Le indagini svolte con la Procura di Latina hanno consentito il recupero dei reperti che erano abilmente occultati, sotto teli di lino, al piano seminterrato di una villa, in un ripostiglio asservito alla taverna, al cui interno vi era custodita anche attrezzatura subacquea usata, presumibilmente, per il saccheggio dei fondali marini della riviera laziale, notoriamente ricca di beni archeologici.
Tre delle anfore erano state proprio pescate sul fondo del mare pontino, mentre una quarta era già stata restaurata forse per essere immessa sul mercato clandestino. Due le persone denunciate, ritenute responsabili di ricettazione ed impossessamento illecito di beni culturali di proprietà dello Stato.
I Finanzieri ricordano che qualsiasi ritrovamento di tali oggetti deve essere immediatamente segnalato alla Soprintendenza o alle Forze dell’ordine per non incorrere nelle relative sanzioni penali: quei beni sono infatti patrimonio di tutti e non di chi li trova.



























