Il titolo del progetto risulta alquanto curioso perché in realtà sta ad indicare la realizzazione di impianto di Trattamento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati dai quali separare la frazione organica al fine di ottenere un combustibile (il biogas) per alimentare una centrale elettrica. Praticamente, l’impianto prende il gas sprigionato da scarti di cucina, potature, fanghi di depuratori e altri scarti organici. Una produzione di energia che sta in piedi dal punto di vista economico solo grazie ai contributi e agli incentivi statali assegnati alle fonti rinnovabili vere (solare, eolico, geotermico, ecc.) ed ora estesi a questi impianti alimentati a rifiuti e grazie anche alle salatissime bollette fatte pagare ai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti. Ma in realtà si tratta anche di un modo come un altro per rendere definitiva (elegantemente, bisogna riconoscerlo), una servitù territoriale che all’inizio di questa storia pochi hanno intuito potesse essere realizzata. Tipo una famiglia di Casalesi (intesi come luogo d’origine), gli Schiavone, che comprarono 25 anni fa i terreni su cui dovrebbe sorgere proprio l’impianto proposto oggi dalla Ind.Eco.




















