Da qui la richiesta avanzata alla Regione, cui spetta l’ultima parola sul dimensionamento provinciale, di rivalutare la fusione con il liceo classico e di salvare il Polo scongiurando la scissione del liceo artistico dall’istituto d’arte di Priverno. Il tutto anche per esplorare le potenzialità di un segmento di istruzione fortemente legato alle caratteristiche culturali del paese e del territorio regionale e provinciale, in una prospettiva di sviluppo che fa leva sull’idea di dotare in futuro il territorio di un più ampio Polo delle arti costituito dai tre licei artistico musicale e coreutico. L’istituto di via Giulio Cesare ha discusso di tutto questo nel corso di un convegno lo scorso 9 dicembre, cui erano stati invitati anche Enrico Forte ed Eugenio Patanè in rappresentanza della Regione. Nessuno dei due esponenti ha partecipato all’incontro, impegni di bilancio è stata la giustificazione per la loro assenza. Non è un buon segnale, ma dalla scuola si dicono fiduciosi sulla possibilità di un ripensamento e su una più attenta riflessione svincolata dalla logica dei tagli orizzontali che ieri come oggi governa le politiche scolastiche.
Latina, ridimensionamento scolastico
Accorpamento al classico, i ragazzi del liceo artistico dicono “no”
La posizione del liceo artistico non è cambiata dallo scorso anno: l’accorpamento al classico Dante Alighieri, confermato nel nuovo piano provinciale, snatura un indirizzo unico nel suo genere, convogliarlo ad un altro in un’ottica di risparmio e contrazione di costi vorrebbe dire privarlo della sua identità e specificità. Per questo l’istituto di via Giulio Cesare ha chiesto alla Regione di riconsiderare la decisione della Provincia per mantenere invece l’autonomia del Polo artistico, nato nel ’96 dall’unione del liceo di Latina con l’istituto d’arte Baboto di Priverno. «Conservare l’autonomia – spiega la dirigente scolastica del Polo Loretta Tufo – diventa importante proprio per la peculiarità della scuola, atipica per offerta formativa, orari ed organizzazione. E importante lo è anche a fronte dell’aumento di iscrizioni registrato negli ultimi anni: i ragazzi in entrata sono passati da 85 a 130 e le classi prime del liceo da quattro a sei». Il Polo andrebbe salvato anche nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione che pone tra i principi fondamentali lo sviluppo della cultura e la tutela e salvaguardia del patrimonio storico e artistico del paese. «La scuola – aggiunge la preside – offre sbocchi lavorativi che vanno dall’architettura alla scenografia passando per il design, la grafica e la lavorazione di metalli e tessuti. Forma professionisti che possono contribuire alla promozione della cultura e alla difesa del patrimonio culturale italiano».
19/12/2013
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