Una donna di Genzano, 50enne, una lettrice del Caffè ha voluto raccontarci la sua storia che sa di paradossale . La signora Silvia S. scrive Il 23 aprile, mi sono recata presso il pronto soccorso dell’ospedale di Velletri, su consiglio del mio medico di famiglia, visto che avvertivo dalle prime ore della sera dei forti dolori al petto. Pensando ad un principio di infarto, mi sono recata con mio marito al pronto soccorso di Velletri, dove mi hanno preso in cura e fatto tutte le indagini del caso. Dopo qualche ora la dottoressa di turno, in seguito alle radiografie mi dice che dovrà ricoverarmi di urgenza in medicina, per ulteriori accertamenti diagnostici, visto che si evidenziavano alcuni linfonodi ai polmoni. Non mi da scelta, perché non ho tempo neanche per farli privatamente da esterna. Presa da grande ansia vengo ricoverata in medicina, e sto 3 giorni in quel reparto, insieme ad altre pazienti donne anziane in camera, sono anche stata spostata in un altra camera il secondo giorno, in quanto mi è stato detto che serviva la stanza per un isolamento. Io anche se nessuno me lo ha detto, ho sempre indossato mascherina e guanti, personali, portati da mio marito. Nella seconda stanza, dove sono state spostata, vi era una donna anziana, che non potrò mai dimenticare i suoi occhi, rosso fuoco, febbricitante e malandata. Vedendo che a parte le analisi e le radiografie fatte al pronto soccorso qualche giorno prima, non mi facevano più nulla, ho chiesto di essere dimessa immediatamente. In quanto l’ambiente e il trattamento non mi sembravano ottimali ed ero stata presa anche dal panico per vari motivi, vista la situazione. Nonostante venissi sconsigliata ad andare via, mi oppongo, e dichiaro che se non fossi stata messa in dimissioni sarei andata via da sola, anche senza il loro consenso, dei medici del reparto, in quanto non ero sequestrata, ma una paziente insoddisfatta e presa dal panico che voleva rivolgersi ad altra struttura medica di fiducia. Così dopo un lungo tira e mollo vengo dimessa. Faccio tutte le ulteriori ricerche presso un ospedale specializzato di Roma, e per fortuna, non ho nessun linfonodo sospetto, ma solo una calcificazione sub costale, che da tempo si era naturalmente formata, ma niente di grave. Il 6 maggio mentre serena ero a casa con i miei figli e marito a pranzo, a festeggiare la non grave situazione di salute, mi arriva una telefonata della Asl Roma 6, che mi dice che invieranno del personale a casa mia per sottopormi a tampone test covid19, in quanto nel periodo dal 23 al 25 aprile, che sono stata ricoverata all’ospedale di Velletri, nel reparto medicina, si sono verificati diversi casi di coronavirus tra i ricoverati. Tra cui la donna anziana, della seconda stanza dove ero stata spostata, quella con gli occhi rossi e malandata, che non dimenticherò mai in vita mia, povera donna. Così per me ricomincia il calvario, l’ansia, il panico. Due tamponi, in tre giorni, attesa di un altro giorno per il risultato. Alla fine per puro caso, ma anche grazie probabilmente all’uso della mascherina personale e alle protezioni individuali che ho indossato in quei 3 maledetti giorni, non ho contratto il covid19 e sono risultata negativa al tampone nasale faringeo fattomi a domicilio. Due settimane di inferno, che non dimenticherò mai, con questa storia vorrei lanciare solo un messaggio : Medici, infermieri, personale sanitario tutto, siate tutti più attenti e professionali nel fare il vostro importante e vitale lavoro, che apprezzo moltissimo e salva spesso delle vite. E soprattutto ai dirigenti sanitari e ai politici, chiedo di non sottovalutate la virulenza del coronavirus19, fate in modo che i pazienti ricoverati per altre patologie, non vengano in contatto con persone sospette contagiate, come avvenuto nel reparto di medicina dell’ospedale di Velletri . Dove, pur apprezzando gli sforzi di molto personale sanitario, non ho visto in tutti seguire le scrupolose protezioni individuali di cui si parla. A me è andata sostanzialmente bene, ma questa storia da panico continuo la ricorderò per tutta la vita, e l’ho voluta raccontare affinchè non accadano più situazioni simili, sono emotivamente distrutta, benchè sono sempre stata una donna forte e determinata, immunodepressa per altre patologie, come avevo detto anche ai medici dell’ospedale veliterno . Ospedale che andrebbe sicuramente sistemato meglio, dandogli più valore, aumentando il personale, i servizi, i reparti specializzati e soprattutto aumentata la sicurezza personale, ho saputo poi dagli organi di informazione dei molti contagi all’interno della struttura e sono molto dispiaciuta per questo, mi auguro che nessuno abbia pagato a caro prezzo queste situazioni e che le persone che hanno contratto il covid19 tra pazienti e sanitari stiano tutti bene. Da qualche giorno ho ripreso a lavorare, da casa e sto uscendo da quel tunnel di panico in cui ero finita. Silvia S.
19/05/2020






















