Non è ancora un via libera alla riapertura, ma la sentenza n. 6943 del 18 settembre rimette ufficialmente in gioco il complesso industriale di via Appia Nuova 1608.
Un gigante industriale davanti all’aeroporto
La struttura sorge al chilometro 16,600 della via Appia Nuova, praticamente di fronte allo scalo aeroportuale “Giovan Battista Pastine”.

Una posizione delicatissima, alle porte dei Castelli Romani e lungo una delle principali direttrici percorse ogni giorno da residenti, pendolari e passeggeri diretti all’aeroporto di Ciampino.
Il compendio occupa circa 37.674 metri quadrati e comprende impianti per conglomerati cementizi e bituminosi, depositi, officine, uffici, magazzini e aree per gli automezzi.
Il vecchio No del Parco
Nel 2017 la società Eur Time, proprietaria dell’area, aveva chiesto al Parco dell’Appia Antica il nulla osta per realizzare interventi di manutenzione ordinaria e ripristino funzionale del complesso dismesso.
Il Parco aveva risposto negativamente nel gennaio 2018, richiamando sia l’incompatibilità dell’attività produttiva con i vincoli dell’area, sia il presunto rigetto della domanda di condono relativa ai manufatti. Una chiusura confermata nel 2020 dal TAR del Lazio, ma ora rimessa in discussione dal Consiglio di Stato.
Il condono non è mai stato chiuso
Il punto che cambia tutto riguarda la vecchia domanda di sanatoria presentata tra il 1986 e il 1987 per oltre mille metri quadrati di manufatti e circa 23mila metri quadrati di aree pertinenziali.
Il diniego adottato da Roma Capitale nel 2020 è stato annullato nel 2025 perché mancava la posizione della Soprintendenza.
Di conseguenza, secondo il Consiglio di Stato, il procedimento di condono deve considerarsi ancora aperto. Il precedente No del Parco non può quindi continuare a poggiare su una sanatoria ritenuta definitivamente respinta.
Roma Capitale deve decidere di nuovo
Roma Capitale dovrà riaprire l’istruttoria, acquisire i pareri delle autorità competenti e verificare quali vincoli esistessero quando furono costruiti i manufatti, risalenti agli anni Cinquanta e completati intorno al 1960.
Il solo decreto ministeriale del 1953, chiariscono i giudici richiamando la precedente sentenza del TAR, non basta a dimostrare automaticamente l’esistenza di un divieto assoluto.
I principali vincoli collegati al Parco, inoltre, sono successivi alla costruzione degli immobili e alla presentazione della domanda di condono.
Il lotto produttivo resta fuori dalla lottizzazione
Un altro passaggio favorevole alla società riguarda il lotto C, sul quale si trova l’impianto per la produzione di conglomerati bituminosi.
Nei precedenti giudizi è stata riconosciuta l’originaria destinazione produttiva dell’area, risalente agli anni Cinquanta.
Roma Capitale non impugnò questa parte della decisione, che è quindi diventata definitiva.
Ciò non significa, però, che tutti gli edifici siano automaticamente regolari: la destinazione industriale del lotto e la legittimità edilizia dei singoli manufatti rimangono due questioni differenti.
Nessun via libera immediato
La sentenza non autorizza Eur Time a riaccendere gli impianti e non obbliga il Parco a concedere il nulla osta.
Impone però alle amministrazioni di riesaminare la pratica senza utilizzare il vecchio diniego di condono come ostacolo già definitivo.
La Soprintendenza potrà esprimere anche un parere contrario, mentre il Parco dovrà valutare concretamente la compatibilità degli interventi con i vincoli paesaggistici, archeologici e ambientali.
Fino alla conclusione dei nuovi procedimenti, quindi, non potranno partire né i lavori né la produzione.
Una partita che riguarda anche i Castelli Romani
Il caso supera i confini amministrativi di Roma.
L’impianto si trova davanti all’aeroporto e a ridosso del territorio del comune di Ciampino, lungo la porta settentrionale dei Castelli Romani.
Una sua eventuale riapertura avrebbe inevitabilmente rilievo territoriale per la posizione e per la natura dell’attività, ma la sentenza non contiene alcuna valutazione sugli eventuali effetti ambientali, sanitari o sul traffico.
Per ora esiste una sola certezza: il “No” pronunciato nel 2018 non può più essere considerato l’ultima parola.
Dopo quasi quarant’anni dalla domanda di condono, Roma Capitale e Parco dell’Appia Antica dovranno tornare a decidere sul futuro del grande impianto affacciato sullo scalo di Ciampino.
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