Le nuove infrastrutture non dovranno essere utilizzate per movimentare, stoccare o far transitare rifiuti, né per alimentare impianti di termovalorizzazione.
È il cuore dell’interpellanza n. 2-00031 presentata il 14 luglio al Ministro delle Infrastrutture.
Un atto politico, non un veto, ma che incrocia direttamente il progetto dell’inceneritore di Roma, perché proprio a Santa Palomba i rifiuti della Capitale dovrebbero arrivare anche su rotaia.
Un maxi hub da potenziare entro il 2030
Silvestroni non contesta il potenziamento dello scalo. Nell’interpellanza lo definisce, anzi, un’importante occasione economica, occupazionale e infrastrutturale.
Pomezia-Santa Palomba fa parte della rete europea TEN-T “core” e dovrà adeguarsi agli standard comunitari entro il 2030.
Il terminal intermodale MIST movimenta già circa 1,1 milioni di tonnellate di merci ogni anno e il progetto guarda alla nascita di un nuovo polo logistico integrato, eventualmente accompagnato da un ulteriore terminal ferroviario.
Il sistema esistente è già imponente: il terminal viene descritto come un’area di circa 170mila metri quadrati, con 13 binari e una posizione strategica lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo.
FS punta da anni a farne un nodo più moderno e intermodale, aumentando capacità e accessibilità dei convogli merci.
La domanda che porta dritto all’inceneritore
È però nell’ultima parte dell’interpellanza che cambia tutto.
Silvestroni chiede al Ministro quale indirizzo politico intenda inserire nel futuro protocollo tra Ministero, RFI, FS Logistix, FS Sistemi Urbani, Regione Lazio e Comune di Pomezia.
E domanda espressamente se il Governo voglia escludere l’utilizzo del nuovo polo per rifiuti, materiali pericolosi e flussi logistici destinati ad approvvigionare termovalorizzatori.
Il riferimento all’inceneritore di Santa Palomba non viene scritto esplicitamente nel quesito finale. Ma il collegamento politico è evidente nel contesto.
Silvestroni è da tempo schierato contro il progetto romano e nel maggio 2026 ha partecipato, insieme ai sindaci del territorio, alla presentazione del ricorso contro l’inceneritore.
Roma ha già scelto la rotaia
Il problema è che la ferrovia non è più un’ipotesi teorica per il nuovo impianto romano.
Quando il 15 maggio 2026 sono partiti i lavori dell’inceneritore, è stato comunicato che i rifiuti arriveranno attraverso la linea ferroviaria collegata al polo intermodale di Santa Palomba.
È stato inoltre annunciato un protocollo con il Gruppo Ferrovie per definire le modalità operative, prevedendo il transito nella fascia notturna. L’impianto è progettato per trattare 600mila tonnellate di rifiuti l’anno, con i primi conferimenti indicati per il 2029.
Ecco perché l’interpellanza assume un peso particolare. Arriva appena due mesi dopo quell’annuncio e chiede al Ministero che il futuro maxi hub non venga trasformato anche nella piattaforma logistica dei rifiuti destinati ai termovalorizzatori.
Due progetti che oggi vanno tenuti distinti
Attenzione, però. Non esiste al momento una prova pubblica che consenta di sostenere che il nuovo maxi hub ferroviario sia stato progettato per servire l’inceneritore.
Il potenziamento dello scalo nasce prima. Già il 13 dicembre 2022 Mercitalia Logistics, FS Sistemi Urbani e Interporto di Roma avevano sottoscritto un memorandum per sviluppare il nuovo polo logistico ferroviario di Pomezia.
Il progetto FS punta soprattutto alla crescita del traffico merci nazionale e internazionale.
Diverso è il protocollo annunciato nel maggio 2026 per portare su rotaia i rifiuti all’inceneritore. I due dossier potrebbero incrociarsi materialmente, ma dai documenti pubblici oggi disponibili non è possibile affermare che coincidano.
Santa Palomba al centro di una concentrazione senza precedenti
È però il quadro complessivo del quadrante a spiegare perché l’interpellanza sia destinata a fare rumore.
Nel territorio tra Pomezia, Ardea, Albano e il IX Municipio di Roma convivono o sono stati proposti negli anni numerosi impianti legati al ciclo dei rifiuti.
Il Comune di Albano, in un proprio parere ufficiale, ha richiamato la vicina discarica di Roncigliano e segnalato, nel confinante IX Municipio, procedimenti riguardanti discariche e impianti di recupero, oltre alle strutture presenti o autorizzate ad Ardea e Pomezia.
È una concentrazione di impianti che lo stesso ente locale considera motivo di forte preoccupazione.
Anche Pomezia ha avuto sul tavolo il dossier della discarica SEIPA a Tor Tignosa, un procedimento concluso negativamente dalla Regione Lazio, ma ora riattivata incredibilmente dal sindaco Gualtieri.
Il timore: il quadrante sud come terminale dei rifiuti della Capitale
È in questo contesto che i contrari all’inceneritore denunciano il rischio che Castelli Romani, Pomezia e Ardea finiscano per concentrare una quota crescente delle infrastrutture destinate alla gestione dei rifiuti della Capitale.
Definirli già oggi la “pattumiera di Roma” sarebbe uno slogan, non un dato tecnico.
Ma la preoccupazione politica nasce da elementi concreti. Vecchie discariche, nuovi procedimenti impiantistici, l’inceneritore da 600mila tonnellate e ora anche una logistica ferroviaria destinata a portare i rifiuti verso Santa Palomba.
Per Roma Capitale, al contrario, l’inceneritore è un tassello strategico per chiudere il ciclo dei rifiuti, ridurre la dipendenza da impianti esterni e costruire un sistema che l’amministrazione definisce più moderno ed efficiente.
Il progetto ha un investimento indicato in circa 946 milioni di euro e la conclusione dei lavori è prevista nel quarto trimestre 2029.
Adesso la parola passa al Ministero
La partita diventa quindi politica prima ancora che ferroviaria.
Silvestroni dice Sì allo sviluppo del maxi hub, ma chiede al Governo nazionale di fissare una linea rossa prima della sottoscrizione del futuro protocollo.
Le nuove infrastrutture di Pomezia non diventino la porta ferroviaria dei rifiuti destinati ai termovalorizzatori.
La domanda decisiva resta però ancora senza risposta pubblica.
I treni annunciati per alimentare l’inceneritore potranno arrivare a Santa Palomba utilizzando esclusivamente l’infrastruttura ferroviaria già esistente, oppure il futuro potenziamento del maxi hub sarà in qualche modo funzionale anche a quei convogli?
È su questa sovrapposizione che si giocherà il prossimo capitolo dello scontro su Santa Palomba.


















