Al terzo tentativo i cittadini ce l’hanno fatta, almeno quelli della nostra Regione: non si può più lucrare denaro con la nostra acqua. Questo è il fondamentale principio generale della nuova legge approvata lo scorso 17 marzo all’unanimità dal Consiglio Regionale del Lazio. Una legge di iniziativa popolare approvata con un percorso che rappresenta una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra cittadini ed istituzioni, perché ha aperto una nuova via per praticare dal basso la democrazia nel nostro Paese (vedi articolo qui sotto).
Dunque dopo l’affossamento da parte dei partiti presenti in Parlamento della legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 400mila elettori nel 2006 e dopo che le stesse forze politiche hanno tradito voto di 27 milioni di italiani che con i referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno detto no alla privatizzazione della nostra acqua, questa volta è stato davvero stabilito per legge che l’acqua è un diritto e non una merce qualsiasi.
LA SPINTA DAL BASSO
Una vittoria su tutti i fronti grazie all’impegno indomito dei movimenti per l’acqua pubblica che prima hanno scritto la proposta di legge, poi hanno raccolto le firme necessarie per presentarla e poi sono stati costantemente presenti in aula durante tutta la discussione alla Pisana.
Una presenza vigile che ha permesso di far approvare anche altri importantissimi punti: 1) l’acqua è un bene comune inalienabile che non può appartenere a nessuno (cioè né al Mercato, né allo Stato); 2) l’acqua è un bene limitato che va tutelato a favore delle future generazioni; 3) l’accesso all’acqua è un diritto umano inviolabile che nessuno può negare (quindi addio ai distacchi idrici selvaggi da parte dei gestori).
PRIMA LE PERSONE E LA VITA
Inoltre la stessa legge stabilisce una priorità d’uso: in primo luogo l’acqua deve essere assicurata per l’alimentazione e l’igiene umana; in secondo luogo per l’agricoltura e l’alimentazione animale e da ultimo vengono le altre destinazioni d’uso (industriale, termale, turistica, ecc.). Di conseguenza dovrebbero terminare i deprecabili fenomeni di inquinamento che sempre più spesso interessano i nostri corsi d’acqua. Fenomeni che costringono i Sindaci ad emettere le solite ordinanze di divieto d’uso, soprattutto in estate. Solo dopo aver garantito queste priorità, eventualmente il bene comune può essere destinato ad altri usi commerciali, tipo quello dell’imbottigliamento delle acque minerali. In quest’ultimo caso però il costo per imbottigliarla e commercializzarla sarà molto più caro di quello attuale.
ENTRO 6 MESI NUOVI AMBITI
Proprio per assecondare questa nuova impostazione della pianificazione regionale in materia di servizi idrici integrati, le nuove Autorità d’Ambito si chiameranno ABI (Ambito di Bacino Idrico) e dovranno essere individuate entro 6 mesi dall’approvazione della legge.
Di conseguenza scompaiono definitivamente gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali). Ogni ABI poi, nei due anni successivi, dovrà predisporre un proprio bilancio idrico (quantità e qualità dell’acqua, dispersioni, fabbisogno) pianificando la destinazione d’uso della risorsa; in tal modo si intende eliminare le periodiche interruzioni del servizio, soprattutto nei mesi estivi. Per il funzionamento degli ABI inoltre dovrà essere adottata una nuova Convenzione di Cooperazione tra gli enti locali, dove però i rappresentanti dei Comuni avranno un vincolo di mandato: vale a dire che le decisioni assunte nelle Conferenze dei Sindaci dovranno essere ratificate dai rispettivi Consigli comunali, pena la nullità dell’atto.
Principio quest’ultimo che è stato riaffermato in tutte le sedi istituzionali possibili (Tribunali inclusi) dai comitati per l’acqua pubblica e che oggi è legge del Lazio. Non a caso nelle nuove norme è stato previsto un ruolo attivo dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del ciclo dell’acqua (anche se non è ancora chiara la modalità). Non è chiaro che fine faranno i due gestori Acqualatina Spa ed Acea Ato 2 Spa, occorre attendere ulteriori regole di attuazione. Ma la strada per un gestione democratica e pulita dei servizi idrici è segnata. Di sicuro la storia è destinata a cambiare.
Intanto, l’Autorità per l’Energia e il Gas ha deciso di indagare su tariffe e rimborsi dovuti ai cittadini a seguito del referendum che ha abrogato la “cresta” sulle bollette cosiddetta remunerazione del capitale investito.
27/03/2014

























