La Città Metropolitana ha chiuso la pratica con un secco “NO” datato 22 settembre. L’alternativa proposta dall’ex provincia passa ora da una nuova condotta che, allo stato degli atti, deve ancora essere progettata, autorizzata e realizzata.
Il NO arrivato dopo oltre un anno
La vicenda parte il 14 febbraio 2025, quando la società GESCO SAS presenta attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) di Frascati una domanda di Autorizzazione Unica Ambientale per l’insediamento di via Macchia dello Sterparo 7.
La richiesta riguarda una nuova autorizzazione allo scarico delle acque reflue domestiche del condominio in un corpo idrico superficiale, ossia un fosso.
La pratica, però, si arena sull’autorizzazione idraulica necessaria per le opere collegate al recapito dello scarico.
Dopo richieste di integrazione e una sospensione del procedimento, il 22 giugno 2026 l’ufficio competente della Città Metropolitana nega il via libera idraulico, facendo venir meno uno dei presupposti necessari per concedere l’Autorizzazione Unica Ambientale.
La nuova condotta è ancora soltanto sulla carta
GESCO tenta quindi un’ultima strada. Nelle osservazioni depositate il 31 luglio propone la realizzazione di una nuova condotta di scarico, per la quale ottenere una nuova autorizzazione idraulica.
La stessa Città Metropolitana riconosce che questa soluzione, se autorizzata e realizzata, potrebbe superare l’ostacolo. Ma rileva anche il punto debole della proposta: la nuova condotta è ancora soltanto un’ipotesi, non progettata, non autorizzata e non realizzata. Per questo il procedimento termina con il diniego.
Quelle ville costruite negli anni Settanta per lo IOR
Dietro una pratica apparentemente tecnica c’è un complesso immobiliare dalla storia particolare.
Il portfolio del Gruppo Tartaglia identifica l’indirizzo di via Macchia dello Sterparo 7 come un «complesso di 13 ville» e afferma che fu costruito negli anni Settanta per lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, su un’area lasciata all’Istituto da una nobildonna romana. La stessa fonte riferisce di una successiva radicale ristrutturazione.
Un annuncio immobiliare relativo allo stesso civico descrive il residence come formato da tredici ville e indica, per una delle unità, il 1974 come anno di costruzione.
Una zona dove le fognature sono un problema antico
Il contesto rende la vicenda ancora più significativa. Documenti ufficiali del Comune raccontano che nell’area di Frascati esistevano insediamenti sprovvisti di rete fognaria o serviti solo parzialmente, tanto da rendere necessari nuovi tronchi per il convogliamento dei liquami domestici. A Macchia dello Sterparo venne inoltre progettata una nuova rete fognaria.
Negli atti dell’ATO 2 compare anche lo storico scarico FRAF03, localizzato a Macchia dello Sterparo e oggetto di un intervento di eliminazione e risanamento della rete. Negli atti finora rintracciati, però, non c’è prova che le tredici ville del civico 7 fossero collegate a quello scarico.
Il punto ancora senza risposta
Come sono state gestite finora le acque reflue di un residence esistente da circa mezzo secolo?
La Determina del 18 settembre non lo spiega. Non indica quale fosse il precedente sistema di smaltimento, né consente di parlare di scarichi irregolari o abusivi.
Stabilisce però un fatto preciso: nel 2025 viene chiesta una nuova autorizzazione per uno scarico in un corpo idrico superficiale e nel 2026 quella richiesta viene respinta.
Per superare il problema individuato dalla Città Metropolitana, la strada indicata dagli stessi proponenti passa da una nuova condotta. Prima, però, dovrà diventare un progetto, ottenere il necessario via libera idraulico ed essere realizzata.
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