È il risultato di un percorso durato oltre quattro anni e costruito mettendo insieme ricerca scientifica, dati statistici e conoscenze maturate direttamente nei territori.
Una nuova fotografia della Capitale dopo 50 anni
La mappa nasce dalla necessità di aggiornare una rappresentazione territoriale che non riusciva più a descrivere completamente la Roma di oggi.
La precedente articolazione delle zone urbanistiche risale infatti al 1977, quando la città aveva caratteristiche demografiche, urbanistiche e sociali molto diverse da quelle attuali.
Da allora Roma si è trasformata: sono cresciuti nuovi insediamenti, alcune aree hanno cambiato caratteristiche, altre hanno sviluppato una propria identità territoriale.
Sono cambiate anche la distribuzione della popolazione, le attività economiche, i servizi e le relazioni tra le diverse parti della città.
La nuova mappa prova quindi a leggere Roma non soltanto attraverso i confini amministrativi, ma anche attraverso la realtà quotidiana dei suoi quartieri.
Non nuovi Municipi, ma uno strumento per conoscere meglio la città
La nuova articolazione non crea nuovi livelli amministrativi. I Municipi restano invariati.
Quartieri e zone funzionali hanno invece una funzione conoscitiva e di programmazione.
L’obiettivo è poter disporre di dati più precisi su porzioni della città più vicine alla dimensione in cui le persone vivono ogni giorno. Questo può riguardare, per esempio, la popolazione, la struttura per età, l’occupazione, le caratteristiche sociali e le trasformazioni urbanistiche.
Il collegamento con i dati statistici è uno degli aspetti centrali del progetto.
L’Istat, infatti, mette a disposizione basi territoriali e dati censuari anche per livelli sub-comunali, comprese aree come quartieri e altre suddivisioni territoriali.
I dati più recenti del Censimento permanente possono essere utilizzati anche per le aree sub-comunali dei capoluoghi delle città metropolitane.
Questo rende possibile una lettura più dettagliata delle differenze interne a una città estesa come Roma.
Il territorio entra nella costruzione della mappa
La novità non riguarda soltanto il numero delle aree individuate. Un elemento centrale è il metodo utilizzato per arrivare alla nuova suddivisione.
Il progetto ha coinvolto Roma Capitale, i Municipi, le Università Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, l’Istat, gli uffici comunali, associazioni, comitati di quartiere e cittadine e cittadini.
La partecipazione dei territori ha permesso di affiancare al lavoro tecnico e statistico la conoscenza maturata da chi vive nei quartieri.
Un passaggio importante perché i confini percepiti dalle comunità non sempre coincidono con quelli tracciati dalle precedenti classificazioni amministrative o urbanistiche.
Il contributo scientifico delle università è stato coordinato dal professor Salvatore Monni.
L’Università Roma Tre ha descritto il progetto come uno strumento per leggere le trasformazioni sociali, economiche e territoriali della Capitale.
Dalle vecchie zone urbanistiche alla città reale
La nuova mappa si affianca alle precedenti suddivisioni territoriali. Non sostituisce quindi ogni classificazione già utilizzata da Roma Capitale.
Il suo valore sta soprattutto nella possibilità di affiancare diverse chiavi di lettura della città.
Le zone urbanistiche continuano a essere utilizzate per numerose analisi statistiche. L’Istat, per esempio, ha recentemente utilizzato proprio le zone urbanistiche romane per analizzare fenomeni come l’indice di vecchiaia nelle diverse parti della Capitale.
La nuova mappa aggiunge però un’altra prospettiva. Cerca di rappresentare quartieri riconoscibili anche dal punto di vista dell’identità locale e della vita quotidiana.
È una distinzione importante. Roma non è soltanto l’insieme dei suoi quindici Municipi. E non è nemmeno una realtà omogenea al loro interno. Le condizioni sociali, economiche e urbanistiche possono cambiare sensibilmente da una parte della città all’altra.
Una base per dati e politiche di prossimità
Uno degli obiettivi indicati dal progetto è utilizzare la nuova geografia per produrre informazioni sempre più dettagliate a livello di quartiere.
Il professor Salvatore Monni, coordinatore scientifico del progetto, sottolinea proprio questo aspetto:
“Per governare una città bisogna innanzitutto conoscerla. La nuova mappa ci consente di produrre e mettere a disposizione dati a livello di quartiere, fondamentali per comprendere le differenze e le disuguaglianze all’interno della città”.
La nuova mappa può quindi diventare una piattaforma di riferimento per leggere fenomeni che, osservati soltanto su scala comunale, rischiano di nascondere differenze molto marcate tra quartieri.
La mappa dentro GeoRoma
La nuova articolazione territoriale si inserisce anche nel sistema cartografico digitale della Capitale.
Il servizio GeoRoma di Roma Capitale consente di consultare l’infrastruttura territoriale della città e i diversi livelli cartografici elaborati dall’amministrazione. La piattaforma è pensata per cittadini, professionisti, dipendenti pubblici e altre amministrazioni.
Questo passaggio è importante perché rende la nuova geografia utilizzabile non soltanto come documento cartaceo. Le informazioni territoriali possono essere associate a mappe digitali e, progressivamente, a dati statistici e amministrativi.
La direzione indicata dal progetto è quindi quella di una rappresentazione della città più dinamica. Una mappa che non serva soltanto a stabilire dove comincia e dove finisce un quartiere, ma che permetta di conoscere meglio ciò che accade al suo interno.
Cosa cambia per i cittadini
Per i romani la nuova mappa non comporta la nascita di un nuovo Municipio o di un nuovo ente. Non cambia quindi l’organizzazione amministrativa della Capitale.
Cambia soprattutto il modo in cui i territori possono essere descritti e analizzati.
Il riconoscimento dei quartieri può avere anche una dimensione legata all’identità. Nomi, confini e appartenenza sono infatti elementi che fanno parte della percezione che gli abitanti hanno della propria zona.
La nuova articolazione cerca di mettere insieme proprio questi aspetti con quelli scientifici. Da una parte ci sono i dati. Dall’altra c’è la conoscenza delle comunità.
Quattro anni di lavoro
Il percorso è durato oltre quattro anni. La costruzione della mappa ha richiesto il confronto tra competenze differenti.
Municipi e uffici comunali hanno fornito informazioni sulle trasformazioni territoriali. Le università hanno contribuito all’analisi scientifica.
L’Istat ha messo a disposizione competenze e strumenti per la lettura statistica. Associazioni, comitati e cittadini hanno portato la conoscenza diretta dei quartieri.
Il risultato è una geografia che vuole fotografare la città contemporanea senza cancellare le suddivisioni già esistenti.
Gualtieri: “Una nuova geografia della città”
Il voto dell’Assemblea Capitolina chiude ora il percorso politico e istituzionale.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato il valore dell’aggiornamento dopo quasi mezzo secolo.
“Con il voto dell’Assemblea Capitolina portiamo a compimento un lavoro importante e necessario, che dopo quasi cinquant’anni ci consegna una nuova geografia della città, più aderente alla Roma di oggi.
Roma è profondamente cambiata e questa mappa ci permette di conoscere meglio i suoi territori e le comunità che li abitano, riconoscendo e valorizzando l’identità e il senso di appartenenza dei suoi quartieri”.
Catarci: ora la sfida è utilizzare i dati
Anche Andrea Catarci, responsabile dell’Ufficio di Scopo Quartieri e Partecipazione, ha posto l’accento sul percorso partecipativo.
“Con il voto dell’Assemblea Capitolina si conclude un percorso lungo e complesso, durato oltre quattro anni, costruito insieme ai Municipi, alle Università Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, all’Istat, agli uffici comunali, ai comitati di quartiere, alle associazioni e alla cittadinanza”.
La presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli ha invece evidenziato il riconoscimento delle identità dei quartieri e il contributo delle comunità alla costruzione della nuova mappa.
Il passaggio successivo sarà trasformare questa nuova conoscenza territoriale in dati, analisi e strumenti utili alla programmazione. È su questo terreno che la nuova geografia di Roma dovrà misurare la propria utilità concreta.
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