Dall’indagine è emerso che il trentaquattrenne stava operando senza le necessarie autorizzazioni e che nel sito era stata creata una discarica non autorizzata di rifiuti non pericolosi e biodegradabili. «Sebbene titolare di autorizzazione per raccolta, trasporto, operazioni di recupero e compostaggio di rifiuti biodegradabili – spiega il comandante della Capitaneria di porto di Torvaianica, Giuseppe Falato – il trentaquattrenne in realtà aveva stoccato i rifiuti su un’area priva di impermeabilizzazione e posta a una distanza tra i 60 e i 100 metri dai pozzi Laurentini che alimentano la popolazione locale, e inquinati. Area sulla quale eseguiva mera attività di messa in riserva, senza alcuna comunicazione, né vi svolgeva alcuna attività di recupero dei rifiuti ai fini del compostaggio». Il sequestro, quindi, è stato deciso anche per verificare l’impatto ambientale sulle falde acquifere vicine. Il sito infatti utilizza un pozzo privato interno, che si trova a poche decine di metri dai pozzi che servono Ardea e, in parte, Torvaianica e che ora sono oggetto di nuove analisi per verificare i livelli di inquinamento delle acque, sia a monte (dove già in passato sono state trovate tracce di inquinamento) che a valle delle vasche di trattamento in cui viene depurata l’acqua che arriva nelle case.





















