La vicenda era iniziata il 28 novembre 2024, quando l’uomo, alla guida del proprio autotreno, era rimasto coinvolto in un tamponamento sull’autostrada A1.
Secondo quanto riportato negli atti, il conducente aveva riferito di aver avuto un improvviso malore e un annebbiamento della vista prima di perdere il controllo del mezzo. Trasportato in ospedale, gli era stato diagnosticato un ictus ischemico, insieme ad altre patologie.
Il declassamento della patente
A dicembre 2024 la Motorizzazione civile di Latina aveva avviato il procedimento di revisione della patente, limitatamente alla categoria CE, ritenendo necessario verificare la permanenza dei requisiti psicofisici per la guida.
La Commissione Medica Locale dell’Asl di Latina, il 13 maggio 2025, aveva quindi giudicato l’uomo idoneo alle sole categorie A e B, con validità fino al 13 maggio 2027 e alcune prescrizioni relative alla velocità e alla distanza percorribile dalla residenza.
Il ricorrente aveva contestato il giudizio e chiesto una nuova valutazione agli organi sanitari di Rete Ferroviaria Italiana. La Commissione RFI, il 16 settembre 2025, era arrivata però a una conclusione ancora più restrittiva, dichiarandolo «non idoneo a qualsiasi patente di guida».
I test contestati in Tribunale
Alla base del giudizio RFI c’erano, tra gli altri elementi, i risultati dei test sui tempi di reazione e sulle capacità psicoattitudinali.
La Commissione aveva rilevato tempi di reazione ritenuti non sufficienti e un deficit nella memoria a breve termine, collegando tali risultati anche alla terapia farmacologica seguita dall’uomo.
Da qui il ricorso al TAR del Lazio contro il provvedimento RFI e contro gli atti sanitari precedenti.
Nel corso del procedimento, la Quarta sezione del TAR ha disposto una verificazione per accertare l’effettiva idoneità alla guida, affidandola al Collegio Medico Legale della Difesa.
Gli accertamenti hanno compreso visite neurologiche e oculistiche e una nuova valutazione delle condizioni psicofisiche dell’autotrasportatore. Il collegio ha preso in esame anche precedenti valutazioni psicodiagnostiche effettuate presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl di Latina.
Dagli esami del 2025 e del 2026, secondo la relazione depositata al TAR, erano emerse funzioni cognitive globalmente nella norma, con prestazioni adeguate nei domini attentivi, esecutivi e mnestici.
La conclusione dei medici
Il Collegio Medico Legale della Difesa ha concluso che l’uomo fosse in possesso dei requisiti psicofisici previsti dalla normativa per la conduzione dei veicoli delle categorie A, B, C ed E, indicando però la necessità di una nuova valutazione dopo un anno.
La relazione ha tenuto conto anche del tempo trascorso dall’episodio ischemico del novembre 2024: circa 20 mesi senza nuovi episodi neurologici, periodo considerato sufficiente a ritenere stabilizzati gli esiti dell’evento.
Il TAR annulla il provvedimento
I giudici hanno ritenuto le conclusioni della Commissione incaricata della verificazione «logicamente argomentate e coerenti» con gli accertamenti effettuati. Per questo hanno accolto il ricorso e annullato il provvedimento impugnato.
La pratica dovrà ora tornare a RFI, che dovrà riesaminare la posizione dell’autotrasportatore attenendosi alle indicazioni contenute nella sentenza e agli esiti della verificazione disposta dal Tribunale.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà inoltre sostenere le spese della verificazione, liquidate dal Tar in 400 euro oltre Iva, oltre al rimborso del contributo unificato al ricorrente. I giudici hanno compensato le altre spese di giudizio.
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