Per capire cosa si nasconde dietro l’esigenza di ricorrere a tale misura occorre fare un passo indietro. Per diventare beneficiario di un’abitazione popolare e pagare il solo costo dell’affitto, che oscilla dai 7,50 (il 40% degli affittuari) ai 50,00 euro occorre mettersi in graduatoria. I vincitori, con fascia di reddito bassa ed altre condizioni sfavorevoli, ottengono le chiavi di casa, ma non possono trasferirsi subito: devono prima aspettare che l’Ater effettui i lavori di ristrutturazione finanziati dalla Regione. Spesso, infatti, le case sono in condizioni disastrose un po’ perché mancano i fondi per ridargli vita, un po’ perché le occupazioni abusive aumentano la lunga lista di problemi già esistenti. Perdite d’acqua, muri a pezzi, pavimenti da rifare sono solo alcuni dei problemi riscontrati. È nel periodo di tempo che va dall’assegnazione al momento in cui i lavori sono terminati e si può procedere con il trasferimento che accadono le cose più assurde. L’ingegner F. Berardi dell’Ater, dirigente dell’Area Tecnica, spiega a Il Caffè quante famiglie prendano di mira le case popolari per occuparle. «A volte anche con una salma all’interno, a volte nei minuti di tempo in cui la famiglia si allontana». Prendere possesso di un’abitazione che non spetta per diritto vuol dire scavalcare persone con problemi ancora più gravi, che per questo sono davanti in graduatoria. Sfrattare poi chi si è insediato abusivamente diventa difficilissimo ed i tempi della giustizia italiana non aiutano: occorre sporgere denuncia ed aspettare la decisione del giudice. A pagare il prezzo dell’attesa la famiglia a cui spetterebbe di diritto l’abitazione che si ritrova senza un tetto e senza i soldi per provvedere da sola ad una soluzione.
È per questo che scatta il processo di murazione della porta di ingresso. L’Ater, con un blocco di cemento armato, mette un freno all’occupazione abusiva. Si tratta di un processo che dura il tempo necessario perché un’azienda si aggiudichi l’appalto per effettuare i lavori a tutela della famiglia beneficiaria. L’ingegner F. Berardi ha però tranquillizzato Il Caffè che si è interessato alla questione e, solo qualche giorno dopo, è stata tolta la muratura ed installata una porta in ferro dotata di meccanismo elettronico per permettere solo alla ditta di accedere. La famiglia congolese che è risultata vincitrice potrà, al termine dei lavori, finalmente abitare nella casa che le spetta. Sempre che non decida di rinunciare al posto per le minacce ricevute.
























