In totale la Postale ha sequestrato 26 smartphone, sette computer portatili e 18 hard disk con una capacità di 10 terabyte. Gli scambi di immagini proibite avvenivano attraverso un’applicazione di messaggistica per smartphone legale, che però era utilizzata come piazza virtuale mascherando la propria identità servendosi di connessioni libere in strada o accedendo al wi-fi di persone ignare. Gli investigatori hanno quindi analizzato 15mila connessioni per individuare la rete di presunti pedofili, appurando anche che, prima di arrivare alla “stanza” per lo scambio di materiale, era necessario attendere il permesso da parte di altri membri che avevano segni distintivi per essere riconosciuti nella comunità. In manette, oltre all’apriliano, altri tre indagati, tutti trovati in possesso di quantitativi ingenti di materiale pedopornografico. E altre 18 persone sono state indagate a piede libero, in un giro di scambi che avrebbe riguardato oltre 20mila immagini tra video e foto pedopornografici. Molti degli indagati sono inoltre risultati avere precedenti per lo stesso tipo di reato. A dare il nome all’inchiesta è stato invece il nome della provincia centro-orientale del Canada dove si è sviluppata parte dell’indagine in stretta collaborazione con i colleghi italiani del compartimento polizia postale e delle comunicazioni per la Lombardia.






















