Ha pagato. Poco rispetto a quanto lo scorso anno era stato condannato a risarcire. Ma grazie alla legge sul patteggiamento contabile ha così chiuso il conto con la giustizia. L’ex sindaco Enrico De Fusco, accusato di aver sperperato 160mila euro del Comune di Pomezia, dando vita a un nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente pubblico composto da esterni privi di professionalità, ha tirato fuori soltanto 36mila euro e ottenuto così, in appello, dalla Corte dei Conti l’estinzione del giudizio. Dopo aver ricevuto un esposto ed effettuato delle indagini, la Procura contabile il 16 novembre 2012 aveva inviato un invito a dedurre a De Fusco, ipotizzando uno spreco di denaro ad opera del primo cittadino. Nel mirino la delibera di giunta del 6 febbraio 2006, con cui era stato modificato il regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Nucleo di valutazione e di controllo strategico, precisando che lo stesso, oltre a dover essere presieduto dal segretario comunale, doveva essere composto da tre esperti «dotati di specifiche professionalità e competenze in materia di controllo di gestione e pianificazione strategica, sia sotto l’aspetto dell’analisi di organizzazione che della gestione economico-finanziaria», componenti che potevano essere tutti esterni. Vennero nominati componenti del Nucleo Raffaele Pierino Gallo, Renzo Fantauzzi e Giuseppe De Luca, a cui sono stati corrisposti, tra il 2006 e il 2012, circa 160mila euro. Gli inquirenti hanno appurato che Gallo è un ragioniere, esperto di reti telematiche, De Luca appuntato dei carabinieri, pensionato e segretario del Pomezia Torvaianica rugby, e Fantauzzi, pensionato che in passato non è mai stato un quadro nelle aziende dove ha lavorato. Nessuna esperienza particolare per il lavoro che erano stati chiamati a svolgere. Per gli inquirenti il denaro dato ai tre è stato uno sperpero di risorse pubbliche. L’ex sindaco, lo scorso anno, è stato condannato a risarcire al Comune di Pomezia le somme, per l’esattezza 159.484 euro. L’esponente del centrosinistra ha però fatto appello e poi chiesta la cosiddetta definizione agevolata del giudizio, un patteggiamento che, pagando una cifra inferiore a quella oggetto della condanna di primo grado, consente di far cancellare anche il processo. I giudici inizialmente hanno dato l’ok al beneficio, chiedendo a De Fusco di pagare 60mila euro. L’ex primo cittadino ha risarcito al Comune 36mila euro e poi sollecitato un riesame della vicenda. La Corte dei Conti, visto che quel denaro superava del 20% quello che in primo grado l’esponente del centrosinistra era stato chiamato a pagare, come previsto sempre dalla norma ha accolto la richiesta di De Fusco e cancellato il giudizio. Dei 160mila euro usciti nelle casse pubbliche ne sono così rientrati meno di un quarto. Oltre 120mila euro per Pomezia sono persi definitivamente.
04/04/2014























