato il discorso, parlando di un “male” interno alla coalizione:
«C’è un’arroganza che io non ho mai visto nelle Giunte Finestra, Zaccheo, Di Giorgi o Coletta. Si continua a lavorare così, stiamo diventando una barzelletta agli occhi dei cittadini».
Un monito che si intreccia con la preoccupazione politica:
«Non voglio sperperare il tesoro politico di una maggioranza che ha stravinto le elezioni».
In segno di protesta, il consigliere ha annunciato l’abbandono dell’aula:
«Esco dal Consiglio comunale finché non si ritrova un po’ di umiltà e si chiede scusa davanti alla città per tutti questi sbagli. Ce n’è uno al giorno».
Prima di lasciare, ha comunicato che devolverà il gettone di presenza «all’associazione ricerca sul cancro».
La vicenda degli asili nido: cosa è successo
La polemica è maturata nel passaggio al nuovo anno educativo 2026-2027, caratterizzato da una riorganizzazione della gestione dei nidi comunali. Il Comune aveva fissato l’inizio delle attività educative all’8 settembre 2026 e aveva pubblicato già in primavera l’avviso per le iscrizioni.
Parallelamente, l’amministrazione ha portato avanti un cambiamento nella gestione di alcune strutture. Il caso più significativo è quello di Babylandia, in via Bachelet, che dal nuovo anno educativo è passato dalla gestione esterna alla gestione diretta comunale. Il Comune ha assunto nove istruttrici educative attraverso lo scorrimento di una graduatoria concorsuale; la struttura accoglie 49 bambini.
Per altri tre nidi — Piccolo Principe di via Aniene, La Giostra di via Gran Sasso d’Italia e la struttura di via Bucarest — il Comune di Latina ha invece concluso una nuova procedura di affidamento.
Il Consorzio Intesa si è aggiudicato le gare per il triennio 2026-2029, comprendendo anche il servizio di supporto alle attività didattiche e ausiliarie dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali paritarie. L’aggiudicazione è stata formalizzata il 9 settembre, dopo che i provvedimenti erano diventati efficaci.
Il problema politico è nato soprattutto attorno ai tempi e alle modalità dell’avvio.
Un articolo di Latina Oggi del primo settembre aveva evidenziato che la gara per la gestione esterna dei nidi non era ancora stata aggiudicata, mentre l’avvio dell’anno educativo era previsto per l’8 settembre.
L’importo complessivo presunto dell’appalto era di circa 3,39 milioni di euro, Iva esclusa, per il periodo 2026-2029.
Cancelli chiusi: due versioni a confronto
È proprio su questo passaggio che si è aperto il confronto politico.
Da una parte, esponenti dell’opposizione e lo stesso Anzalone hanno denunciato una situazione di difficoltà per alcune famiglie, con genitori che si sarebbero trovati davanti ai cancelli dei nidi senza poter accedere alle strutture.
La vicenda è stata richiamata in Consiglio comunale anche dalla consigliera di LBC Floriana Coletta, prima dell’intervento di Anzalone.
Dall’altra parte, l’assessore alla Pubblica istruzione Federica Censi ha fornito una ricostruzione differente.
Secondo l’amministrazione, non era previsto l’ingresso libero dei bambini nei giorni immediatamente precedenti l’avvio della frequenza.
Dal primo settembre il personale comunale era impegnato nella sistemazione degli ambienti e dall’8 settembre le famiglie potevano contattare telefonicamente il nido assegnato per fissare il colloquio preliminare con le educatrici.
Solo dopo questa fase sarebbe iniziato l’inserimento dei bambini.
Censi ha quindi respinto esplicitamente la definizione di “cancelli chiusi”, sostenendo che i genitori con un appuntamento fissato avessero accesso alla struttura nella data e nell’orario concordati.
L’assessore ha inoltre affermato che modalità e tempi dell’inserimento sarebbero stati analoghi a quelli utilizzati negli ultimi cinque anni.
La questione, dunque, non riguarda soltanto l’effettiva apertura fisica dei nidi, ma anche la chiarezza delle informazioni trasmesse alle famiglie e agli stessi organismi politici comunali.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto ad aver provocato la reazione di Anzalone.
Il nodo della comunicazione istituzionale
Il Comune sostiene di aver inviato alle famiglie le comunicazioni relative all’ammissione e alle modalità di avvio già il 31 agosto, indicando le procedure per fissare i colloqui.
Anzalone, invece, ha contestato il fatto che la Commissione Pubblica Istruzione non sarebbe stata informata tempestivamente delle criticità emerse, arrivando a sostenere che il presidente della commissione ne sarebbe venuto a conoscenza attraverso la stampa.
È questo il punto che trasforma una questione amministrativa in un caso politico: anche qualora le procedure di inserimento fossero state formalmente corrette, resta il tema del coordinamento tra amministrazione, commissioni consiliari e famiglie, soprattutto quando si tratta di un servizio rivolto a bambini molto piccoli e che incide direttamente sull’organizzazione quotidiana dei genitori.
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