Possiamo solo immaginare il panico in cui è piombato il genitore che non sa che fine abbia fatto la propria figlia di soli 3 anni, non certo quindi autonoma e capace di gestire una situazione di questo tipo.
Un fatto drammatico, che per fortuna ha avuto come epilogo la riconsegna della piccola, piangente, tra le braccia dei genitori.
L’uscita da scuola e la ‘sparizione’
Il fatto gravissimo è accaduto mercoledì scorso e ha fatto scattare anche un vero allarme sulle procedure che regolano il servizio di navette delle scuole che porta i bambini a casa.
Abbiamo provato a ricostruire l’accaduto, anche per capire come ora il Comune di Aprilia debba intervenire affinché un tale evento non si ripeta.
Come avviene tutti i giorni nell’istituto che ospita sia asilo che elementari, al termine delle lezioni la bimba di 3 anni è stata accompagnata presso la zona delle elementari per attendere l’uscita dei suoi ‘colleghi’ un po’ più grandi. Insieme a loro avrebbe dovuto prendere il pulmino che la riporta alla fermata vicino casa ogni giorno.
Parliamo di un servizio che copre le vaste zone di Aprilia, soprattutto quelle di campagna, che quest’anno è stato affidato alla ditta Schiaffini.
Al momento di dover salire sul pulmino, però, per cause ancora non del tutto chiarite, la bimba è stata fatta montare sul pulmino sbagliato.
Il panico e il ritrovamento
Naturalmente a 3 anni la bambina non ha compreso di essere salita sull’automezzo sbagliato. Non se ne sono accorti nemmeno i collaboratori scolastici, né il personale addetto all’accompagnamento, né gli autisti.
Quando il pulmino che doveva portare la bambina di 3 anni è arrivato alla fermata stabilita, la mamma si è accorta che sua figlia su quel mezzo non c’era.
L’immediata giustificazione del personale è stata che quel giorno la bambina non c’era tra i bambini dell’asilo. Ma la madre sapeva bene che la figlia all’asilo c’era eccome.
Immediatamente è iniziata una serie di telefonate. Dall’istituto e dall’asilo la risposta è stata che la bambina era stata fatta montare regolarmente sul pulmino. Da Schiaffini nessuno intanto rispondeva.
Una serie di telefonate che non hanno fatto altro che far salire il panico dei genitori (il padre era in contatto dal suo posto di lavoro a Roma).
Solo dopo un tempo che a molti è sembrato infinito, da un altro pulmino è arrivata la notizia che la bambina era lì e finalmente la stavano accompagnando dalla mamma.
Scesa dal pulmino, la piccola di 3 anni è naturalmente scoppiata a piangere. Possiamo soltanto immaginare cosa possa aver passato in quei momenti.
Una procedura che non funziona
La storia finita bene accende comunque un allarme sulle procedure che gestiscono tutte le operazioni che riportano a casa i bambini dalla scuola.
Come è stato possibile che questo fatto sia avvenuto? E, soprattutto, cosa bisogna fare perché un tale evento non si possa ripetere?
La scuola dove è avvenuto ora ha adottato una procedura più stretta di controllo. Ma nel caso soprattutto dei bambini dell’asilo è sempre una procedura che si basa soprattutto sulla memoria del personale scolastico.
Non viene fatto un appello, non c’è una lista da controllare e spuntare e i bambini non hanno un tesserino di riconoscimento, come era invece in passato.
La scomparsa del tesserino di riconoscimento
All’epoca del trasporto operato dalla ditta Tesei, infatti, i bambini avevano un tesserino di riconoscimento con tanto di foto e indicazione di quale pulmino dovevano prendere e a quale fermata scendere.
Ora sembra tutto lasciato alla capacità del singolo operatore di ricordare facce, presenza e destinazioni.
Il Comune di Aprilia per il momento ha solo pensato a fare un richiamo alla ragazza che avrebbe dovuto farla montare sul pulmino giusto.
Sembra strano che autisti dei due pulmini, personale scolastico e anche la ragazza che ha fatto salire (non dovendo) la bambina non siano quantomeno ritenuti corresponsabili.
Ovvero, per essere più precisi, non possono essere tutti responsabili. Evidentemente il vero problema è che c’è una enorme falla nella procedura.
Le responsabilità del Comune di Aprilia
Dal Comune di Aprilia ci si aspetta un intervento ben diverso che richiamare una ragazza, alla quale nemmeno sono stati forniti gli strumenti per sapere se quella bambina quel giorno sia andata a scuola o no.
Sembra quasi un tentativo di scaricare le responsabilità sull’anello più debole della catena, senza assumersi le proprie responsabilità.
Nei corridoi comunali si parla di un appalto chiuso al ribasso e quindi di un servizio che, di conseguenza, non può essere allo stesso livello degli anni precedenti.
Come del resto avviene tutto da un paio d’anni ad Aprilia. Le decisioni sembrano essere prese solo in funzione di un risparmio per le casse comunali.
Ma stavolta non parliamo di un San Michele sottotono, di un carnevale senza carri o di una striscia blu di troppo, stavolta parliamo della sicurezza dei nostri figli.
Perché non sono stati fatti i tesserini di riconoscimento come negli anni precedenti? Quanto abbiamo risparmiato con questa scelta? E quanto abbiamo perso in sicurezza?
La sicurezza sacrificata al risparmio?
I genitori della scuola dove è avvenuto il fatto si stanno intanto organizzando in maniera autonoma. Contano di munire i propri figli di tesserini di riconoscimento con tutti i dati per una giusta ‘consegna’.
Intanto la bambina di 3 anni, evidentemente scioccata dall’accaduto, si è rifiutata di riprendere il pulmino, dove si è certamente sentita abbandonata. A scuola ora l’accompagna la madre.
I genitori stanno cercando di aiutarla, dicendo che era quasi un gioco, una piccola prova di responsabilità alla quale era stata sottoposta, per sdrammatizzare la cosa agli occhi della piccola. Non possono certo dirle la verità, che non capirebbe.
Ora nei prossimi giorni cercheranno di riportarla alla sua routine, di cui fa parte anche un pulmino che la accompagna a casa, dove lei deve sentirsi nuovamente al sicuro, perché gli adulti hanno pensato alla sua sicurezza, più importante di qualche euro da risparmiare.
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