Secondo il pubblico ministero, l’imputato avrebbe quindi trasmesso tali documenti alla società che rappresenta gli interessi delle associazioni di produttori agricoli presso l’Unione europea, anche tramite l’Alpo, l’Associazione laziale di produttori agricoli, relativamente al piano operativo 2012. Utilizzando documenti falsi e false rendicontazioni periodiche, avrebbe così richiesto il rimborso di quasi 72mila euro, ottenendo tale somma con due bonifici bancari il 15 febbraio 2013. Una vicenda venuta alla luce dopo un’ispezione compiuta in un’azienda agricola da parte della Regione Lazio. Il titolare dell’azienda ha negato di aver firmato l’impegno a conferire il prodotto all’imputato e ha denunciato quest’ultimo. Il presunto raggiro è stato quindi ricostruito dalla Guardia di finanza di Latina, con una serie di accertamenti che hanno coinvolto anche le Fiamme gialle di Tarquinia e Bologna. I difensori dell’imprenditore hanno però contestato l’intero impianto accusatorio, cercando di smontare l’inchiesta tanto nel merito quanto nel metodo utilizzato. Una vicenda che dovrà dunque essere chiarita nel corso del processo. La prima udienza è fissata, davanti al giudice del Tribunale di Latina, Maria Assunta Fosso, per il prossimo 3 luglio.






















