Con la sua presentazione salgono a tre i provvedimenti di fermo eseguiti nell’ambito dell’indagine.
Si presenta spontaneamente in Questura
Il terzo uomo ricercato per l’omicidio di Ibrahim Dibba si è presentato spontaneamente questa mattina in Questura a Latina.
Era destinatario di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Latina nell’ambito dell’inchiesta sull’agguato costato la vita al 27enne gambiano il 16 settembre scorso.
Con la sua consegna salgono a tre i provvedimenti di fermo eseguiti dalla Squadra Mobile.
Il terzo indagato si consegna in Questura
La Procura di Latina ha comunicato che l’uomo, accompagnato dal proprio difensore, si è presentato spontaneamente negli uffici della Questura alle prime luci dell’alba.
In precedenza non era stato rintracciato dagli investigatori ed era stato dichiarato irreperibile. La Squadra Mobile aveva quindi proseguito senza interruzioni le ricerche.
La sua presentazione modifica così il quadro delle ricerche avviate dopo l’emissione dei provvedimenti di fermo.
Secondo la Procura, sono ora tre i provvedimenti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Latina guidata da Gregorio Capasso e, per quanto riguarda il minorenne coinvolto, dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Roma.
La Procura precisa però che le indagini non sono concluse. Restano da definire l’esatta ricostruzione dell’omicidio e le singole responsabilità degli indagati.
L’agguato in viale XXIV Maggio
Ibrahim Dibba è stato ucciso la sera del 16 settembre a Latina. L’agguato è avvenuto in viale XXIV Maggio, nei pressi della chiesa dell’Immacolata e non lontano dal Tribunale e dal polo universitario.
Secondo le prime ricostruzioni, il 27enne si trovava sul marciapiede quando è stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi da un’automobile in movimento.
I soccorritori lo hanno trasportato in codice rosso all’ospedale Santa Maria Goretti.
Le ferite erano però troppo gravi. Il giovane è morto poco dopo il ricovero. La ricostruzione iniziale dell’agguato è stata confermata dalle successive indagini della Squadra Mobile.
Le testimonianze raccolte nell’immediatezza avevano indicato una piccola automobile scura dalla quale sarebbero partiti gli spari. Gli investigatori hanno quindi acquisito le immagini delle telecamere presenti nella zona e lungo i possibili percorsi di fuga.
Chi era Ibrahim Dibba
Dibba era originario del Gambia e aveva 27 anni. Le prime informazioni diffuse dopo il delitto indicavano che si trovava irregolarmente in Italia ed era destinatario di un provvedimento di espulsione.
La vittima non risultava avere precedenti penali, secondo quanto riferito dagli investigatori nelle prime fasi dell’indagine. Erano presenti soltanto alcuni precedenti di polizia relativi a fatti di lieve entità.
Il quadro personale del giovane è diventato uno degli elementi esaminati dagli investigatori per comprendere le ragioni dell’agguato. In una prima fase era stata valutata anche l’ipotesi di un delitto maturato negli ambienti dello spaccio di droga.
La svolta con i primi due fermi
La svolta nelle indagini è arrivata il 24 settembre, otto giorni dopo l’omicidio. La Squadra Mobile ha eseguito i primi provvedimenti nei confronti di due persone.
Tra loro c’era Ferdinando Di Silvio, maggiorenne, e un ragazzo di 16 anni. Per il minorenne la procedura è stata affidata alla magistratura minorile.
Secondo le prime ricostruzioni, il minorenne è ritenuto dagli investigatori il presunto autore materiale dell’omicidio.
L’accusa ipotizzata dalla Procura comprende l’omicidio pluriaggravato e premeditato. Si tratta comunque di contestazioni formulate nella fase delle indagini e sottoposte alla valutazione dei giudici.
Il 28 settembre si sono svolti gli interrogatori di convalida. Entrambi gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I giudici hanno poi convalidato i fermi e disposto la custodia cautelare in carcere.
Il possibile movente resta da chiarire
Uno dei punti ancora al centro dell’inchiesta riguarda il movente.
Nelle prime ore successive all’omicidio gli investigatori avevano preso in considerazione anche una possibile pista legata alla droga e allo spaccio. Successivamente è emersa un’altra ricostruzione, relativa a una questione economica.
La compagna di Dibba avrebbe riferito agli investigatori che il giovane vantava un credito per un lavoro svolto e che non era ancora stato pagato. La stessa ricostruzione collega il possibile agguato a una lite avvenuta nei giorni precedenti.
Un’altra versione riportata dalle cronache riguarda un litigio tra Dibba e uno dei giovani coinvolti.
Secondo questa ricostruzione, il giorno precedente all’omicidio ci sarebbe stato uno scontro nel quale il minorenne avrebbe ricevuto uno schiaffo. Gli investigatori avrebbero quindi ipotizzato una successiva vendetta.
Questi elementi fanno parte del quadro investigativo e dovranno essere verificati nel corso del procedimento.
La Procura, nel comunicato diffuso il 30 settembre, sottolinea infatti che sono ancora in corso le attività necessarie per ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio e attribuire le singole responsabilità.
Le telecamere e la ricostruzione della fuga
Le immagini della videosorveglianza hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’indagine. Gli investigatori sono riusciti a individuare l’automobile ritenuta collegata all’agguato e a ricostruirne gli spostamenti.
Tra gli elementi raccolti dalla Squadra Mobile ci sono anche le immagini delle telecamere installate nell’ambito di una più ampia attività investigativa sulla guerra per le piazze di spaccio condotta dalla Direzione distrettuale antimafia.
L’auto sarebbe stata individuata e ritrovata nel quartiere di Campo Boario. Da qui sono partite ulteriori attività investigative e perquisizioni finalizzate a identificare le persone che si trovavano a bordo.
Ora l’inchiesta entra in una nuova fase
Con la consegna del terzo destinatario del fermo, gli investigatori possono ora concentrarsi anche sugli interrogatori e sul confronto tra gli elementi raccolti nei confronti dei tre indagati.
Resta da chiarire quale sia stato il ruolo di ciascuno nell’agguato. La Procura di Latina dovrà inoltre ricostruire con precisione le fasi precedenti all’incontro con Dibba, l’arrivo dell’auto in viale XXIV Maggio, gli spari e la successiva fuga.
Il comunicato della Procura ribadisce che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale quindi il principio di presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
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