La sentenza di primo grado, decisa dal Tribunale di Velletri, riconosce la responsabilità di cinque persone e stabilisce risarcimenti complessivi per circa 1,54 milioni di euro.
Il procedimento civile era stato avviato nel 2015 e nel corso degli anni ha coinvolto numerose parti, con richieste risarcitorie e diversi accertamenti tecnici.
A chiudere il primo grado è stata la Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Velletri, con una decisione firmata dalla giudice Federica Nardi.
Nel dispositivo il Tribunale ha accertato, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, la responsabilità di cinque persone per il cedimento verificatosi ai danni degli immobili.
La pronuncia arriva quindi al termine di una causa complessa, nella quale sono state esaminate le diverse posizioni delle parti e sono stati effettuati accertamenti attraverso consulenze tecniche.
I lavori che hanno provocato il rischio crollo
Era il 3 gennaio 2015 quando uno dei residenti ha notato una evidente lesione tra due palazzi all’incrocio tra via IV Novembre e via Gorizia. Tutto per dei lavori di sopraelevazione in uno dei due edifici.
Due piani realizzati in difformità rispetto al progetto autorizzato.
Sentendo degli scricchiolii provenire da quel palazzo, i residenti nella zona chiesero l’intervento dei Vigili del fuoco e i tecnici stabilirono che quell’edificio rischiava di crollare, coinvolgendo nel crollo anche il secondo palazzo e alcuni immobili circostanti, dove vivevano pure disabili e bambini.
I due palazzi vennero sgomberati, 17 famiglie rimasero senza un tetto, la zona venne interdetta al traffico.
Nel luglio 2015 la Procura di Velletri sequestra gli atti relativi ai lavori, mentre nel settembre 2016, dopo l’ennesimo distaccamento, la Polizia Locale chiude le strade attorno all’edificio.
Il 31 gennaio 2017 le strade vengono chiuse con cancelli in legno che interdicono completamente il passaggio in zona. Nel gennaio 2018 arriva il primo sopralluogo per l’istituzione del cantiere e febbraio vengono affidati i lavori.
A marzo viene firmato il contratto e ad inizio aprile vengono consegnate le chiavi del cantiere. Il tribunale, però, nomina un Consulente tecnico e ritarda ancora l’inizio dei lavori, mentre a maggio inizia il processo per i presunti abusi edilizi.
Ad agosto, finalmente, l’apertura del cantiere e il 18 dicembre 2018 l’inizio dell’abbattimento dell’ultimo piano.

Dieci risarcimenti per circa 1,54 milioni
Il capitolo economicamente più rilevante della sentenza riguarda i risarcimenti.
Il Tribunale di Velletri ha disposto dieci differenti somme in favore delle parti danneggiate. Complessivamente si arriva a circa 1,54 milioni di euro.
A questi importi dovranno essere aggiunti gli interessi legali dalla data della decisione fino al momento del pagamento, secondo quanto stabilito nella sentenza.
Il giudice ha inoltre distinto le posizioni dei cinque soggetti ritenuti responsabili, stabilendo per alcuni specifiche limitazioni rispetto alle somme per le quali sono chiamati a rispondere.
Il Comune di Nettuno tra le parti coinvolte
La sentenza interviene anche sulle spese sostenute dalle parti durante il lungo procedimento.
Sono diverse le condanne al pagamento delle spese processuali, con compensi che in alcune posizioni raggiungono decine di migliaia di euro.
Tra le disposizioni contenute nella pronuncia c’è quella relativa a una dei condannati, che dovrà rimborsare al Comune di Nettuno 22.457 euro per compensi professionali.
La stessa donna dovrà inoltre corrispondere ad Acqualatina S.p.A. 14.170 euro per le spese processuali. A entrambe le somme vanno aggiunti gli ulteriori oneri previsti dalla legge.
Le spese per le consulenze tecniche
Un’altra voce riguarda le consulenze tecniche d’ufficio effettuate durante il procedimento. Anche su questo punto il Tribunale ha stabilito come dovranno essere ripartiti i costi.
Nei rapporti interni tra le parti, le spese delle consulenze sono state poste a carico dei cinque, in quote uguali.
Gli accertamenti tecnici hanno rappresentato una parte importante di una causa protrattasi per oltre dieci anni e caratterizzata dalla presenza di numerosi soggetti coinvolti.
La sentenza chiude il procedimento davanti al Tribunale di Velletri, ma non significa che la vicenda giudiziaria sia necessariamente conclusa.
Si tratta infatti di una decisione di primo grado. Le parti possono quindi fare ricorso attraverso gli strumenti di impugnazione previsti dall’ordinamento.
La formula utilizzata nel dispositivo, con la quale il Tribunale si pronuncia definitivamente sulla causa civile, indica la conclusione del giudizio davanti a quel grado di giudizio e non il passaggio in giudicato della sentenza.
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