Un progetto che, almeno all’inizio, includeva tra i territori anche due Comuni castellani.
Il piano, in particolare, prevedeva 103.700 alberi e arbusti su 103,7 ettari e includeva – almeno inizialmente – i due municipi di Grottaferrata e Monte Compatri, insieme a Roma e Guidonia.
Ma le due aree castellane sono state poi cancellate prima dell’affidamento dei lavori. Il progetto ha conservato i Colli Albani nel titolo; i cantieri previsti dal contratto, invece, sono altrove.

Un progetto grande, cambiato lungo il percorso
L’intervento della Città Metropolitana di Roma doveva creare nuove aree boschive con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per Monte Compatri era stato individuato anche un luogo preciso: 5 ettari a Monte Salomone, tra Molara e Pratarena, verso Rocca Priora.
A Grottaferrata, invece, non c’era ancora un piano preciso. Poi nel 2023 la Città metropolitana ha escluso dal progetto – per ragioni ignote – le aree denominate BVA_9 Grottaferrata e BVA_10 Monte Compatri, sostituendole con una nuova superficie verde nella tenuta di Castelporziano.
Il Ministero dell’Ambiente ha approvato la modifica di Gualtieri il 7 novembre 2023.
Dove sono finite le piantumazioni destinate ai Castelli Romani?
Il contratto dei lavori stipulato nel settembre 2024 indica Parco Alessandrino, Parco Bonafede, Gastinelli e Castelporziano–Dogana: tutti siti nel Comune di Roma.
La successiva modifica autorizzata nell’aprile 2025 ha sostituito anche l’area inizialmente prevista a Guidonia con altre superfici a Castelporziano e Capocotta, ancora nel territorio romano.
Negli atti di affidamento e modifica esaminati non compare un ritorno di Grottaferrata o Monte Compatri. Per questo non risultano piantumazioni affidate ai Castelli Romani nell’ambito del progetto denominato RM02.
Le 103.700 piante restano il numero previsto dal progetto finanziato nel 2022, non il conteggio di quelle già messe a dimora.
I comuni rimasti nelle schede online
La confusione nasce anche dalle banche dati.
Grottaferrata e Monte Compatri figurano ancora tra i territori associati al progetto in alcune schede consultabili online, accanto a dati finanziari aggiornati. Ma un elenco che conserva l’impostazione iniziale non dimostra che in quei comuni sia stato aperto un cantiere.
La modifica approvata nel 2023 e il successivo contratto raccontano il passaggio decisivo: le aree dei Castelli sono state escluse prima che i lavori venissero affidati.
È questa la distinzione tra alberi annunciati per un territorio e alberi effettivamente previsti negli atti di esecuzione.
Intanto, gli interventi nei boschi esistenti
Mentre le aree dei Castelli Romani uscivano dal progetto di riforestazione, la Città metropolitana ha continuato a chiudere con esito favorevole decine e decine di procedimenti per il taglio e il diradamento dei boschi.
Le ricostruzioni fondate sugli atti pubblicati da Città Metropolitana di Roma negli ultimi due anni indicano circa 100 ettari abbattuti solo nel 2025, 85 tra dicembre 2025 e gennaio 2026, oltre 56 in una serie di provvedimenti di marzo 2026.
Nell’insieme, più di 200 ettari in meno di due anni.
Sono superfici interessate da interventi forestali di tipo diverso, non ettari di bosco definitivamente scomparso né lavori tutti già eseguiti. Il Parco dei Castelli Romani ha effettuato controlli sui tagli e, nella primavera 2026, ha anche contestato violazioni.
La domanda per la Città metropolitana
La gestione dei castagneti e la riforestazione PNRR sono procedimenti diversi. Accostarle, però, mette a fuoco una domanda politica concreta.
La Città metropolitana guidata da Roberto Gualtieri ha ottenuto il finanziamento per un progetto che porta i Colli Albani nel nome e comprendeva inizialmente due comuni castellani. Quando si è arrivati ai lavori, entrambi erano stati esclusi. Perché Grottaferrata e Monte Compatri sono uscite dal piano?
E la Città metropolitana prevede un altro intervento capace di portare ai Castelli Romani le nuove aree boschive inizialmente annunciate?
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