Il Dipartimento Attività Produttive del Comune di Latina ha firmato l’ordine di sospensione cautelare immediata della licenza d’esercizio, disponendo la contestuale cessazione di ogni attività e lo sgombero dell’immobile.
Linea dura del Comune di Latina
Alla base della linea dura scelta da Piazza del Popolo c’è una grave e reiterata inosservanza delle norme di tutela della salute pubblica.
La vicenda prende le mosse ad inizio agosto, quando la Asl di Latina segnala al Municipio un caso di legionellosi riscontrato in un cliente dell’albergo. Dal Comune di Latina scatta tempestiva la prima ordinanza sindacale d’interdizione per bloccare le attività in attesa delle necessarie bonifiche.
Le successive analisi condotte dall’Arpa Lazio sui campioni prelevati il 13 agosto dipingono però un quadro ancora critico: le concentrazioni del batterio Legionella pneumophila all’interno della rete idrica dell’hotel restano ben al di sopra dei limiti di sicurezza, toccando valori elevati nei boiler, nei lavabi e nei soffioni delle docce di alcune stanze stanze.
Agli inizi di settembre segue quindi un secondo provvedimento del Sindaco che conferma appieno il blocco della struttura.
Doppio stop ignorato
Nonostante il doppio stop imposto dalle autorità sanitarie, la vita all’interno dell’albergo è proseguita quasi come se nulla fosse.
La svolta decisiva matura a metà mese. Durante un sopralluogo a sorpresa effettuato dagli ispettori del Dipartimento di Prevenzione della Asl, i tecnici scoprono una realtà nettamente diversa da quella prescritta dagli atti ufficiali.
Negli spazi del Garden Hotel viene infatti accertata la presenza di ventidue persone intenti a partecipare a un convegno, dodici camere occupate da clienti e la piscina esterna regolarmente in funzione e popolata da bagnanti.
Di fronte al palese disatteso dei divieti, gli ispettori inviano una dettagliata relazione alla Procura della Repubblica di Latina per l’ipotesi di reato legata all’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.
Parallelamente viene informato il dirigente comunale del Dipartimento Attività Produttive, che aziona le leve del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.
L’aver proseguito l’accoglienza turistica e l’organizzazione di eventi in presenza di un rischio sanitario conclamato costituisce a tutti gli effetti un abuso del titolo autorizzativo.
Licenza sospesa
I dettagli del provvedimento comunale non lasciano spazio a interpretazioni. La licenza d’esercizio è sospesa con effetto immediato per un periodo compreso tra 7 e 10 giorni.
Lo stop riguarda sia l’attività alberghiera in senso stretto, sia tutti i servizi accessori: somministrazione di cibo e bevande, sale congressi e piscina.
I gestori dovranno garantire la completa uscita di ospiti e personale non strettamente necessario entro le ore 20 di giovedì 24 settembre, dandone formale comunicazione agli uffici comunali e alla Polizia Locale entro la mattinata successiva.
Se la struttura non dovesse essere svuotata nei tempi previsti, gli agenti del Comando di Polizia Locale procederanno allo sgombero coattivo con addebito delle spese a carico della società.
Contestualmente, il Comune di Latina ha già formalizzato l’avvio del procedimento per la sospensione della licenza.
Riporta testualmente l’ordinanza:
«Misura proposta. Allo stato degli atti si prospetta la sospensione della licenza per un periodo compreso tra 7 (sette) e 10 (dieci) giorni, da determinare in via definitiva in relazione alla gravità della condotta accertata, tenuto conto del numero di persone esposte al rischio, della natura degli eventi svolti e delle eventuali controdeduzioni.
La sospensione definitiva avrà decorrenza dal giorno successivo alla revoca delle misure interdittive disposte con le Ordinanze sindacali n. 257/2026 e n. 279/2026, al fine di non sovrapporsi alle misure sanitarie e di assicurare l’effettività della sanzione.
Il periodo di sospensione cautelare sarà valutato in sede di determinazione della misura definitiva».
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