Nel capoluogo pontino sono arrivate anche le biciclette della ‘Transumanza per la legalità’, e poi tanti cittadini che hanno preso parte alla grande manifestazione per stringersi intorno ai familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata, con lo slogan “Radici di Memoria, frutti di impegno”.
“Ieri il Papa è stato chiaro: ‘Piangete e convertitevi, in ginocchio chiedo di cambiare vita’”, ha aggiunto il presidente di Libera Don Ciotti. “Le nostre antenne di cittadini ed associazioni ci dicono che qui le mafie non sono infiltrate, sono presenti. Fanno i loro affari nel settore dell’economia e della finanza. Se fosse solo un problema di criminalità basterebbero le forze dell’ordine ma è anche un problema di case, di povertà e di politiche sociali”. Sul caso rifiuti e sulle dichiarazioni del pentito Schiavone, don Ciotti ha ricordato: “Si sapeva da vent’anni, mi sono stupito di chi si è stupito. Boschin vedeva tutto questo dalla sua finestra e sulla sua morte non sappiamo ancora la verità. Non c’è strage in Italia di cui si conosca la verità”.
Sempre dal palco, dopo aver ascoltato i nomi delle 900 vittime di mafia, Don Ciotti ha chiesto alla politica di decretare per legge il 21 marzo come Giornata nazionale per le vittime di tutte le mafie: “le sveglie delle nostre coscienze sono loro, che sono caduti per la legalità e per la giustizia – ha aggiunto don Ciotti – Per vivere ci vuole coraggio, non perché la vita sia difficile o spavantosa: ci vuole coraggio perché così la vita è più vera. Siamo tutti fragili e piccoli ma metterci in gioco significa vincere e si eviterà l’errore più grande: vivere senza aver davvero vissuto. Auguri e grazie a tutti: a Latina e alla Regione Lazio che ci ha accolto. Giovani voi siete me-ra-vi-glio-si”.
Al corteo ha partecipato anche Rosi Bindi, presidente della commissione parlamentare anti-mafia. “Oggi siamo tutti responsabili. Confidiamo nella richiesta di conversione che il Papa ha fatto ieri in maniera forte nei confronti degli uomini e delle donne di mafia”. Secondo Bindi “i mafiosi sono forti perché qualcuno si gira dall’altra parte, c’è qualcuno che pensa che ci si possa convivere o fare affari”, per questo “si deve dire di no con forza”. “Se da queste giornate ci sarà una persona in più che vuole fare la lotta alla mafia abbiamo ottenuto un risultato importante” ha concluso.
Tra le autorità, anche il Presidente del Senato Piero Grasso, il procuratore Giancarlo Caselli, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Governatore Zingaretti e decine di sindaci in tricolore.


























