È difficile riconoscere, nel paesaggio che rimane, quella grande distesa verde che per decenni ha rappresentato uno dei luoghi più caratteristici dell’entroterra nettunese, ma molto cara anche agli abitanti dei comuni limitrofi, come Anzio, Aprilia, Latina.
Dove un tempo c’erano file di pini, ombra, sentieri e refrigerio nelle giornate d’estate, oggi prevalgono tronchi abbattuti, legname, radure e alberi secchi.
Non è scomparsa in un solo giorno. La sua fine è stata lenta, e il grande incendio dell’estate 2026 ha rappresentato l’ultimo, drammatico capitolo di una storia iniziata anni prima.

Una pineta nata quasi un secolo fa
La storia della Campana affonda le proprie radici negli anni Trenta del Novecento. La documentazione storica sul territorio di Nettuno indica infatti la pineta interna della Campana, insieme a quella litoranea di Astura, tra le pinete di origine artificiale impiantate dalla famiglia Borghese.
Non si trattava dunque di un bosco naturale originario, ma di una formazione forestale che nel corso dei decenni era diventata parte integrante del paesaggio di Nettuno.
La Campana era anche qualcosa di più di una semplice pineta. All’interno dell’area corre il tracciato dell’antica strada romana oggi conosciuta come via Selciatella, un percorso che secondo gli studi risalirebbe almeno alla fine del II secolo avanti Cristo.

Il Comune di Nettuno ricorda come l’antico tracciato attraversi proprio il Parco della Pineta della Campana.
Per generazioni, quindi, natura, storia e frequentazione quotidiana si sono sovrapposte in questo angolo di territorio.
La Campana era il posto delle passeggiate, delle corse, delle biciclette, delle famiglie. Un luogo dove cercare ombra quando l’estate diventava torrida. Un paesaggio entrato nella memoria di Nettuno e dei comuni vicini.

Poi è arrivata la cocciniglia
Il declino ha assunto una dimensione evidente con la diffusione della Toumeyella parvicornis, la cosiddetta cocciniglia tartaruga del pino.

La Regione Lazio la descrive come un insetto alieno invasivo originario del Nord America, capace di infestare le specie del genere Pinus.
L’insetto produce abbondante melata, favorisce lo sviluppo della fumaggine e può provocare annerimento della chioma, deperimento vegetativo, disseccamento dei rami e progressiva compromissione della vitalità e della stabilità degli alberi.
Il problema non riguarda soltanto Nettuno. La presenza della cocciniglia è stata accertata per la prima volta in Europa nel 2014, in Campania, e negli anni successivi l’organismo si è diffuso in diverse regioni italiane, compreso il Lazio.
La Regione ha adottato specifiche misure fitosanitarie e, nel 2026, ha ulteriormente aggiornato la delimitazione delle aree interessate.
Per gli alberi irrimediabilmente compromessi le disposizioni prevedono anche l’abbattimento, mentre per altri esemplari sono previste potature di rimonda e, dove possibile, trattamenti fitosanitari.
Alla Campana, però, la trasformazione del paesaggio è diventata sempre più evidente.
Già nel marzo 2023 la situazione aveva provocato le proteste di associazioni ambientaliste locali, che denunciavano il progressivo deperimento dei pini e il taglio degli alberi.
Il bosco che lentamente diventava legna secca
È questo il passaggio fondamentale per capire quello che è successo dopo.
Una pineta indebolita dalla cocciniglia non era più soltanto un problema fitosanitario. La progressiva morte dei pini significava anche una enorme quantità di materiale vegetale secco.
Nel luglio 2024 un incendio aveva già interessato la Pineta della Campana, nella zona al confine tra Nettuno e Aprilia.
Le fiamme avevano raggiunto l’area del Camping Isola Verde, mentre nella zona erano stati segnalati anche rifiuti abbandonati e numerosi pini già morti o pericolanti. L’intervento delle squadre antincendio aveva evitato che quel rogo si propagasse all’intera pineta.
Ma era soltanto un anticipo di quello che sarebbe accaduto.
In questa estate del 2026, è arrivato il fuoco. Il rogo è divampato alla fine di luglio e ha interessato una superficie stimata in circa 60 ettari.
Le operazioni sono andate avanti per ore, con l’impiego di Vigili del fuoco, Protezione civile e mezzi aerei. Il vento e la vegetazione particolarmente secca hanno reso difficili le operazioni di spegnimento.

A complicare ulteriormente la situazione c’era proprio ciò che rimaneva della pineta malata: legname secco e materiale di risulta degli abbattimenti.
Sulle cause dell’incendio, al momento delle prime notizie, erano in corso gli accertamenti. Non è quindi possibile attribuire con certezza l’origine del rogo senza ulteriori elementi investigativi.
E adesso rimane il vuoto
Dopo la cocciniglia e il fuoco, è arrivata – o è proseguita – la fase degli abbattimenti degli alberi compromessi.
Un intervento che, dal punto di vista della sicurezza e delle disposizioni fitosanitarie, riguarda gli esemplari non più recuperabili. Ma visto dal sentiero, dagli occhi di chi quella pineta l’ha frequentata per anni, il risultato è un altro: il bosco scompare.
E così una persona che tornasse oggi alla Campana dopo molti anni potrebbe avere difficoltà a riconoscerla.




















