Daniele Filipponi: Detassare le imprese è l'unica strada percorribile

SALARIO MINIMO, ecco la posizione di Fenimprese Pomezia

Parliamo di salario minimo, un tema molto sentito che in questi giorni è diventato l’argomento principale nelle discussioni politiche. E lo facciamo con uno dei massimi esperti in materia di consulenza imprenditoriale, il dott. Daniele Filipponi, Presidente di Fenimprese Pomezia.
Abbiamo posto una serie di domande che aiuteranno i nostri lettori a comprendere meglio il tema in questione.


Come mai d’un tratto il salario minimo è diventato il tema caldo di questa settimana?
“La Germania ha annunciato che dal 1° ottobre verrà garantito un salario minimo pari a 12 euro l’ora. Con il salario minimo si garantisce uno stipendio decoroso ai lavoratori. Sono anni che se ne discute in Italia, con proposte sempre arenate di chi doveva deciderne definitivamente l’approvazione. Nei talk televisivi si tende a fare molta confusione sul tema ed è bene fare chiarezza: l’Europa non sta imponendo nulla all’Italia, non siamo obbligati ad allinearci ad una politica salariale di altre nazioni più virtuose della nostra. È comunque un fatto che ad oggi, retribuzioni e salario minimo, inflazione e potere d’acquisto, cuneo fiscale e precarietà sono i tavoli aperti ai quali il Ministero del Lavoro dovrà trovare la quadra tra fondi statali, posizioni dei sindacati e richieste degli imprenditori.”


Perché l’Italia non è ancora riuscita a definire una proposta concreta?
“Il problema che non si vuole affrontare può essere sintetizzato con questo semplice assunto: per garantire una politica salariale decorosa, uno dei primi passaggi fondamentali è quello di sostenere ed incentivare le aziende, soprattutto le micro, piccole e medie imprese. Se si vuole innalzare esclusivamente il salario senza avviare una seria detassazione alle imprese, il rischio evidente è che l’imprenditore decida di fermarsi o peggio, di trasferire all’estero la propria attività. Una situazione ben nota, che abbiamo osservato per anni, nella quale l’opinione pubblica è stata indotta a credere che il trasferimento di un’azienda all’estero fosse dettato da una decisione dell’imprenditore di aumentare i propri guadagni. Molto spesso, purtroppo, si è invece trattato di scegliere di far sopravvivere un’azienda che in Italia, con una pressione fiscale tra le più alte al mondo, sarebbe certamente fallita.”


Quale potrebbe essere la soluzione?
“Utilizzare lo strumento dei contributi una tantum, oltre a generare costi esorbitanti per le casse dello Stato, non rappresenta una politica costruttiva e lungimirante. Per risolvere il problema si deve necessariamente passare attraverso la riduzione del cuneo fiscale. L’intervento genererebbe un meccanismo attraverso il quale le imprese andrebbero a pagare meno tasse sui lavoratori, riuscendo così ad aumentare il netto nelle buste paga corrisposte ai propri dipendenti. Per intervenire in modo corretto, andrebbero presi in considerazione anche i CCNL ormai da tempo scaduti e non ancora rinnovati. Secondo le stime del CNEL, i contratti collettivi nazionali di lavoro scaduti sono 516, sono pari al 62% del totale e si riferiscono quasi ad otto milioni di lavoratori, pari al 59%. È evidente come questa sia l’occasione per rinnovare il sistema lavoro da tutti i punti di vista, intervenendo in modo trasversale su tutte le parti in gioco. Stiamo assistendo a una fase storica di transizione, ricca di cambiamenti, nella quale s’inserirebbe perfettamente un radicale cambio di prospettiva a favore del lavoro e di tutti gli attori in gioco. Ora è il momento di innescare un volano straordinario, necessario per risollevare il Paese anche in vista dell’enorme boccata d’ossigeno rappresentata dal PNRR. Mi auguro che la demagogia e le finte promesse di un lavoro garantito non diventino il leitmotiv della campagna elettorale da qui al 2023; il mio auspicio è che l’attuale Governo sia fedele allo spirito con il quale si è insediato, ossia l’esclusivo interesse della Nazione, e che possa finalmente inaugurare una stagione di cambiamenti che ci renderanno finalmente competitivi. A vantaggio di tutti, lavoratori e imprenditori.”

Daniele Filipponi Presidente Fenimprese Pomezia
Daniele Filipponi Presidente Fenimprese Pomezia

Fenimprese Pomezia

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14/06/2022
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