Qui pubblichiamo una parte della lunga intervista, che seguirà sulla prossima edizione. A poco più di un anno dal suo insediamento come Presidente della Regione Lazio, cosa le ha dato maggiore soddisfazione nel suo operato? «Sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto in questi dodici mesi. È stato un periodo di grande impegno da parte di tutti, e ora cominciamo a vedere i risultati del nostro lavoro. Dovevamo provare a ridare dignità e un governo credibile al Lazio. Ci stiamo riuscendo. La Regione che abbiamo ereditato era il simbolo della corruzione, degli scandali e dell’inefficienza. Avevamo 22 miliardi di debiti accumulati. Insomma, un’amministrazione – come scriveva la Corte dei Conti – sull’orlo del default, mortificata da una gestione opaca e lontana da cittadini e imprese. Oggi possiamo dire di aver voltato pagina. In un solo anno abbiamo dimezzato il debito, tagliato più di 70 poltrone, introdotto una spending review che produrrà oltre 200 milioni di euro, senza tagliare i servizi ai cittadini anzi, attuando scelte innovative per migliorarli. Abbiamo pagato circa 4 miliardi di debiti alle imprese. Abbiamo ridotto i tempi di pagamento in sanità da 254 a 150 giorni. Abbiamo approvato in Consiglio 20 leggi, in una regione che in un anno riusciva ad approvarne poco più di una decina. Alcune delle leggi approvate erano attese da decenni, come quella sulla Protezione Civile, datata 1985. In questi mesi abbiamo scelto la strada più difficile, ma anche l’unica credibile: quella del risanamento fondato sulla riqualificazione della spesa pubblica». E cosa la preoccupa di più: le strade, la sanità e il bilancio sanitario, l’occupazione, i rifiuti o altro? «L’emergenza assoluta è la disoccupazione, soprattutto quella giovanile.
Potremo dire di avere cambiato davvero la regione quando saremo riusciti a rispondere alla domanda di futuro dei nostri giovani. Per dare una risposta di sistema a questa emergenza, abbiamo varato un “pacchetto lavoro” da cui ci aspettiamo uno shock positivo sulla capacità dei ragazzi di trovare con più facilità la possibilità di ricollocazione. Dallo sviluppo del progetto europeo “Garanzia Giovani”, per esempio, circa 25mila giovani tra i 15 e i 24 anni riceveranno entro 4 mesi dalla presa in carico da parte dei Centri per l’impiego un’offerta di lavoro adeguata alle loro competenze. Siamo, insieme alla Liguria, l’unica Regione ad aver approvato una delibera ad hoc sui tirocini, abolendo una volta per tutte lo scandalo dei finti tirocini, che erano in realtà vero lavoro, ma non pagato. E poi abbiamo promosso il progetto “Torno Subito”, che garantirà a 300 giovani, in via sperimentale, un periodo di formazione all’estero pagato dalla Regione, con la promessa di tornare a lavorare nel Lazio, portando indietro il bagaglio di competenze acquisito. Opportunità e strumenti attivi che si incrociano e si integrano con le politiche che abbiamo messo in campo su scuola, alta formazione e università, e con la spinta alla nascita di start up. Stiamo facendo un grande investimento sul futuro del Lazio. Naturalmente, anche gli altri argomenti che ha citato richiedono grandissima attenzione, dalla sanità ai rifiuti. Ma niente è più urgente di far ripartire il lavoro e lo sviluppo del Lazio». Segue sul prossimo numero.



























