Per un mese i pescherecci autorizzati alla pesca a strascico resteranno in porto: il fermo biologico durerà fino al 30 ottobre e coinvolgerà le marinerie dei compartimenti di Roma, con Fiumicino e Anzio, e quelle di Civitavecchia, Gaeta e Terracina.
È l’interruzione temporanea obbligatoria prevista per il 2026 dal decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, adottato nell’ambito delle disposizioni europee sulla gestione della pesca nel Mediterraneo.
L’obiettivo è quello di favorire il ripopolamento delle risorse marine sui fondali. Per questo motivo lo stop riguarda in particolare i pescherecci che usano sistemi di pesca a strascico, i quali incidono maggiormente sui fondali.
Per quel che riguarda Anzio in particolare, il fermo investe uno dei luoghi nei quali la pesca continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia e dell’identità cittadina. Nel gennaio 2025 l’amministrazione aveva definito quella anziate come la seconda flotta peschereccia del Lazio per importanza.
Cosa cambia sulle nostre tavole
Ad Anzio e nelle altre marinerie coinvolte, il fermo biologico comporterà soprattutto una diminuzione del pescato normalmente ottenuto con la pesca a strascico, che comprende diverse specie demersali, cioè quelle che vivono sui o vicino ai fondali.
Tra le catture tipiche di questo sistema nel Mediterraneo ci sono, a seconda delle zone e delle stagioni, naselli, triglie, pagelli, sogliole, scorfani, seppie, calamari, gamberi e altri crostacei.
La composizione effettiva del pescato anziate, però, varia in funzione delle zone di pesca e delle battute: sarebbe quindi improprio dire che tutte queste specie saranno necessariamente assenti dai mercati.
In altre parole, il fermo riguarda le barche e gli attrezzi, non il pesce in quanto tale. Per questo durante ottobre pescherie e ristoranti potranno continuare a proporre prodotto locale proveniente dalle attività di pesca non a strascico non sottoposte allo stop, oltre a pesce proveniente da altre marinerie.
Il Ministero conferma infatti che il provvedimento 2026 disciplina specificamente l’interruzione delle attività di pesca, mentre altre tipologie di arresto riguardano separatamente singole specie o altri sistemi di pesca.
I numeri della marineria
I numeri raccontano meglio di qualsiasi definizione il peso della marineria portodanzese. Secondo le statistiche elaborate da BMTI su dati EUMOFA, nel 2022 dal porto di Anzio risultano prime vendite per circa 960 tonnellate di prodotto, pari a quasi 6,84 milioni di euro.
Nel primo semestre 2023, le prime vendite attribuite ad Anzio ammontavano a circa 544 tonnellate, per un valore di circa 4,12 milioni di euro.
Anzio occupa dunque una posizione tutt’altro che marginale. E il suo rapporto con il pesce va ben oltre le barche che ogni giorno rientrano in porto. Il pescato alimenta una filiera fatta di operatori, commercianti, ristorazione e distribuzione.
Nel più ampio sistema romano, il Centro Agroalimentare di Roma rappresenta uno dei principali snodi della distribuzione: secondo dati riportati dal settore, nel mercato ittico del CAR transitano circa 80 mila tonnellate di prodotto all’anno, con una quota significativa di prodotto pescato proveniente dalle marinerie del Lazio, tra cui proprio Anzio, Fiumicino e Civitavecchia.
Il sostegno ai pescherecci
Per i pescatori, tuttavia, la sostenibilità ambientale deve necessariamente confrontarsi con la sostenibilità economica. Durante il mese di interruzione è previsto un sostegno al reddito per i lavoratori imbarcati sulle unità interessate dal fermo pesca, attraverso gli strumenti predisposti dal Ministero del Lavoro. È un meccanismo pensato per attenuare l’impatto dello stop su chi vive direttamente dell’attività di pesca.
Il quadro regionale restituisce, del resto, un settore che conserva un peso economico importante. Una fotografia presentata nel giugno 2026 indica in 522 i battelli operativi nel Lazio, con un valore complessivo delle catture stimato in circa 45 milioni di euro.
Particolarmente rilevante è il ruolo della pesca a strascico: secondo i dati citati da Confcooperative, rappresenterebbe circa il 20% della flotta regionale ma oltre il 70% del valore della produzione, concentrandosi proprio nei principali porti pescherecci, fra cui Anzio.
A Fiumicino, la marineria conta 23 pescherecci e viene stimato un apporto al mercato locale di circa 100 quintali di prodotto ittico fresco al giorno quando la flotta è operativa.
Il problema dell’insabbiamento
Per la marineria anziate, il fermo arriva in un momento delicato in particolare. Il problema non è soltanto quello, programmato, del fermo biologico, ma investe anche le condizioni in cui versa il porto di Anzio.
Negli ultimi anni i pescherecci nel porto di Anzio infatti hanno dovuto fare i conti con l’insabbiamento dell’imboccatura che in alcune giornate ha reso difficoltosa o addirittura impedito l’uscita delle imbarcazioni. Nell’aprile 2026 il Comune ha segnalato come gli eventi meteomarini avversi avessero provocato un rilevante fenomeno di insabbiamento, con conseguenti sospensioni forzate dell’attività e perdite economiche per gli operatori.
Proprio quest’anno, tuttavia, è arrivato un intervento atteso da tempo. A giugno la Regione Lazio ha avviato il dragaggio del porto di Anzio, con l’obiettivo di rimuovere circa 8 mila metri cubi di sabbia e consentire ai pescherecci di effettuare le manovre di entrata e uscita in maggiore sicurezza.
L’operazione è inserita nel più ampio piano regionale di difesa della costa, per il quale la Regione ha previsto investimenti complessivi pari a 90 milioni di euro nel triennio. R Regione Lazio




















