Si è notata la vistosa assenza delle istituzioni locali e regionali perché (a quanto risulta) mai invitate. Segno evidente del fatto che ciò che succede (o viene stabilito altrove che accada) in quell’impianto non è affare della popolazione che lo ospita. Né d’altra parte sembra, a partire proprio dalla costruzione del deposito “provvisorio”, che gli esponenti politici locali si siano affannati nel pretendere spiegazioni. Questo ulteriore edificio realizzato sul sito è una struttura di cui ci siamo occupati per primi fin dall’apertura del cantiere nel marzo di cinque anni fa. È una struttura che, per così dire, chiude la fase “brown field” ed apre la strada allo stoccaggio definitivo dei rifiuti sul posto. Lungo 70 metri e largo 30, l’edificio avrà una capienza di 2.500 metri cubi ed ospiterà i rifiuti con bassa contaminazione radioattiva fino a quando sarà individuato e reso disponibile il deposito unico nazionale.
A quel punto dovrebbe iniziare la fase “green field”. Solo che l’individuazione del deposito unico nazionale, che dovrà essere abbinato ad un fantomatico Parco Tecnologico, oggigiorno è pressoché impossibile da realizzare, visto che non si sa come farlo poiché mancano i criteri scientifici richiesti dal governo. Il Caffè ne ha chiesto conto all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che doveva emanarli entro fine 2013. Nessuna novità. E poi c’è la ovvia avversione della popolazione all’installazione di questo tipo di impianti sul proprio territorio. Ciò vuol dire che sia i rifiuti radioattivi oggi presenti che quelli prodotti nella fase di smantellamento con ogni probabilità resteranno per tantissimo tempo presso gli stessi impianti nucleari nei vari siti in Italia. Se poi si aggiunge il fatto che la centrale di Latina ha caratteristiche costruttive particolari a causa della presenza della grafite che rendono ancor più difficoltosa l’eliminazione totale delle strutture, si comprende come i rifiuti e le scorie radioattive, sia pur condizionate e messe in sicurezza, resteranno lì per sempre. In sostanza accadrà che nel deposito “provvisorio” di Latina verranno collocati tutti i rifiuti radioattivi trattati e condizionati (anche quelli sanitari e di provenienza industriale), mentre la parte più delicata, quella del reattore, non verrà mai smantellata completamente.
Infatti è previsto solo un taglio della sua altezza che lo farà diventare una sorta di tomba di se stesso. A quel punto (cioè tra qualche decina di anni almeno) probabilmente si effettuerà una schermatura visiva con la creazione di una collina artificiale con sopra degli alberi a fini estetici. Poi bisognerà aspettare che il pericolo si allontani da solo con il passare degli anni e dei secoli. Alla fine tutti vivranno felici e contenti. Quando questo avverrà, comunque non lo sa ancora nessuno; neanche quelli della Sogin che si arrabattano tra campi verdi e marroni. L’importante è guadagnare tempo, facendo finta che qualcosa accade.























