La proposta mette insieme patrimonio storico, biblioteche, ambiente, produzioni locali e ricerca scientifica, con l’obiettivo di costruire un progetto che non si esaurisca in un anno di eventi.
Una candidatura di enorme importanza per lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio culturale dei Castelli Romani.
I 17 Comuni del Consorzio

- Albano Laziale,
- Ariccia,
- Castel Gandolfo,
- Ciampino,
- Colonna,
- Frascati,
- Genzano di Roma,
- Grottaferrata,
- Lanuvio,
- Lariano,
- Marino,
- Monte Compatri,
- Monte Porzio Catone,
- Nemi,
- Rocca Priora,
- Rocca di Papa,
- Velletri.
Il Consorzio è già una realtà intercomunale operativa nei servizi bibliotecari, culturali e turistici.
È proprio questa struttura preesistente uno degli elementi sui quali viene costruita la candidatura. I Comuni non partono quindi dalla creazione di un nuovo organismo per l’occasione.
La proposta nasce da una collaborazione che esiste già e che negli anni ha sviluppato servizi e progetti comuni.
La candidatura dei Castelli Romani è stata approvata all’unanimità dall’Assemblea dei sindaci del Consorzio nella seduta del 29 luglio 2026.
Il dossier completo doveva appunto essere presentato entro il 23 settembre, termine previsto dal Ministero della Cultura per le candidature al titolo del 2029.
La candidatura dei Castelli Romani e le altre concorrenti
Il Consorzio Castelli Romani è una delle 17 candidature che hanno manifestato ufficialmente interesse per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2029.
Nell’elenco ci sono, tra le altre, Amantea, Bardolino, Bassano del Grappa, Campobasso, Cassino, Cremona, Corigliano-Rossano, Manduria, Tivoli e altre realtà territoriali.
Il percorso prevede ora la valutazione dei dossier da parte della giuria nominata dal Ministero della Cultura. La proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2029 è prevista entro marzo 2027.
Le biblioteche come rete culturale
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto dei Castelli Romani riguarda la rete delle biblioteche.
L’idea è di considerarle non soltanto come luoghi nei quali conservare libri e organizzare attività di lettura, ma come vere infrastrutture culturali a disposizione delle comunità.
Il Sistema Castelli Romani coordina già i servizi bibliotecari dei Comuni consorziati. Le diverse sedi possono condividere patrimonio, servizi e iniziative.
Il progetto per il 2029 prova a partire da questa esperienza per costruire una rete ancora più ampia, capace di coinvolgere associazioni, scuole, operatori culturali, cittadini e istituzioni.
Il tema è stato messo in evidenza anche dal direttore del Consorzio, Giacomo Tortorici, durante la presentazione del dossier.
«Siamo l’unico ente “volontario” del territorio: diciassette Comuni che nessuno ha obbligato a “stare insieme” e che hanno scelto di costruire qualcosa di comune».
Dalla storia alla ricerca scientifica
Il progetto non punta soltanto sul patrimonio storico e artistico dei Castelli Romani. Il dossier individua tre grandi direttrici: storia, ambiente e innovazione.
Accanto ai siti archeologici, ai centri storici e alle tradizioni locali trovano spazio il Parco dei Castelli Romani, il paesaggio, la biodiversità, le produzioni agricole e vitivinicole. Ma anche la ricerca scientifica e tecnologica.
Sul territorio sono infatti presenti importanti realtà della ricerca, tra cui ENEA e INFN, che vengono indicate tra i soggetti chiamati a sostenere il percorso.
L’obiettivo è mettere in relazione un patrimonio spesso associato soprattutto al turismo e alla storia con una presenza scientifica e tecnologica che rappresenta un’altra componente dell’identità dei Castelli Romani.
L’opera dei Maestri Infioratori di Genzano
Un elemento curioso della candidatura riguarda anche il suo simbolo. Il logo e la copertina del dossier sono stati realizzati dai Maestri Infioratori di Genzano di Roma.
Per l’occasione gli infioratori hanno lavorato insieme a un’unica opera. Una tradizione legata in modo particolare a Genzano è stata così utilizzata per rappresentare un’identità territoriale più ampia.
Per Tortorici, il principio alla base del progetto è quello secondo cui «la tutela nasce dalla conoscenza».
Il ragionamento è semplice: conoscere meglio il patrimonio dei Castelli Romani dovrebbe permettere di conservarlo e, allo stesso tempo, di utilizzarlo come punto di partenza per nuovi progetti.
Una Casa della Cultura e un comitato d’onore con tanto di premio Nobel
Tra le proposte contenute nel dossier c’è anche la realizzazione della Casa della Capitale della Cultura.
Il progetto prevede un centro polifunzionale con auditorium, accanto agli spazi destinati alla biblioteca e al Sistema Castelli Romani.
La candidatura può inoltre contare su un Comitato d’onore composto da personalità provenienti dal mondo della cultura, dell’arte, della letteratura, della scienza e dell’enogastronomia. Tra i nomi indicati figura anche il Premio Nobel Giorgio Parisi.

Il progetto comprende inoltre il coinvolgimento della Fondazione Cultura Castelli Romani e della DMO Castelli Romani, la struttura dedicata alla promozione turistica del territorio.
Un altro strumento già operativo è Castellinforma, portale che raccoglie gli appuntamenti e le iniziative culturali, sociali e turistiche dei Comuni.
Non soltanto gli eventi del 2029
Uno dei punti più interessanti della candidatura è la volontà dichiarata di evitare il modello del semplice calendario di eventi. Il progetto punta invece a lasciare strutture, competenze e relazioni che possano continuare anche dopo il 2029.
Nel dossier vengono indicati come temi trasversali accessibilità, inclusione e sostenibilità. È previsto anche un sistema di valutazione degli effetti delle iniziative, considerando gli impatti ambientali, economici, sociali e comunicativi.
Ha dichiarato il presidente del Consorzio Sistema Castelli Romani, Giuseppe De Righi.
«Vogliamo mettere in dialogo la straordinaria eredità dei Castelli Romani con ciò che siamo oggi e, soprattutto, con quello che insieme possiamo costruire per le generazioni future».
Le autorità presenti a Villa Falconieri
La presentazione si è svolta a Villa Falconieri, sede dell’Accademia Vivarium Novum.

I lavori sono stati introdotti e moderati da Massimiliano Tommasi, consigliere del CdA del Consorzio Sistema Castelli Romani.
Dopo il saluto della sindaca di Frascati Francesca Sbardella, sono intervenuti il senatore Marco Silvestroni e Luigi Miraglia, presidente dell’Accademia Vivarium Novum.
Alla presentazione del dossier hanno partecipato anche
- Alessandra Zeppieri, consigliera regionale del Lazio;
- Alberto Bertucci, sindaco di Nemi;
- Fausto Giuliani, sindaco di Colonna;
- Paolo Gasperini, presidente del Consiglio comunale di Castel Gandolfo;
- Alessandro De Santis, presidente del Consiglio comunale di Lanuvio;
- Sabrina Verri, assessora alla Cultura di Lariano;
- Marco De Rossi, assessore alla Cultura di Albano Laziale;
- Maria Cristina Vincenti, presidente dell’Archeoclub Aricino-Nemorense;
- Francesca Leuti, in rappresentanza dei Maestri Infioratori di Genzano;
- Roberto Alessandrini della Legio II Parthica Severiana;
- Alba Conti di Lanuvium Viaggi;
- Matteo Martini, presidente di Frascati Scienza.
Erano inoltre presenti
- il sindaco di Lariano Francesco Montecuollo,
- la sindaca di Ciampino Emanuela Colella,
- il sindaco di Monte Porzio Catone Massimo Pulcini,
- il sindaco di Rocca Priora Claudio Fatelli,
- l’assessora alle Associazioni di Ariccia Anita Luciano,
- il consigliere delegato del Comune di Genzano di Roma Arnaldo Melaranci,
- la consigliera della Città metropolitana di Roma Capitale Marta Elisa Bevilacqua,
- il responsabile della Gestione del Centro Ricerche ENEA di Frascati Fabrizio Garzione,
- la direttrice dell’INFN Paola Gianotti.
Nel corso dell’incontro sono stati inoltre letti i messaggi dell’assessora regionale alla Cultura Simona Baldassarre e del vescovo di Albano monsignor Vincenzo Viva, impossibilitati a partecipare.
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