Il giornalista ed ex parlamentare, che dall’8 luglio si trovava agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”, è accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
Secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza, alla base della nuova misura ci sarebbero state reiterate violazioni delle prescrizioni imposte con gli arresti domiciliari, in particolare il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici.
Lo stesso Adinolfi proprio nei momenti dell’arresto è riuscito a pubblicare un nuovo post in cui commenta:
“Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”.
Allegata al post anche l’immagine dell’Ordinanza di arresto.

La nuova misura dopo le violazioni dei domiciliari
Il punto centrale del nuovo provvedimento riguarda le prescrizioni imposte con gli arresti domiciliari.
L’ordinanza originaria stabiliva infatti che Adinolfi non potesse utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, salvo quelli necessari per mantenere i contatti con il proprio difensore.
Secondo gli accertamenti successivi della Guardia di Finanza, questa prescrizione sarebbe stata violata ripetutamente. Gli investigatori avrebbero documentato l’utilizzo di social network da parte dell’indagato durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari.
La circostanza ha assunto un peso determinante nella rivalutazione del quadro cautelare. Per gli inquirenti, le violazioni avrebbero evidenziato un ulteriore rischio di reiterazione dei reati contestati e un possibile pericolo di inquinamento probatorio.
La nuova misura è quindi stata disposta non sulla base di una nuova contestazione autonoma, ma in conseguenza del comportamento che, secondo l’accusa, avrebbe violato le prescrizioni della precedente misura cautelare.
Decine di pubblicazioni durante i domiciliari
Sul contenuto degli accertamenti sono emersi ulteriori dettagli.
Secondo quanto riferito da la Repubblica, durante il periodo degli arresti domiciliari sarebbero stati pubblicati sul blog di Adinolfi 49 articoli firmati da lui e altri 23 post sul suo profilo Facebook.
Si tratterebbe complessivamente di 72 pubblicazioni effettuate mentre era in vigore il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici.
Proprio questa attività online sarebbe stata considerata dal giudice incompatibile con le prescrizioni contenute nella precedente ordinanza cautelare.
Il provvedimento della Procura di Roma
L’ordinanza è stata eseguita il 21 settembre dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica capitolina.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Roma, Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari.
Si tratta di un aggravamento della misura cautelare già adottata nei confronti di Adinolfi nel mese di luglio.
Allora il giornalista era stato sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito delle indagini condotte dall’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Roma e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria.
La “Scommessa collettiva”
L’inchiesta era partita da diverse denunce e querele presentate da persone che avevano affidato ad Adinolfi somme di denaro.
L’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di partecipare a un sistema di scommesse denominato “Scommessa Collettiva”, promosso anche attraverso i social network.
Secondo l’ipotesi accusatoria, ai partecipanti sarebbero stati prospettati determinati rendimenti collegati alle scommesse sportive.
Alcuni di coloro che avevano versato il denaro, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non avrebbero poi ottenuto la restituzione delle somme e, in tutto o in parte, della remunerazione prospettata.
Le accuse contestate a Mario Adinolfi
La vicenda giudiziaria riguarda un insieme di contestazioni di natura penale ed economico-finanziaria.
A Mario Adinolfi vengono contestate, in particolare
- la truffa aggravata e continuata,
- l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio,
- l’abusivismo finanziario,
- l’omessa dichiarazione dei redditi.
La prima misura cautelare era stata eseguita l’8 luglio.
Nella stessa indagine era stato disposto anche un sequestro preventivo per un valore superiore ai 400mila euro.
Il procedimento si trova comunque nella fase delle indagini preliminari. Non c’è quindi, allo stato, una sentenza definitiva sulla responsabilità dell’indagato.
L’origine dell’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”
L’indagine aveva avuto una prima svolta nel luglio scorso.
Secondo la ricostruzione della Procura, alcune persone avrebbero consegnato somme di denaro ad Adinolfi con l’obiettivo di partecipare a una forma collettiva di scommessa sportiva.
L’attività sarebbe stata promossa anche attraverso i social network. Gli investigatori hanno raccolto diverse denunce e querele da parte di persone che sostengono di non avere ottenuto la restituzione, totale o parziale, del denaro versato o dei rendimenti prospettati.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Adinolfi aveva respinto le accuse.
Il giornalista aveva sostenuto di essere un giocatore e aveva negato di essere un truffatore. Aveva inoltre spiegato che il gruppo di scommettitori sarebbe stato composto da circa novanta persone.
Adinolfi ha sempre respinto le accuse
Fin dalle prime ore successive agli arresti domiciliari, Adinolfi ha contestato l’impianto accusatorio e dichiarato la propria innocenza.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia aveva inoltre sostenuto di non avere commesso attività fraudolente e aveva ricondotto la vicenda alla propria attività di giocatore e scommettitore.
Ora la ragione del passaggio dai domiciliari al carcere, secondo la Guardia di Finanza, è legata alle reiterate violazioni delle prescrizioni imposte con il primo provvedimento.
In particolare, viene indicato l’utilizzo di social network e di strumenti telematici che l’indagato non avrebbe potuto utilizzare.
La nuova misura cautelare, dunque, si inserisce nel procedimento già avviato e non equivale a una condanna.
La presunzione di non colpevolezza
La Guardia di Finanza sottolinea espressamente che la misura è stata adottata nella fase delle indagini preliminari. Di conseguenza, allo stato attuale del procedimento e in attesa di un eventuale giudizio definitivo, nei confronti degli indagati vige la presunzione di non colpevolezza.
L’inchiesta dovrà quindi proseguire per verificare le contestazioni formulate dalla Procura, la destinazione delle somme raccolte, le modalità attraverso le quali sarebbe stata organizzata la “Scommessa Collettiva” e le eventuali responsabilità penali connesse alle condotte contestate.
Nel frattempo, per Mario Adinolfi cambia il regime cautelare: dopo oltre due mesi trascorsi agli arresti domiciliari, il giornalista è stato trasferito in carcere in seguito al provvedimento di aggravamento adottato dal giudice.
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