Le ricerche hanno permesso di approfondire il livello funerario e cultuale dell’Età del Bronzo e, allo stesso tempo, di indagare per la prima volta un livello pleistocenico riconducibile a una tana di iena di circa 50mila anni fa.
Un dato che, secondo quanto emerso dalle indagini, rappresenta la prima testimonianza di questo tipo finora individuata sui Monti Lepini.
Una grotta di grande interesse archeologico
La Grotta Vittorio Vecchi si trova nel territorio di Sezze, in località Fulcino, nell’area dei Monti Lepini.

Il sito è noto da decenni per il suo interesse archeologico. La grotta fu oggetto di importanti campagne di scavo già nel 1988 e nel 1989, sotto la direzione dell’archeologo Alessandro Guidi.
Le indagini portarono alla scoperta di un contesto funerario dell’Età del Bronzo con i resti scheletrici di circa 40 individui.
La rilevanza del sito è documentata anche da Treccani, che inserisce la Grotta Vittorio Vecchi tra le testimonianze archeologiche più significative dell’area di Sezze.
L’enciclopedia segnala in particolare la presenza di un sepolcreto della media Età del Bronzo, databile tra il XVI e il XIV secolo avanti Cristo, con manufatti ceramici, ossei e bronzei.
Anche il Museo archeologico di Sezze dedica uno spazio importante ai materiali provenienti dalla cavità. Il museo ricorda il ritrovamento di circa 40 individui e di diversi oggetti di corredo e offerte votive, tra cui ceramiche, materiali in bronzo e in osso.

Le nuove indagini sul livello funerario
La terza campagna di scavi ha concentrato una parte importante delle attività proprio sul livello funerario e cultuale del II millennio avanti Cristo. Gli archeologi hanno recuperato numerosi vasi, fibule in bronzo e oggetti lavorati in osso.
I reperti contribuiscono a ricostruire le modalità con cui la cavità venne utilizzata dalle comunità dell’epoca.
La presenza contemporanea di materiali ceramici, oggetti metallici e manufatti in osso costituisce infatti un elemento utile per approfondire la funzione funeraria e cultuale della grotta.

Gli studi condotti sui materiali delle precedenti campagne avevano già collocato la frequentazione protostorica della cavità tra l’Antica e la Media Età del Bronzo.
Una pubblicazione scientifica dedicata ai materiali della Grotta Vittorio Vecchi sottolinea inoltre come il sito sia stato utilizzato come luogo di sepoltura per oltre 40 membri di una comunità e come il materiale archeologico consenta di inquadrare la frequentazione nella prima metà del II millennio avanti Cristo.
La scoperta della tana di iena
L’elemento di maggiore novità della campagna appena conclusa riguarda però un’epoca molto più antica. Le ricerche hanno interessato per la prima volta un livello pleistocenico della grotta riconducibile a una tana di iena di circa 50 mila anni fa.
Si tratta di un dato che amplia sensibilmente l’interesse scientifico della cavità. Fino alle nuove indagini, infatti, la Grotta Vittorio Vecchi era conosciuta soprattutto per il suo importante contesto funerario e cultuale dell’Età del Bronzo.
La presenza di una tana di iena pleistocenica aggiunge ora un ulteriore capitolo alla storia naturale e archeologica della grotta.
Il rinvenimento permette di guardare alla cavità non soltanto come a un luogo frequentato dalle comunità umane della protostoria, ma anche come a un ambiente utilizzato dalla fauna in una fase molto più antica.
Un lavoro multidisciplinare
La campagna è stata condotta dal professor Mario Rolfo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con il Comune di Sezze e con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per il territorio.
Alle attività hanno partecipato anche geologi dell’INGV e dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori, dottorandi e laureandi dell’Università di Roma Tor Vergata. Una presenza che conferma il carattere multidisciplinare delle indagini.

La Grotta Vittorio Vecchi è infatti un sito nel quale archeologia, antropologia, geologia e studio dell’ambiente possono dialogare.
Le campagne di ricerca consentono così di mettere in relazione le tracce lasciate dall’uomo con la storia naturale della cavità e del territorio circostante.
Il Ministero della Cultura ha inoltre documentato formalmente l’attività di ricerca archeologica nella Grotta Vittorio Vecchi, situata in località Fulcino, attraverso un provvedimento di concessione per l’esecuzione di ricerche archeologiche.
Il valore della ricerca per Sezze
Il sindaco di Sezze Lidano Lucidi ha sottolineato il valore della collaborazione avviata tra Comune, università e Soprintendenza.
“Sono particolarmente felice di questo tipo di collaborazione che abbiamo iniziato da qualche anno segno evidente dell’importanza che la nostra amministrazione dà alla ricerca scientifica e culturale sul territorio comunale.”
Lucidi ha quindi evidenziato la presenza sul territorio di ricercatori, professori universitari, studenti e dottorandi impegnati nello studio della storia locale.
“La presenza di ricercatori, professori universitari, studenti e dottorandi che alloggiano e studiano la nostra storia è molto importante.
La scoperta della tana di iena del periodo pleistocenico è di un grande valore scientifico ed è frutto di un progetto iniziato qualche anno fa e che ha permesso di iniziare un percorso comune con l’Università e la Soprintendenza.
Abbiamo posto finalmente le basi per fare di Sezze un luogo di studio e ricerca di livello nazionale e su questa strada dobbiamo assolutamente continuare”.
Dalla preistoria all’Età del Bronzo
La nuova campagna contribuisce quindi a delineare una storia della Grotta Vittorio Vecchi molto più articolata rispetto a quella già conosciuta.
Da un lato ci sono le tracce della fauna pleistocenica. Dall’altro emerge la frequentazione umana dell’Età del Bronzo, con pratiche funerarie e cultuali testimoniate dai numerosi reperti.
Il quadro si inserisce nella più ampia ricchezza archeologica del territorio di Sezze. Le fonti archeologiche documentano infatti una frequentazione dell’area già nel Paleolitico e una lunga continuità di presenza umana sui Monti Lepini.

La Grotta Vittorio Vecchi rappresenta in questo contesto uno dei luoghi che meglio consentono di seguire l’evoluzione del rapporto tra ambiente e comunità umane.
Le ricerche avviate negli anni Ottanta e riprese negli ultimi anni stanno permettendo di aggiungere nuovi dati a una storia ancora in parte da ricostruire.
I risultati saranno presentati alla cittadinanza
I risultati della terza campagna di scavo saranno illustrati alla cittadinanza nel corso di un apposito convegno organizzato nell’ambito del Natale Setino.
Sarà l’occasione per presentare i reperti e le nuove evidenze emerse durante le indagini. Ma anche per fare il punto sul percorso di ricerca avviato nella Grotta Vittorio Vecchi e sulle prospettive future.
Per Sezze, il sito rappresenta dunque non soltanto una testimonianza del passato. È anche un laboratorio di ricerca nel quale il patrimonio archeologico e naturalistico può continuare a essere studiato attraverso la collaborazione tra istituzioni, università e specialisti.

















