È l’immagine che arriva da Montagnano, frazione di Ardea, dove il rogo del 2024 ha lasciato una ferita ambientale ancora aperta. Una situazione che continua a generare paura e frustrazione tra i residenti. Nessuna bonifica avviata, nessuna certezza sui tempi, solo un finanziamento regionale annunciato e mai tradotto in interventi concreti.
La mancata bonifica alla discarica di pneumatici di Montagnano
A denunciare in consiglio comunale ad Arde la situazione della discarica di Montagnano è stato il consigliere Niko Martinelli.
Martinelli ha ricostruito il quadro, ricordando il sopralluogo effettuato durante l’estate a quel che rimane della discarica di pneumatici incendiata. «Andare sul posto e poterla vedere personalmente fa un effetto molto più… crea veramente disagio», ha detto. Ha quindi sottolineato come «ci sono dei cittadini che vivono a 30 metri da quella struttura».
Il consigliere ha rimarcato che, dopo l’incendio, «non è ancora stata avviata nessuna procedura di classificazione e di un percorso che porti alla bonifica», nonostante la presenza di pneumatici che «tuttora sono sul posto» e che alimentano il timore di nuovi roghi.
La preoccupazione dei residenti, ha aggiunto, è cresciuta anche per la mancanza di segnali amministrativi: «Siamo qui a chiedere se è stata avviata una procedura da parte dell’ente per arrivare a una bonifica, per capire quali sono i tempi».
E sui fondi annunciati: «I 250.000 euro sappiamo che sono una goccia per un intervento di quel tipo».
Una questione complessa: l’area è privata
Alla richiesta ha risposto il dirigente Giuseppe Sciacchitano, chiamato a chiarire lo stato dell’iter.
Prima ha letto il messaggio dell’assessora all’Ambiente, assente in aula, spiegando che il Comune ha partecipato a un bando regionale per la rimozione di rifiuti in siti dismessi, ottenendo l’ammissione al finanziamento nel novembre 2025 per circa 200mila euro. «Gli uffici comunali sono impegnati nelle attività necessarie per dare attuazione al progetto», ha riportato.
Poi è entrato nel merito, ricostruendo la complessità del caso. L’area è privata, circa 7.500 metri quadrati, con 4.400 coinvolti dall’incendio. «All’interno venivano stoccati pneumatici e altre tipologie di rifiuti che ancora non sappiamo», ha spiegato.
(Per conoscere il punto preciso in cui si trovava la discarica abusiva andata in fiamme, clicca qui)
Dopo il rogo alla discarica, il Comune di Ardea è stato convocato dai Carabinieri: «Mi hanno comunicato la situazione, che trovavo paradossale: come in una proprietà privata potesse poi entrare un’amministrazione comunale». La vicenda ereditaria del proprietario – deceduto insieme alla moglie, con i figli che hanno rinunciato all’eredità – ha complicato ulteriormente il quadro.
Costi proibitivi per le casse di Ardea: oltre 2 milioni di euro per la bonifica della discarica
Sciacchitano ha descritto il sopralluogo effettuato mesi dopo l’incendio:
«Appena arrivato si sentivano ancora le polveri e la puzza… si vedevano cumuli di materiali e di terra».
Le prime stime dei costi, richieste a una ditta specializzata, hanno restituito cifre proibitive: «Per i materiali combusti e altri materiali particolari… un importo di un milione di euro», mentre «per la rimozione dei pneumatici la stima era di 1.235.000 euro» e «quasi 495.000 euro» per il trasporto. Totale: circa 2,7 milioni. «Le casse comunali non potevano assolutamente arrivare a soddisfare un’esigenza del genere», ha ammesso.
200mila euro dalla Regione Lazio: serviranno solo per le indagini preliminari
Da qui il tentativo di coinvolgere la Regione Lazio, grazie all’intermediazione del consigliere Montesi. «Abbiamo trovato una via», ha detto Sciacchitano, spiegando la nascita del bando che ha permesso ad Ardea di ottenere i 200mila euro.
Fondi che serviranno solo per la caratterizzazione e le indagini preliminari: «Un primo step di interventi di 96.000 euro», mentre il resto coprirà sondaggi, verifiche geologiche e trivellazioni per capire se la falda è stata contaminata e cosa si nasconde sotto i cumuli.
Il dirigente ha annunciato che il progetto esecutivo è stato affidato a uno studio tecnico e che «il termine ultimo per l’esecuzione dei lavori è aprile 2027». Prima, però, sarà necessario presentare alla Procura tre opzioni di intervento: «A breve, nel termine di un mese, andremo dal magistrato».

















