La società I.S.I. 2007 ha infatti impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza con cui il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) Lazio, nel giugno 2025, aveva respinto integralmente la sua domanda di risarcimento. E il Comune di Pomezia deve quindi ora affrontare il secondo grado di giudizio.
A inizio settembre è stato pubblicato l’affidamento all’avvocato Giuseppe Antonio Pititto, con un valore stimato di 39.462 euro, per difendere l’Ente nell’appello.
Una partita che sembrava chiusa in primo grado, dunque, è tornata ufficialmente aperta.
Quasi 40mila euro per difendere il Comune di Pomezia in appello
È questa l’ultima novità della vicenda. L’incarico riguarda espressamente il ricorso presentato da I.S.I. 2007 S.r.l. contro la sentenza TAR Lazio n. 11784/2025.
La società ha scelto di impugnare quella decisione e la controversia passa ora al Consiglio di Stato, ultimo grado della giustizia amministrativa.
I terreni al centro della battaglia
Per capire da dove nasca la richiesta di 4,5 milioni di euro di risarcimento bisogna tornare al Piano Particolareggiato Esecutivo (PPE)di Torvaianica Alta-Campo Jemini.
Il 29 maggio 2007 I.S.I. 2007 acquistò tre particelle ricadenti nel PPE, rispettivamente di 3.127, 2.500 e 225 metri quadrati, per complessivi 5.852 mq, oltre a un terreno agricolo adiacente di altri 10mila mq.

La posizione proprietaria presa in esame nella causa riguarda quindi complessivamente 15.852 metri quadrati, anche se i diversi terreni avevano caratteristiche e destinazioni urbanistiche differenti.
Siamo nella zona vicino all’edificio della scuola elementare dell’Istituto Comprensivo Enea di Pomezia.
Prima contestazione: 800mila euro e la destinazione commerciale
Il primo capitolo della richiesta risarcitoria vale 800mila euro e riguarda la particella 904, di 2.500 mq. Secondo I.S.I.: il Comune di Pomezia non avrebbe trasmesso alla Regione Lazio la delibera consiliare n. 63 del 2009, impedendo così la piena valorizzazione commerciale dell’area.
Il TAR del Lazio ha però osservato che quella delibera sembrava avere soprattutto una funzione interpretativa, comprendendo le attività commerciali tra quelle ammesse nei “servizi privati”, e che la società non aveva provato concretamente né il danno né la sua quantificazione.
Il nodo più pesante: il terreno agricolo da 10mila mq
La parte principale della richiesta, 3,2 milioni di euro, nasce invece dal terreno agricolo di 10mila metri quadrati, particella 1171.
I.S.I. aveva chiesto che l’area fosse inserita nel piano e acquisisse capacità edificatoria.
La richiesta venne respinta. La società ha calcolato il presunto danno ipotizzando un indice di fabbricabilità di 0,80 metri cubi per metro quadrato, pari a 8mila metri cubi, valorizzati 400 euro ciascuno: da qui i 3,2 milioni.
Anche su questo punto, però, il TAR ha respinto la domanda: la decisione comunale che negava l’inserimento del terreno nel PPE non era stata impugnata dalla società e, soprattutto, secondo i giudici non era stato dimostrato un diritto di I.S.I. a ottenere la trasformazione dell’area da agricola a edificabile.
Altri 500mila euro per ritardi e incertezze urbanistiche
L’ultima voce del conto ammontava a 500mila euro.
I.S.I. la collegava ai ritardi amministrativi, alle risposte che riteneva mancate e alla lunga incertezza sulla pianificazione dell’area.
Nella vicenda rientra anche la delibera n. 33 dell’11 giugno 2015, con cui il Comune di Pomezia annullò in autotutela la precedente variante del 2009, provvedimento successivamente annullato dal TAR Lazio nel 2016. Anche questa parte della richiesta, tuttavia, non ha superato il vaglio del giudice di primo grado.
Il TAR: danni non dimostrati
Con la sentenza n. 11784/2025, depositata il 16 giugno 2025, il TAR del Lazio ha respinto l’intera richiesta da 4,5 milioni.
Il punto centrale della decisione è netto: secondo i giudici, I.S.I. 2007 non aveva dimostrato adeguatamente l’esistenza concreta del danno, il suo ammontare e il collegamento causale tra le condotte attribuite al Comune di Pomezia e le perdite economiche reclamate.
La sentenza non ha quindi riconosciuto alcun risarcimento alla società.
Ma la causa da 4,5 milioni non è finita
Quella vittoria del Comune di Pomezia in primo grado era già stata raccontata da Il Caffè nell’estate 2026.
La novità è arrivata dopo: I.S.I. 2007 ha impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato e Pomezia ha dovuto predisporre una nuova difesa, affidando l’incarico legale pubblicato il 31 agosto.
Non è possibile anticipare l’esito dell’appello né affermare, senza leggere il ricorso, quali specifici motivi I.S.I. abbia formulato contro la sentenza del TAR.
Il dato certo è un altro: la richiesta da 4,5 milioni non è definitivamente uscita di scena.
Dopo il rigetto in primo grado, sarà ora il Consiglio di Stato a esaminare l’impugnazione della società, mentre il Comune di Pomezia affronta un nuovo capitolo giudiziario di una vicenda urbanistica che affonda le proprie radici nel piano di Campo Jemini degli anni Ottanta.

















