L’Ordinanza porta il numero 133 ed è stata registrata il 22 settembre 2026.
Dal sopralluogo all’ordine di demolizione
Tutto nasce dal sopralluogo effettuato venerdì 18 settembre insieme ai Carabinieri di Castel Gandolfo.
Tecnici e militari hanno eseguito rilievi metrici e fotografici, ricostruendo ciò che era stato realizzato sui terreni.
Il quadro emerso è consistente:
- quattro tettoie,
- due container,
- una platea in cemento armato,
- un terrapieno,
- una piccola costruzione in blocchetti,
- elementi prefabbricati in cemento
e persino un pozzo.
Particolarmente significativo è il ritrovamento di tre cassoni scarrabili, che lo stesso Comune di Castel Gandolfo descrive come pieni o destinati allo stoccaggio di materiale di risulta edile.
Le quattro tettoie raggiungono complessivamente oltre 340 metri quadrati. La più grande, da sola, misura circa 172 mq.
Un’area che appare al servizio dell’edilizia
L’Ordinanza non utilizza formalmente la parola “smorzo” e non afferma che sul terreno avvenisse vendita al pubblico di materiali da costruzione.
Gli elementi trovati, però, descrivono chiaramente un’area organizzata come deposito e piazzale operativo collegato all’attività edilizia.
La società proprietaria indicata dall’atto ha la sede a Marino. L’impresa opera proprio nel settore della costruzione di edifici e sul proprio sito si presenta come attiva nelle ristrutturazioni, nelle strutture in muratura e legno, negli impianti e più in generale nell’edilizia.
Nel cuore di una zona super protetta
A rendere la vicenda ancora più delicata è la posizione urbanistica e ambientale dei terreni.
Il Comune di Castel Gandolfo li colloca nelle “Aree di sponda del lago” del Piano regolatore e ricorda una lunga serie di protezioni: vincolo paesaggistico sulla Conca del Lago Albano, tutela delle coste lacustri, tutela archeologica e appartenenza al Parco regionale dei Castelli Romani. L’area è inoltre classificata come zona sismica.
Secondo il Comune, tutte le opere contestate sono state realizzate senza i prescritti titoli autorizzativi. Ed è proprio da questo accertamento che scatta l’ordine più pesante: demolire e riportare i terreni alle condizioni precedenti.
Novanta giorni, poi il terreno rischia di passare al Comune
La società dovrà procedere a proprie spese e avrà 90 giorni dalla notifica dell’Ordinanza.
Non sarà sufficiente smontare tettoie e container: dovrà essere documentato anche il corretto smaltimento del materiale demolito, con formulari e conferimento presso strutture autorizzate.
Se l’ordine resterà invece ineseguito, le conseguenze possono diventare molto più pesanti.
Il Comune di Castel Gandolfo prevede una sanzione amministrativa da 2.000 a 20.000 euro e soprattutto l’acquisizione gratuita al patrimonio pubblico del bene, dell’area di sedime e delle superfici previste dalla legge.
Successivamente l’amministrazione potrà procedere direttamente alla demolizione, addebitandone comunque i costi ai responsabili.
Da un piazzale per l’edilizia all’ipotesi di perdere gratuitamente parte del terreno: è questo il salto previsto dall’Ordinanza se entro i 90 giorni non sarà messo in atto un corretto ripristino.
Leggi anche: Lungolago Albano, il Comune di Castel Gandolfo acquisisce aree del parco giochi dei Vip. Ecco cosa accade ora















