Questo è quanto i Carabinieri del reparto Territoriale di Aprilia hanno scoperto nel corso di lunghe e meticolose indagini culminate il 10 dicembre con la denuncia a piede libero di 11 cittadini rumeni, dei quali solo cinque senza precedenti di polizia, per il reato di “favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in concorso”. Il blitz è scattato a Campoverde, vero quartier generale della banda, ma anche a Guidonia dove i rumeni avevano altri interessi. Nello specifico, altre donne da far prostituire e quindi da sfruttare.
Tutti sono ritenuti responsabili di aver, in concorso, favorito la prostituzione di 12 connazionali, sfruttandole economicamente.
Nel corso delle indagini è stato accertato che alcune donne, oltre ad essere dedite al meretricio, pretendevano dalle restanti ragazze il pagamento di euro 30 giornaliere per l’occupazione delle aree gestite ad Aprilia ed a Guidonia da solo due degli rumeni denunciati. Sempre a loro veniva versato il denaro frutto del “lavoro” delle ragazze. Non solo pagamento in contanti, ma anche trasferimenti di denaro tramite Western Union. Come detto, le ragazze garantivano singolarmente guadagni settimanali di 2.000 euro circa.
Curiosa l’imposizione di questa “Tosap”, una vera e propria tassa sull’occupazione delle piazzole. La banda si era divisa i compiti in maniera strutturata: c’era chi si occupava delle ragazze e, tra le ragazze stesse, alcune avevano ruoli gerarchicamente maggiori rispetto alle altre. Tanto da fungere anche da esattrici di questa specie di “Tosap” per prostituirsi in strada.
L’ordinanza anti prostituzione emessa dal Sindaco di Aprilia, se da una parte ha fatto da deterrente per le lucciole che lavorano “in proprio”, sembra purtroppo non aver fino in fondo scalfito le organizzazioni criminali, che invece continuano i loro affari.






















