Con un decreto del Tar di Latina è stato dichiarato perento, cioè estinto, il ricorso presentato dalla società Sacchi Immobiliare contro la delibera dell’Egato 4 – l’ente che governa il servizio idrico nella provincia di Latina, ad Anzio e Nettuno – che aveva dato il via libera alla realizzazione della serra per l’essiccamento dei fanghi nel territorio di Aprilia.
La conseguenza pratica è che il procedimento giudiziario si chiude definitivamente e, con esso, svanisce anche un progetto che nel frattempo era già rimasto senza prospettive concrete.
Il giudice ha infatti rilevato che, dopo il deposito del ricorso nel luglio 2025, non è stata presentata l’istanza necessaria per fissare l’udienza di merito.
Trascorso il termine previsto dalla legge, il ricorso è stato dichiarato perento e ogni parte dovrà sostenere le proprie spese.
Impianto di trattamento fanghi ad Aprilia: una vicenda già al capolinea
Ma la vicenda era ormai arrivata al capolinea già da tempo. Il progetto era nato nel 2022, quando la Conferenza dei sindaci dell’Ato 4 approvò la proposta per realizzare due impianti di essiccamento solare dei fanghi provenienti dai depuratori, uno ad Aprilia e uno a Minturno, finanziati con risorse del Pnrr.
L’obiettivo dichiarato era ridurre i costi di gestione dei fanghi di depurazione, con un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro tra fondi pubblici e quote derivanti dal servizio idrico.
Per Aprilia venne individuata un’area accanto al depuratore in via del Campo accanto al depuratore di Acqualatina.. Fin dall’inizio il progetto suscitò polemiche politiche e proteste sul territorio.
I detrattori denunciavano il rischio di nuove servitù ambientali per una città già fortemente gravata dalla presenza di impianti per il trattamento dei rifiuti, mentre Acqualatina e l’Egato sostenevano la necessità dell’opera per ridurre i costi di smaltimento dei fanghi.
L’iter autorizzativo, tuttavia, si è progressivamente complicato. L’impianto di Aprilia è rimasto impantanato tra procedure ambientali, interferenze con sottoservizi presenti nell’area individuata e altre criticità tecniche, mentre il progetto gemello di Minturno ha accumulato ritardi legati alle prescrizioni della Soprintendenza. A quel punto è emerso il vero problema: il rischio concreto di non rispettare le scadenze imposte dal Pnrr.
A gennaio 2025 lo stesso Egato 4 aveva ammesso che i due impianti avrebbero potuto saltare e aveva prospettato perfino la rinuncia al finanziamento ministeriale, evidenziando come il mancato rispetto dei termini avrebbe comportato la perdita delle risorse stanziate.
La rinuncia al progetto
Pochi mesi dopo, nell’aprile 2025, la Conferenza dei sindaci aveva tentato di salvare almeno il progetto di Aprilia, prendendo atto della volontà di Acqualatina di proseguire con la realizzazione della serra e abbandonando invece quella prevista a Minturno. Proprio contro quella decisione si era rivolta Sacchi Immobiliare con il ricorso ora dichiarato estinto.
Nel frattempo, però, il quadro è cambiato radicalmente. La perdita del finanziamento e la successiva rinuncia all’intervento hanno reso il progetto privo di prospettive operative. Una circostanza confermata anche dalla revoca della procedura collegata agli impianti di essiccamento dopo la rinuncia ai fondi Pnrr e alla realizzazione delle opere.
La decisione del Tar arriva quindi a mettere il sigillo finale su una vicenda durata anni. L’impianto per il trattamento dei fanghi che avrebbe dovuto sorgere ad Aprilia non vedrà la luce.
Un progetto nato tra grandi aspettative, finito al centro di scontri politici, contestazioni e ricorsi amministrativi, e che oggi può considerarsi definitivamente archiviato.



















