Lo stesso identico sito proprio al confine con Pomezia dove pochi mesi fa Regione Lazio e TAR del Lazio avevano fermato un ben più grande progetto di discarica per rifiuti.
Il nuovo provvedimento, datato 30 settembre, interviene sull’AUA (Autorizzazione Unica Ambientale) n. 3884 del 18 agosto, successivamente validata dal SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) il 7 settembre.
Comunque, la Provincia, incurante delle problematiche sollevate, ha deciso di andare avanti.
SEIPA chiede la rettifica, la Città Metropolitana interviene
La richiesta della società Seipa di effettuare alcune modifiche dell’autorizzazione rilasciata a suo favore appena poche settimane fa dall’ente guidato dal sindaco Gualtieri è arrivata il 21 settembre.
Appena nove giorni dopo la Città Metropolitana ha rettificato l’autorizzazione, come richiesto dal privato: una prescrizione relativa allo stoccaggio delle biomasse viene cancellata perché riconosciuta come un errore materiale, altre prescrizioni vengono riscritte e due disposizioni riferite ai materiali End of Waste (riqualificati) vengono eliminate perché considerate non pertinenti all’attività autorizzata.
Restano invece valide tutte le altre condizioni dell’AUA. Il nuovo titolo riguarda un’attività formalmente definita di “cava e recupero ambientale”, diversa quindi dalla maxi-discarica per rifiuti inerti formalmente autorizzata in precedenza.
Insomma, l’autorizzazione post Ferragosto sembra essere stata scritta con errori e velocemente: ma perché tutta questa fretta?
Sullo stesso quadrante pesa ancora la maxi-discarica
La nuova autorizzazione incontra la storia recente di Tor Tignosa. SEIPA aveva infatti proposto nello stesso quadrante ad agosto 2025 una mega discarica per rifiuti.
La Regione Lazio ha chiuso negativamente quel procedimento. Uno dei problemi decisivi era rappresentato dalla vicinanza alle cosiddette funzioni sensibili.
L’Istituto comprensivo Fabrizio De André risulta infatti a soli 200 metri dal perimetro del progetto, mentre il Piano regionale dei rifiuti individua una distanza di 1.500 metri nell’ambito del relativo criterio localizzativo.
A pochi passi si trova inoltre il grande quartiere residenziale Roma 2 di Pomezia, che già negli anni scorsi aveva alimentato proteste e prese di posizione contro il progetto.
SEIPA perde al TAR, ma la causa non è finita
Contro il No della Regione SEIPA si è rivolta alla giustizia amministrativa. L’8 maggio 2026 il TAR del Lazio, con la sentenza n. 8566, ha respinto il ricorso della società, lasciando quindi in piedi il diniego regionale.
SEIPA ha però proseguito la battaglia davanti al Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa.
La maxi-discarica resta dunque bloccata, ma la partita giudiziaria non risulta ancora definitivamente chiusa.
Due progetti diversi, ma Tor Tignosa resta al centro
La distinzione è fondamentale. La vecchia pratica riguardava una vera e propria discarica per rifiuti, sottoposta a uno specifico procedimento autorizzativo. Quella approvata nell’agosto 2026 è invece formalmente un’a richiesta di autorizzazione per cava e recupero ambientale, con attività collaterale di recupero dei rifiuti.
Non si può quindi affermare che la maxi-discarica bocciata sia stata semplicemente riaperta sotto un altro nome.
Resta però un dato difficilmente trascurabile: mentre è ancora aperto il contenzioso sulla grande discarica di Tor Tignosa, fortemente caldeggiata dal sindaco commissario Gualtieri, nello stesso identico sito la stessa identica società SEIPA ottiene un distinto titolo ambientale dalla Città Metropolitana guidata da Gualtieri per abbancare rifiuti nel recupero della cava.
L’atto è tecnico, la responsabilità istituzionale è della Città Metropolitana
La determina non porta la firma personale di Roberto Gualtieri. È un provvedimento dirigenziale della Città Metropolitana, firmato dalla dirigente Paola Camuccio, con Francesca Patanè responsabile dell’istruttoria e del procedimento.
Sul piano istituzionale, tuttavia, la Città Metropolitana di Roma Capitale è l’ente guidato dal sindaco metropolitano Gualtieri. Ed è proprio l’ente metropolitano ad aver adottato nell’agosto scorso l’AUA e, ora, a modificarne alcune prescrizioni.
Tor Tignosa, l’ombra delle terre e dell’amianto del cantiere dell’Inceneritore Acea
Un dubbio diventa inevitabile: Tor Tignosa potrebbe candidarsi a diventare uno degli sbocchi per le terre di scavo prodotte dal vicino cantiere dell’Inceneritore Acea di Santa Palomba.
Non esiste, al momento, un atto che dimostri questo collegamento, ma il sospetto acquista peso dopo le denunce dei comitati, che hanno documentato camion in uscita dal cantiere e contestato presunti conferimenti in aree non autorizzate, oltre a movimentazioni notturne di materiali sospettati di contenere amianto.

Anche lo Sportello Amianto Nazionale ha parlato di possibili incongruenze nella gestione delle terre di scavo e nelle verifiche sulla presenza di amianto, chiedendo chiarimenti agli enti competenti.
In questo quadro, l’autorizzazione concessa a poche centinaia di metri per utilizzare grandi quantità di terre e rocce nel recupero della cava apre una domanda precisa: quelle terre arriveranno anche dal cantiere dell’inceneritore?
Ad oggi non c’è prova che sia così, ma è un collegamento che merita di essere verificato negli atti e nei futuri formulari di trasporto.
Scuola e quartiere restano lì, a pochi passi
Tor Tignosa resta quindi un dossier aperto. Da una parte c’è la maxi-discarica fermata dalla Regione Lazio, bocciata dal TAR e ancora al centro del giudizio davanti al Consiglio di Stato. Dall’altra c’è un diverso progetto di recupero ambientale della cava, autorizzato nel 2026 e ora rettificato.
E il contesto territoriale non cambia: a circa 200 metri c’è la scuola Fabrizio De André e nelle immediate vicinanze si estende Roma 2, uno dei grandi quartieri residenziali di Pomezia.
La logica suggerirebbe di allontanare il più possibile qualsiasi tipo di discarica da quartieri residenziali e scuole; per la verità lo impongono anche alcune norme specifiche. Per questo non è chiaro perché una volontà politica insista a voler creare quell’impianto su quel terreno.
Magari qualche sponsor politico della vicenda potrebbe spiegarcelo in maniera chiara ed esaustiva.
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